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SCENARIO 20 Giugno Giu 2016 1350 20 giugno 2016

M5s Roma: Raggi e le strategie dopo la vittoria

La prima mossa di Virginia? Fare melina e continuare ad attaccare il Pd. L'obiettivo è monetizzare il successo, in vista del referendum di ottobre.

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Virginia Raggi e Alessandro Di Battista festeggiano la vittoria.

Passate l'ubriacatura, l'emozione, e pure le lettere del marito e i cori che invitano Giachetti a tuffarsi nella sua piscina (vista la polemica sui famosi casaletti) quale sarà il primo atto da sindaco di Virginia Raggi?
«State con noi e lo scoprirete», aveva detto sorridente durante l'ultimo confronto a Bersaglio Mobile.
«Stiamo scrivendo la storia», ha esultato dopo il risultato e dopo aver celebrato la vittoria con Davide Casaleggio, Beppe Grillo e alcuni parlamentari 5 stelle. «Da oggi e per i prossimi cinque anni è responsabilità di tutti. È stato un risultato oltre ogni aspettativa. Sarà dura, sappiamo come è Roma, ma abbiamo un programma pazzesco, lo abbiamo scritto con i cittadini». Quindi?
«IMMOBILISMO FINO A OTTOBRE». «Quindi immobilismo fino a ottobre», scherza con Lettera43.it un attivista M5s romano.
Una battuta che, però, potrebbe nascondere una mezza verità.
«Al Campidoglio», continua, «saranno approfonditi gli studi sulla situazione lasciata dalle Giunte precedenti». E poi si vedrà dove e come agire.
Insomma, studiare le carte e i bilanci accuratamente. Addossando le responsabilità «a chi c'era prima», in modo da continuare la campagna elettorale fino alla fine dell'estate. Quando si apriranno le danze per l'altra sfida: quella del referendum costituzionale.
IN CAMPAGNA CONTRO RENZI. Roma e Torino insomma non sono punti di arrivo per il M5s ma di partenza e l'obiettivo è uno: fare cadere il governo e Matteo Renzi che ha legato a doppio filo la sua permanenza in politica alla consultazione.
E che tra l'altro esce con le ossa rotte dalle Comunali: non c'è storytelling o Beppe Sala che tengano.
Non a caso Alessandro Di Battista, pubblicando su Twitter una foto con Raggi, Luigi Di Maio e Carla Ruocco, ha esultato con un «E adesso iniziamo. #coRAGGIo».


Raggi e i suoi, quindi, potrebbero fare melina. Il condizionale è d'obbligo, perché al momento siamo a livello di strategia.
Sarà infatti difficile giustificare ritardi eccessivi quando un consigliere pentastellato vicino a Raggi e in odore di poltrona da vicesindaco come Daniele Frongia ha pensato di consegnare «documenti inediti» sugli sprechi capitolini alle stampe.
Ma la tentazione di continuare a insistere sulla pessima gestione dem di Roma, passando in cavalleria su quella di Gianni Alemanno come fatto in campagna elettorale, in modo da monetizzare la valanga di consensi conquistati, c'è.
TORINO AL LAVORO. Nell'altra capitale grillina - Torino - l'atmosfera che si respira è diversa.
Un po' perché Chiara Appendino è più autonoma rispetto alla collega romana. Un po' perché, fanno sapere dalla città della Mole, «più o meno i conti li conosciamo».
Senza contare il fatto che Torino non è Roma. E che la Giunta Fassino ha lasciato le casse sostanzialmente in buone condizioni.

La priorità? Formare e coordinare i nuovi eletti

Nella Capitale, a dover agire - e pure velocemente - è l'esercito di eletti pentastellati nei Municipi.
Persone in molti casi senza la minima esperienza, «né a livello istituzionale né come portavoce». E che non hanno gioco forza potuto dimostrare la propria «affidabilità politica».
Per evitare nuove ondate di espulsioni, è il ragionamento, è necessario mettere in piedi iniziative di formazione e creare un coordinamento efficiente. Tra Municipi e con il Campidoglio.
LA CARICA DEI NUOVI ATTIVISTI. La vittoria di Virginia Raggi, poi, ha rilanciato l'immagine del M5s.
Gli attivisti storici sono stati presi d'assalto da facce nuove, magari semplici iscritti, che galvanizzati dall'impresa ora vogliono partecipare concretamente.
«Il risultato li ha resi maggiormente disponibili all'impegno», racconta un grillino della prima ora. «Dopo le Amministrative del 2013 facevamo riunioni in una quindicina di persone, dopo le dimissioni di Marino eravamo raddoppiati, in campagna elettorale eravamo diventati una sessantina. All'ultima riunione prima delle elezioni non siamo riusciti ad entrare nella sala: noi 'storici' fuori e la sala piena di gente nuova...».
Il rischio però che tra gli entusiasti si nascondano arrivisti pronti a salire sul carro del vincitore esiste. Un'eventualità a cui i pentastellati senior sono vaccinati, dicono.
GLI EQUILIBRI DELL'ELETTORATO. Vero è che questa ondata di nuovi grillini potrebbe alterare gli equilibri dell'elettorato pentastellato.
Come accaduto a Milano dopo la presa di Parma da parte di Federico Pizzarotti.
«La Base milanese era composta da delusi della sinistra», ragiona un ex attivista. Poi quando il M5s ha cominciato a vincere, e a rappresentare una alternativa reale, si sono uniti gli ex elettori di centrodestra.
Cambiando - parzialmente - il volto del Movimento meneghino incantato dal modello di «Rudolph Giuliani» (cit. Gianluca Corrado).
A Roma, dopo la sconfitta del tandem Giorgia Meloni e Matteo Salvini e dello stesso progetto di Alfio Marchini sostenuto da Francesco Storace, il M5s potrebbe rappresentare un nuovo approdo.
Eia eia, onestà?


Twitter @franzic76

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