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POLITICA 20 Giugno Giu 2016 1944 20 giugno 2016

Milano, i complessi equilibri della giunta Sala

Una settimana per trovare la squadra. Per metà sarà a trazione arancione. E il resto? Da Pogliani a Gallizzi, tutti i nomi.

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Beppe Sala festeggia la vittoria elettorale su Stefano Parisi.

«Ha vinto Milano, ha vinto il modello ambrosiano».
Lo dicono tutti nel Partito Democratico meneghino a poche ore dall'incoronazione di Giuseppe Sala a sindaco.
E lo sottolineano anche per rimarcare le distanze dal segretario del Pd e presidente del Consiglio Matteo Renzi, perché secondo le previsioni la nuova squadra palazzo Marino diretta dall'ex amministratore delegato di Expo 2015 sarà per metà a trazione arancione, come la vecchia giunta Pisapia, con spunti innovativi, slegati dalle logiche dei partiti e con una forte presenza femminile.
Eppure i nodi da sciogliere sul tappeto sono molti.
TANTE ANIME DA ACCONTENTARE. Ci sono da rispettare gli equilibri delle formazioni politiche che hanno contribuito alla vittoria dell'ex city manager di Letizia Moratti, ex sindaco di centrodestra che si è complimentata per la vittoria. E non sarà facile, dal momento che bisognerà coniugare una squadra intorno al sindaco, in arrivo appunto da un mondo più azzurro che rosso, con una sinistra che si è rivelata decisiva all'ultimo miglio e quei pochi renziani che vorrebbero in qualche modo dire la loro nella prossima amministrazione.
Che abbia vinto Milano, e non Renzi, lo scrivono persino quelli che vengono considerati i milanesi più vicini al presidente del Consiglio. Lo sostengono di fondo anche gli acquisti in zona Cesarini della campagna elettorale del centrosinistra, come Basilio Rizzo, ex di Rifondazione Comunista che alla fine ha appoggiato il candidato dopo una corsa solitaria al primo turno.
IL CAMBIO DI GIOCO VINCENTE. «Sala ha saputo cambiare il gioco, è stato bravo nelle ultime due settimane a portare in squadra un magistrato, Gherardo Colombo, che ha intercettato il vecchio voto girotondino e Marco Cappato dei Radicali. Lo stesso Pd negli ultimi giorni si è allargato molto rispetto al primo turno», spiega Roberto Caputo, anima socialista del capoluogo lombardo e candidato nelle liste piddine.
Sala in conferenza stampa si è dato una settimana di tempo per mettere a punto la giunta comunale. Ha tenuto le distanze con diplomazia dall'esecutivo («Non so se ho salvato il governo») e ha capito che per governare la città dovrà trovare il giusto equilibrio. Per questo sarà interessante capire chi avrà con sè in squadra, nel suo gabinetto politico, tassello fondamentale per poter gestire questi prossimi cinque anni in totale tranquillità.

Pogliani, Arditti, Gallizzi: i nomi per il gabinetto politico

Da sinistra Giuseppe Sala (di spalle), Giuliano Pisapia e Matteo Renzi.

Qui i nomi sono tre. Marco Pogliani che dovrebbe diventare responsabile della comunicazione di palazzo Marino.
Poi c'è Roberto Arditti, ex giornalista di Porta a Porta, che potrebbe diventare capo di gabinetto. Infine, Stefano Gallizzi sarebbe in pole position per un posto da portavoce, dopo l'esperienza in Expo 2015.
C'è sempre un condizionale di mezzo. Anche perché a capo del gabinetto c'è chi vorrebbe magari un politico milanese o comunque con una certa esperienza in città.
E i nomi qui si sprecano, come quello di Sergio Scalpelli, ex assessore con la giunta di Gabriele Albertini, oppure Carlo Cerami, l'avvocato ex dalemiano, oppure ancora Massimo Ferlini, ex presidente della Compagnia delle Opere, vicino a Comunione e Liberazione, ma con un passato nel Partito Comunista.
UNA SQUADRA ANCORA DA PLASMARE. Se la squadra intorno a Sala è quindi ancora da plasmare, più intricata è la matassa della giunta, con una girandola di nomi per il posto da vicesindaco, da Ada Lucia De Cesaris, ex assessore all'Urbanistica con Pisapia, fino a Cristina Tajani, ex assessore alle Politiche per il Lavoro e l'Università.
In ballo ci sarebbe pure Carmela Rozza, già assessore, in pista pure per un assessorato all'Urbanistica o per la presidenza del consiglio comunale.
Da quel che si capisce una parte di giunta Pisapia sarà riconfermata. Tra questi ci dovrebbero essere Pierfrancesco Maran, assessore ai Trasporti, poi Pierfrancesco Majorino, già al Welfare, e Marco Granelli, assessore alla Sicurezza che avrebbe dalla sua parte il sostegno dell'attuale prefetto Alessandro Marangoni.
C'è da soddisfare il Pd, ma anche Sinistra x Milano, la lista rimasta inchiodata al 3,2%.
SPAZIO ALLA SINISTRA DI PISAPIA. Qui per un posto in giunta si fa il nome di Anita Pirovano, coordinatrice di Sel in città: in questo modo potrebbe lasciare un posto in consiglio comunale a Paolo Limonta, il professore amico personale proprio di Pisapia.
Occhio di riguardo poi alla lista civica per Sala che ha avuto quasi il 7% delle preferenze: i nomi sono quelli di Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo della Scienza e della Tecnica, come possibile assessore alla Cultura, ma pure di Alberto Veronesi, figlio del noto oncologo, che però, a quanto trapela, gradirebbe più un posto al Teatro alla Scala.
Poi ci sarà da dare qualcosa anche ai renziani. In pole position c'è Anna Scavuzzo, che avrebbe già rifiutato il posto di capogruppo in consiglio comunale del Pd: dirigere un partito che sembra il vecchio Pds però non sembra proprio essere nelle sue corde.
In queste ore gira pure il nome di Stefano Boeri, ex assessore alla Cultura, detronizzato a suo tempo da Pisapia.
In buona sostanza, dopo un difficile Expo 2015, dopo una battaglia contro Stefano Parisi affrontata fino all'ultimo voto, ora toccherà pure superare quella della giunta. Ma il grosso appare fatto.

Twitter @ARoldering

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