Salasindaco 160620032005
COMUNALI 20 Giugno Giu 2016 0319 20 giugno 2016

Milano, vittoria di Sala e astensione record

Parisi sconfitto: «Ma qui è nata una piattaforma». Il nuovo sindaco dem: «Ripartiamo dalle periferie».

  • ...

Beppe Sala festeggia la vittoria elettorale su Stefano Parisi.

Era il favorito, doveva vincere e ha vinto. Ma è stata tutt'altro che semplice la corsa di Beppe Sala alla conquista di Palazzo Marino. Che alla fine ha battuto Stefano Parisi con uno scarto di tre punti e mezzo e un'astensione record. Quasi un milanese su due ha disertato il ballottaggio.
«Lavoreremo all'insegna del vero spirito ambrosiano», ha promesso il nuovo sindaco di Milano, che ha fatto i complimenti al suo avversario, sottolineando come la loro campagna sia stata all'insegna del fair play in puro stile meneghino.
UNA LUCE PER IL PD. Può finalmente festeggiare il manager prestato alla politica, corteggiato soprattutto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, che solo alla fine dello scorso dicembre ha convinto Sala a candidarsi per la successione di Giuliano Pisapia. Un grosso sospiro di sollievo, in un contesto tutt'altro che roseo per il Partito democratico, che ha perso Roma e Torino.
LA LOTTA CON PARISI. Molto conosciuto in città grazie a Expo, ma non troppo amato dal popolo arancione che aveva ridato nel 2011 la città al centrosinistra, sembrava che lo scoglio delle primarie fosse per Sala il più difficile da affrontare, ma così non è stato. Silvio Berlusconi, infatti, ha trovato il candidato che ha saputo riunire tutto il centrodestra con un profilo molto simile al suo e così quella che doveva essere una facile vittoria è diventata una lotta all'ultimo voto, con il primo turno chiuso con neanche un punto di vantaggio.
SALA SEGNA IL RIGORE. Ma alla fine «il calcio di rigore da tirare a Milano», come lo aveva definito Matteo Renzi, Sala l'ha segnato, aumentando il vantaggio rispetto a Parisi fino a tre punti e mezzo (51,7% contro 48,3%) e ottenendo 264 mila voti, cioè oltre 100 mila in meno di quanti ne aveva presi Giuliano Pisapia. L'affluenza al 51,4% rappresenta il dato più basso di sempre ed è lo specchio di una campagna elettorale che ha coinvolto molto poco la città, un dato di cui Sala non potrà non tenere conto. «Grazie a chi ha creduto in questa vittoria e ha portato a casa un risultato non scontato», ha commentato, «io mi sento portatore di una speranza a Milano e mi sento come chi è riuscito a fare una cosa straordinaria».
OBIETTIVO PERIFERIE. Adesso subito al lavoro. L'obiettivo è «riprendere il nostro programma e cercare di fare in modo che Milano possa avere tutto quello che abbiamo promesso». E poi un a promessa: «Le periferie saranno la nostra ossessione», perché «fra cinque anni vogliamo vedere una città ancora un po' cambiata». Intanto è già entrato a Palazzo Marino, assieme all'ex sindaco Giuliano Pisapia. «È una grande emozione», ha detto Sala, «ma per come sono fatto io sto già pensando alle cose da fare. Altri cinque anni di governo aiuteranno a completare quello che è stato fatto nei cinque anni precedenti».

Parisi: «Non sarò leader nazionale»

Stefano Parisi, da parte sua, ha ammesso la sconfitta: «Il rigore l'hanno segnato loro», ha detto il candidato. Chiarendo che fare il leader del centrodestra a livello nazionale «non è mai stata la mia ambizione». Anche se «è chiaro che a Milano è nata una cosa nuova, con un centrodestra che ha ottenuto un risultato non ottenuto in nessuna altra metropoli. Lavorerò su Milano, ma qui è nata una piattaforma liberale moderata molto importante».
D'altronde, quando a febbraio Stefano Parisi aveva accettato di candidarsi, la partita contro Mr. Expo sembrava disperata. E già il fatto che sia arrivato al ballottaggio, con un distacco al primo turno di 5 mila voti, era un risultato che nessuno si aspettava.
LE BORDATE DI ALBERTINI. Forse anche per questo quando è arrivato all'hotel Mariott, dove era stata allestita una sala per seguire il risultato, è stato applaudito come Rocky alla fine dell'incontro combattuto con il campione del mondo Apollo Creed. Alla fine, infatti, non c'è stato il sorpasso sul suo avversario. E non c'è mai stata una speranza concreta di vittoria. Il primo ad ammettere la sconfitta è stato Gabriele Albertini, l'ex sindaco che aveva portato a Milano il romano Parisi come city manager, e che in questa avventura ha guidato la sua lista civica. Come aveva annunciato per radio la candidatura di Parisi, così ha ammesso per primo la sconfitta. Non senza lanciare bordate ai partiti della coalizione (in primis a Forza Italia) colpevoli di non aver appoggiato la lista di Parisi.
SALVINI POLEMICO. Motivo: gli azzurri avevano paura del sorpasso della Lega. Ma se Albertini pensa che sia mancato un po' di centro per riuscire a vincere, l'ex ministro Ignazio La Russa è dell'idea contraria, cioè che si sia puntato troppo al centro perdendo voti della destra e della lega. E - a conferma che nel centrodestra la situazione è tutt'altro che tranquilla - il segretario del Carroccio Matteo Salvini commenta gelido sulla possibilità che Parisi diventi il nuovo leader della coalizione: «Già basta aver perso, mi sembra sufficiente». Il dato su cui pone l'attenzione Parisi, che non ha ancora sentito Berlusconi, è però quello dell'astensione: metà dei milanesi non hanno votato. E Parisi punta a riconquistare la loro fiducia.

Correlati

Potresti esserti perso