Renzi, debito stabile, non cresce il Pil
ANALISI 20 Giugno Giu 2016 0233 20 giugno 2016

Pd, ora Renzi teme per il referendum

I dem ammettono la sconfitta: più di Roma, pesa Torino. Pur di battere il premier, la destra vota con l'M5s. E l'alleanza può essere letale per la partita di ottobre.

  • ...

Matteo Renzi.

La sconfitta del Partito democratico nelle elezioni comunali del 2016 sta tutta nel voto di Torino, dove la candidata del Movimento 5 stelle Chiara Appendino ha spodestato il sindaco uscente Piero Fassino, avanti di 11 punti al primo turno.
Non che la vittoria di Virginia Raggi sia da sottovalutare, il primo sindaco donna di Roma è sui siti di tutti i giornali del mondo, ma politicamente è per certi versi meno significativa rispetto alla débacle piemontese.
SCONFITTA SENZA ATTENUANTI. Se a Roma gli scandali di Mafia Capitale hanno pesato sul Pd, lo stesso non si può dire per Torino. Nella città di Fassino, l'avanzata del Movimento 5 stelle non si spiega se non con la voglia di cambiamento degli elettori.
E nonostante Matteo Renzi abbia parlato più volte di un voto con valore esclusivamente locale, non si può minimizzare la perdita della Capitale e di una città come Torino.
A salvare il Pd, solo Beppe Sala, che ha conquistato Milano con 264.481 preferenze, pari al 51,70% dei voti.
PER VINCERE, SALA SI È SMARCATO. Perdere anche il capoluogo lombardo avrebbe significato la disfatta totale.
Ma per portare a casa la vittoria, Sala nelle ultime settimane di campagna elettorale si è voluto mostrare più come erede di Giuliano Pisapia che come uomo di punta del Partito della nazione, smarcandosi di fatto dal premier.
Il quale, ora, deve pensare alla partita più importante: il referendum costituzionale, fissato secondo le prime indiscrezioni il 2 ottobre.

Il rischio di M5s e centrodestra uniti

Chiara Appendino festeggia la vittoria.

Su tutti, sono due i dati che balzano agli occhi.
Il primo è che il Movimento 5 stelle è riuscito a vincere in 19 Comuni dei 20 in cui era al ballottaggio.
Il secondo, e il più importante, è che grillini e centrodestra uniti sono troppo anche per Renzi.
Gli elettori di Forza Italia, Lega e di tutti gli altri partiti che compongono una destra ormai sgretolata non hanno alcun problema a votare 5 stelle pur di danneggiarlo. E il risultato di Torino è lì a confermarlo.
Un elemento preoccupante in vista di un appuntamento, quello di ottobre, in cui Renzi per primo ha annunciato di giocarsi tutto.
DELUSIONE AL NAZARENO. Al quartiere generale del Pd nessuno ha voluto mettere la faccia su quello che la direzione ha però ammesso essere un flop: l'analisi dei ballottaggi è affidata a una nota del partito, mentre al secondo piano del Nazareno big e dirigenti (Renzi incluso) masticano amaro e la tensione è palpabile.
Il premier continua a definire il risultato «frastagliato», tale da non poter essere considerato un test nazionale sul governo, ma anche lui ha dovuto riconoscere le sconfitte «senza attenuanti» a Roma e a Torino.
Quindi, ha anticipato la direzione nazionale, prevista per il 27, a venerdì 24, giorno che la minoranza aveva scelto per avviare, nell'analisi del voto, la resa dei conti contro il segretario, da mesi indicato come incapace di gestire il partito e reo di averlo portato su una strada che «oggi», osserva un dirigente della minoranza, «si conferma fallimentare: scegliere Verdini e buttare al mare il centrosinistra è la morte del Pd».
VERSO LA DIREZIONE. Resta da vedere se ora il premier cercherà di compattarlo, evitando che prenda il largo la frangia del no, di chi vorrebbe che la sinistra interna si smarcasse promuovendo comitati per opporsi al referendum.
Pier Luigi Bersani ha detto di non volere la rottura, ma da lunedì chiederà una netta correzione di rotta.
A Renzi la scelta se spegnere o meno il famoso 'lanciafiamme'.

Twitter @apradabianchi

Correlati

Potresti esserti perso