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BALLOTTAGGI 20 Giugno Giu 2016 0232 20 giugno 2016

Torino, quando Fassino sfidava Beppe Grillo

Il sindaco uscente sconfitto a sorpresa da Chiara Appendino. Nel 2009 diceva: «Grillo? Faccia un partito e vediamo quanti voti prende». E nel 2015 provocava l'avversario: «Si segga al posto mio».

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Il risultato più sorprendente dei ballottaggi del 19 giugno è maturato a Torino, dove Chiara Appendino del Movimento 5 stelle ha ribaltato l'esito del primo turno ed è diventata sindaco con il 54,5% dei voti.
Ha fatto il pieno di consensi nelle periferie a Nord della città, dove si concentrano le maggiori criticità sociali, mentre Piero Fassino l'ha spuntata solo nella circoscrizione 1, in pieno centro. Nell'analisi post voto, tornano in mente impietose le parole con cui l'esponente del Partito democratico sfidava Beppe Grillo nel 2009: «Fondi un partito e vediamo quanto prende».


  • Piero Fassino sfidava Beppe Grillo a fondare un partito nel 2009.

E, come se non fosse bastato, il 14 maggio 2015, in polemica con l'allora consigliere comunale Chiara Appendino, la sfidò apertamente: «Un giorno lei si segga su questa sedia e vediamo se poi sarà capace di fare tutto quello che oggi ha auspicato di poter fare».
SVOLTA A TORINO DOPO 23 ANNI. Tutto quello che Fassino aveva predetto si è arrivato, e il Movimento 5 stelle ha ottenuto un successo storico. Torino volta pagina dopo 23 anni di amministrazioni di centrosinistra e Chiara Appendino è sindaco con il 54,56% delle preferenze. «Abbiamo la possibilità di costruire una nuova comunità urbana ma, soprattutto, abbiamo il dovere di ricucire una città profondamente ferita, ricostruendo il rapporto di fiducia tra i cittadini e i loro amministratori», le prime parole della neo sindaca, come ha chiesto di essere chiamata, nella sala stampa del Municipio, accolta dai cori da stadio dei suoi sostenitori. «Siamo pronti a governare la nostra amata città e da domani saremo già al lavoro per servire Torino», ha aggiunto Appendino, ringraziando il predecessore Piero Fassino e tutta la sua squadra «per aver condotto e servito la città in questi ultimi cinque anni».

Fassino fermo al 45%

Piero Fassino, sindaco di Torino.

Il sindaco uscente si è fermato al 45,44% dei consensi con 168.880 voti, 33.884 in meno della sfidante che è più giovane di lui di 35 anni e ha alle spalle un solo mandato da consigliera comunale d'opposizione. «La cosa eclatante di Torino, come rilevano tutti i commenti, è il fatto che la città sia stata ben governata e, nonostante questo, il voto sia andato a favore della nostra avversaria», ha sottolineato Fassino. «È evidente che il centrodestra ha votato in blocco la candidata M5s: era un'occasione troppo ghiotta far perdere il centrosinistra a Torino dopo 23 anni. Questa motivazione ha prevalso sopra ogni altra cosa».
VITTORIA GRILLINA NELLE PERIFERIE. A scegliere la candidata grillina sono state, in particolare, le periferie più difficili del capoluogo piemontese, dove è arrivata fino al 65% dei consensi, mentre Fassino ha prevalso soltanto in centro città. «Abbiamo assistito ad una voglia sempre crescente di mettere in discussione i problemi reali e le criticità rimaste senza risposte di Torino», sottolinea la Appendino ripercorrendo i sette mesi della campagna elettorale. «Ci siamo presentati così come siamo, abbiamo presentato il nostro programma, abbiamo scelto i nostri assessori e i torinesi ci hanno accolto con un rinnovato interesse per la politica e un calore difficili, se non impossibili, da descrivere».
LA MAGGIORANZA IN CONSIGLIO. Appendino, prima donna sindaco da quando c'è l'elezione diretta, potrà contare su 24 consiglieri comunali M5s su 40. «Noi altro non siamo che un piccolo frammento della storia della nostra città. Riceviamo l'eredità di coloro che prima di noi hanno costruito tutto ciò che ci circonda. In questa storia ci sono le vittorie per la nostra libertà, in quell'orgoglioso 1706 impresso sulla nostra bandiera, e ci sono le tante vite di quelle famiglie che, partite da città e paesi distanti, qui sono venute per far crescere i loro figli e costruire il loro futuro. Abbiamo il dovere di custodire questa eredità e lasciarla migliore di come l'abbiamo trovata a chi ci succederà», ha concluso la candidata vincente, «oggi finisce un capitolo della storia di Torino e se ne apre un altro».

Appendino: «Abbracceremo chi si sente solo»

Chiara Appendino, candidata a Torino.

Da Chiara Appendino la volontà di unire la città: «Voglio rivolgermi oggi anche a chi non mi ha votato: Torino è una città divisa in due, ce n'è una parte che si sente sola. Non vogliamo più che sia così, il resto della città dovrà abbracciarla». A Fassino, secondo lei, «è mancata la capacità di ascoltare», un errore che lei non intende fare: «Sarò in costante contatto con la gente».
GIUNTA IN POCHI GIORNI. Poi uno sguardo al futuro, a una giunta da nominare subito senza «perdere neanche un minuto di questo fantastico sogno» e che si riunisca «almeno una volta al mese in diretta Facebook, perché per noi il rapporto con i cittadini è molto importante».
Il taglio col passato dovrebbe essere evidente in altri settori. Tra le partecipate, per esempio, dove Appendino ha invocato le dimissioni dei dirigenti nominati da Fassino: «Credo che chi ha fatto scelte che non condivido, come aumentarsi lo stipendio, dovrebbe fare un passo indietro», ha detto facendo riferimento, in particolare, alla polemica sull'aumento degli stipendi dei nuovi vertici della Compagnia di San Paolo.
«TAV? PORTERÒ LE RAGIONI DEL NO AL TAVOLO». Da affrontare c'è anche lo spinosissimo tema dell'Alta velocità Torino-Lione: «Un sindaco non può bloccare la Tav», ha spiegato Appendino, «quello che farò è portare al tavolo le ragioni del 'no', dialogherò con tutti e ascolterò le ragioni di tutti e se non ci sarà dialogo possibile lasceremo l'Osservatorio. Faremo quello che c'è scritto nel nostro programma, non ci sarà nessun trasformismo. Quello che ha fatto il voto è riaprire un dibattito in città e questo è un bene per tutti a prescindere dagli schieramenti politici».

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