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REFERENDUM 21 Giugno Giu 2016 1400 21 giugno 2016

Brexit, chi è a favore e chi contro in Gran Bretagna

Loach, Osborne, Cameron per il Remain. Ecclestone, Johnson, Caine per il Leave. Come anche 4 ministri frondisti. Imprenditori, attori, politici: gli schieramenti.

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I mercati globali hanno ripreso fiato, le ultime previsioni di Londra danno il sì all'Ue di nuovo in vantaggio (45%) sulla Brexit (42%).
Ma nella corsa del Regno Unito verso il referendum del 23 giugno i sondaggi sono altalenanti: un rush tumultuoso, che ha avuto il suo picco drammatico nell'uccisione della giovane deputata europeista Joe Cox, con interi pezzi della società che si sfidano colpo su colpo.
GUERRA SUL TAMIGI. La Gran Bretagna è spaccata.
Lungo il Tamigi sfilano le cordate per il Leave o il Remain con uno stile molto poco british.
Ma tant'è: Oltremanica ci si straccia le vesti per dimostrare di aver ragione. E non solo Nigel Farage, che della Brexit ha fatto la bandiera del suo Ukip.
REGNO UNITO SPACCATO. Favorevole a mollare gli ormeggi sono anche un nutrito drappello di conservatori di David Cameron (inclusi diversi suoi ministri) e un paio di laburisti ribelli.
Star e personaggi del jet set si sono divisi. Tra gli imprenditori e i finanzieri c'è chi dice che la Brexit sarebbe la catastrofe, per altri è invece la salvezza.
Anche la stampa e i media nazionali litigano se restare o meno tra i 28 Stati membri dell'Ue.

Murdoch in mezzo al guado

Rupert Murdoch.

L'esito del voto è aperto. Non a caso una vecchia volpe come Rupert Murdoch si tiene sul chi vive: un colpo al cerchio e uno alla botte.
Il tycoon ha prima mandato il suo tabloid Sun all'arrembaggio per il Leave, trattenendo però il paludato Times ancorato sul Remain.
IL TYCOON NON SI ESPONE. Indipendenza anglosassone ma anche tanta convenienza politica: personalmente, il patron di Sky ha dichiarato di non avere «ancora maturato una convinzione precisa sulla Brexit».
Murdoch, alla fine, starà con chi gli farà far soldi.
CAMERON NON SI DIMETTERÀ. Quanto al premier Cameron, se da un lato ha scomodato Churchill e la sua lotta contro Hitler per misurare la sua battaglia del 2016 per «restare nell'Ue», dall'altro ha affermato che, casomai dovesse vincere la Brexit, lui resterà a capo del governo, tenendosi buoni i ministri euroscettici e la metà del Paese.

Pro Brexit l'ex sindaco di Londra, ministri, anche sindacalisti

Con Cameron, tra i Tory, sono schierati il suo cancelliere George Osborne e la maggioranza del partito.
Poi la gran parte degli avversari del Labour e la sinistra indipendentista scozzese, primo ministro Nicola Sturgeon in testa.
Ma l'inquilino di Downing Street deve vedersela con i ministri del Lavoro Priti Patel, del Welfare Iain Duncan Smith, dei Trasporti Theresa Villiers e della Cultura John Whittingdale, tutti conservatori frondisti.
L'ESERCITO DEI FRONDISTI. Pro Brexit convinti sono anche figure di punta come il segretario alla Giustizia e lord cancelliere Michael Gove e il segretario al Lavoro Jack Taylor.
E che dire del popolarissimo ex sindaco conservatore di Londra Boris Johnson, contrario alla provocazioni più estreme di Farage ma deciso a uscire dall'Ue perché «nessuna sua autorità viene rispettata o compresa»?
Dalla parte del Labour vogliono invece rompere con Bruxelles i deputati Kate Hoey e John Mann. E con loro sta nientemeno che il leader del Sindacato dei Trasporti ferroviari e marittimi (Rmt) britannico Mick Cash, refrattario alle direttive Ue per privatizzare i servizi.

La Finanza per l'Ue. Gli imprenditori per la Brexit

Il governatore della Banca centrale inglese Mark Carney ha paventato il disastro con un'uscita repentina dall'Ue: «A breve termine per me si avrebbe un impatto negativo sull'inflazione e la crescita».
Con lui si sono posizionati anche il capo del colosso finanziario inglese Hsbc (primo istituto di credito europeo) Douglas Flint nonché il ceo di RyanAir, Michael O'Leary, per il quale ci sono «davvero poche ragioni sensate per lasciare l'Unione europea».
Poi però i capi di note e grandi compagnie nel settore del trasporto internazionale di merci come Bill Dixon Haulage o Brian Yeardley sposano senza batter ciglio la Brexit.
«SIAMO SU UN TITANIC». Senza i lacci dell'Ue, stimano quest'ultimi, il business inglese sarà libero di crescere più velocemente e di espandersi nei nuovi mercati, creando nuovi posti di lavoro.
Anche lo stimato economista Gerard Lyons, consigliere dei politici e opinionista di lungo corso, è dello stesso avviso e afferma drastico: «L'Ue è come il Titanic, possiamo restare a bordo oppure salire su una scialuppa».

Media divisi. Attori, musicisti e intellettuali in campo

L'opinione pubblica viene sballottata dalle campagne dei media pro o contro la Brexit: difficile azzardare chi prevarrà.
Il Sun ha, come detto, cavalcato l'onda scissionista di Farage con il titolo BeLeave in Britain (credi nella Gran Bretagna), imitando gli anti-Ue Daily Mail e Daily Telegraph.
ECCLESTON PER IL LEAVE. Il Times però è per restare nell'Ue, come lo sono il Guardian e il Financial Times.
Personaggi popolari del calibro di Bernie Ecclestone, discusso patron della Formula 1, e l'ex capitano di cricket sir Ian Botham, entrambi fan della Brexit, sono pure considerati grandi influencer. Ma anche diversi altri inglesi dello star system si sono sentiti in dovere di buttarsi nella mischia, pro patria, a dire la loro.
LAW CONTRO CAINE. L'attore Jude Law ha messo in guardia i suoi fan dal «salto nel buio», mentre il collega Michael Caine, colonna della cinematografia britannica, non vuole più «diktat dagli euroburocrati».
Sul fronte opposto, il regista palma d'Oro a Cannes Ken Loach, per l'Ue a spada tratta.
L'ultima star ad aver frenato sulla Brexit, spaventato dal testa a testa nei sondaggi, è il musicista inglese Brian Eno che, con un moto di coscienza, ha scritto un lungo post su Facebook invitando i connazionali alla prudenza.

Twitter @BarbaraCiolli

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