Brexit: a Londra 57% vuole restare in Ue
ESTERI 21 Giugno Giu 2016 1806 21 giugno 2016

Gran Bretagna, 40 anni fa il primo referendum sull'Europa

Nel 1975 un'altra consultazione: allora era per stare nella Cee. Analogie e differenze.

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Anche allora la domanda era secca: «Credi che il Regno Unito debba rimanere nella Comunità europea?».
A distanza di 40 anni dal referendum del 5 giugno 1975, quando i britannici decisero a larga maggioranza di restare nella Cee, ci risiamo: i sudditi di Elisabetta sono chiamati di nuovo a mettere una croce, in un senso o nell'altro, sul loro controverso rapporto con l'Europa.
PRIMO REFERENDUM DEL REGNO. In realtà accanto alle analogie, non mancano i contrasti tra il voto di giovedì 23 e quel primo referendum nazionale nella storia del Regno che si concluse col trionfo del 'sì' a Bruxelles: 67% contro 33%. La consultazione popolare sulla Comunità economica europea, da cui poi è nata l'Unione, venne indetta dall'allora premier laburista, Harold Wilson. Come l'attuale primo ministro conservatore, David Cameron, era stato da poco rieletto ma nel suo partito c'era una ribellione in corso, che ricorda quella che oggi scuote i Tory.
QUANDO IL LABOUR ERA SPACCATO. Se adesso l'euroscetticismo si annida soprattutto a destra, allora a essere davvero spaccato sulla questione europea era infatti proprio il Labour: e i paladini del 'no' si concentravano nella sinistra interna, con numerosi e importanti esponenti dell'esecutivo, come il ministro dell'Industria pro tempore Tony Benn, decisi a proteggere l'economia nazionale contro il «miraggio del mercato comune». Un po' come Cameron, anche Wilson pensava che un referendum (peraltro promesso in campagna elettorale) sarebbe stato l'unico modo per risolvere i dissidi interni al suo partito e le divisioni nell'opinione pubblica. E come Cameron - dopo essere stato per anni sensibile agli argomenti euroscettici - provò a spianarsi la strada verso la svolta attraverso un negoziato con Bruxelles volto a garantire, accanto a qualche concessione cosmetica, uno 'status speciale' a Londra.
TORY IN VERSIONE EUROPEISTA. Ci sono però anche molte differenze fra la situazione di oggi e quella di 41 anni fa. Fra le più macroscopiche il fatto che all'epoca i conservatori erano in gran parte 'europeisti' - era stato un Tory, il premier Edward Heath, a traghettare l'isola nel club europeo - se non altro perché attratti dalle prospettive di arricchimento del Paese all'interno del mercato comune. Fra loro c'era Margaret Thatcher, da pochi mesi prima leader donna di partito, che fece campagna attiva in favore della Cee: arrivando a posare - proprio lei, futura bestia nera dei partner continentali - in una storica fotografia in cui indossava un maglione con le bandiere dei Paesi europei.

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