Movimento Stelle 160621111201
INTERVISTA 21 Giugno Giu 2016 1100 21 giugno 2016

M5s, perché l'onda può mettere in crisi l'Europa

L'euroscetticismo a 5 stelle preoccupa Bruxelles. «Austerità, migranti e sovranità limitata: l'Ue è vista come il problema», dice l'analista Grevi. «E con la Brexit...».

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da Bruxelles


«Siamo sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Da oggi tutti sanno che in Italia il Movimento 5 stelle è l'alternativa di governo al vecchio establishment».
Così ha scritto il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio sulla sua pagina Facebook per celebrare il successo alle elezioni amministrative 2016.
I grillini si trasformano in rottamatori, consapevoli di essere gli unici vincitori di questa tornata elettorale che ha segnato una sconfitta importante per il Partito democratico, in particolare a Roma e a Torino, e riconfermato la débâcle per il centrodestra, battuta anche a Milano.
SULLE PRIME PAGINE STRANIERE. Un risultato che non è sfuggito Oltralpe: alla pentastellata Virginia Raggi, la prima donna sindaco di Roma, Le monde ha dedicato l'apertura del giornale, definendo la sua affermazione «storica»; la Bbc ha preferito parlare più di un «voto di protesta»; il Financial Times e il Frankfurter Allgemeine Zeitung si sono concentrati sulla «sconfitta di Renzi», mentre il Times ha relegato il risultato a una «vittoria populista».
Nessuno in Europa è rimasto comunque indifferente a quello che potrebbe segnare l'inizio di una nuova ondata euroscettica, capace di cambiare il volto non solo dell'Italia, o del Regno Unito dove il 23 giugno 2016 il popolo britannico è chiamato a scegliere se rimanere o no nell'Unione europea, ma anche della Spagna.
MENO FIDUCIA NELL'EUROPA. Nelle seconde elezioni dell'anno, il 26 giugno, la coalizione Unidos-Podemos potrebbe arrivare a un passo dalla maggioranza assoluta di un governo di sinistra in alleanza con il Psoe.
E dettare una linea ben diversa da quella seguita sinora dai partiti tradizionali. Molto più populista ed euroscettica.
Cambiamenti politici che secondo Giovanni Grevi, senior fellow a Bruxelles del think tank European policy center, «segnano una flessione della fiducia nell'Europa e nella capacità delle classi dirigenti nazionali di trovare soluzioni europee che apportino benefici a livello nazionale più tangibili e diretti».


  • Supporter del Movimento 5 stelle e, nel riquadro, l'analista Giovanni Grevi.


DOMANDA. Il successo elettorale del M5s è il vaso di Pandora dell'Ue?
RISPOSTA. Questo risultato non è altro che una ulteriore indicazione della delusione crescente di ampi strati di elettori rispetto alle élite e ai partiti politici tradizionali. Che oggi purtroppo vengono identificati con l'approcio all'integrazione europea.
D. Le responsabilità sono nazionali, ma ricadono su Bruxelles?
R.
C'è un cambio di paradigma: se in molti Paesi, tra cui l'Italia, l'Europa era vista come il vincolo esterno che consentiva una evoluzione positiva, un senso di progresso, oggi questo sembra venir meno.
D. Perché?
R. Dai problemi a livello locale si finisce con il mettere in dubbio il valore aggiunto dell'Europa in termini di prosperità, sicurezza economica, sociale, identitaria. Si arriva all'identificazione dell'Ue come il problema.
D. A Bruxelles, quindi, sono già preoccupati per la tenuta del governo Renzi?
R.
Il segnale è chiaro: la sua capacità di leadership è stata intaccata. Ma la consultazione più importante sarà quella di ottobre.
D. Quella del referendum sulla riforma costituzionale.
R. Solo allora capiremo, anche perché saremo nella fase post-Brexit e di avvio della campagna elettorale in Francia e Germania, dove pure non mancano spinte euroscettiche molto forti.
D. I partiti di centrosinistra e di centrodestra hanno sbagliato un po' ovunque?
R. Sì, ma ci sono realtà nazionali e locali che pesano e determinano i risultati. Quello di Roma è particolarmente eclatante. E per quanto si nutra di un clima di risentimento più ampio, ha alcune variabili determinate e specifiche.
D. Si tratta di un semplice voto di protesta o è l'inizio di una nuova fase?
R.
Sta cambiando qualcosa. C'è una divisione politica non solo tra destra e sinistra, ma anche soprattutto tra un atteggiamento di apertura internazionalista e uno più nazionalista, introverso, territorialista.
D. Come reagire alla chiusura?
R.
Bisogna porsi la domanda se il sistema e le modalità di integrazione, così come concepite sinora, possano continuare a produrre valore aggiunto per la generalità dei cittadini. Capire se effettivamente i risultati dell'integrazione europea inizino a essere concepiti come elemento di diseguaglianza, di asimmetria tra i diversi Paesi dell'Ue e all'interno degli stessi Stati.
D. È su questi punti che un partito ''no euro'' e fortemente euroscettico come il M5s raccoglie consensi?
R. Uno degli impatti principali del successo dei movimenti euroscettici è quello di limitare lo spazio di manovra dei governi nazionali a livello europeo.
D. Fanno solo ostruzionismo?
R.
Il loro comune denominatore è una retorica massimalista di rivendicazione di alcune posizioni in termini assoluti, che siano in materia di rifiuto dell'euro o dell'immigrazione. Ma il sistema politico europeo è quasi inevitabilmente basato sul compromessso, per necessità. Pluralità di Paesi uguale pluralità di interessi.
D. Due posizioni inconciliabili?
R.
Per ora sì, sarà più difficile perseguire riforme economiche che potrebbero essere una leva per negoziati su altri temi, per esempio sulla flessibilità. O discutere la distribuzione dei richiedenti asilo, anche se questo potrebbe essere uno dei modi per disinnescare il problema. E tutto perché per molti Paesi ci sono forti vincoli a livello di opinione pubblica nazionale, che rendono quell'ipotesi politicamente poco praticabile.
D. L'euroscetticismo è la causa o la conseguenza di questo impasse?
R.
Purtroppo si crea un circolo vizioso, perché quanto meno c'è spazio di intesa a livello europeo, quanto meno si possono elaborare soluzioni comuni, e tanto più si giustifica il discorso massimalista secondo cui la soluzione è a livello nazionale.
D. L'Unione europea ha le ore contate?
R.
No. Se è vero che molti vedono l'Europa come un problema è anche vero che questo problema viene poi declinato in modo diverso a seconda dei vari Paesi, dell'orientameno politico e ideologico dei movimenti. Per alcuni la priorità è la lotta all'austerità, per altri l'uscita dall'euro, per altri bloccare l'immigrazione e chiudere le frontiere.
D. Quindi non andranno da nessuna parte?
R.
È difficile pensare a una amalgama tra queste forze. Hanno priorità contrastanti: l'euroscetticismo dell'Europa del Sud con orientamento a sinistra confligge con quello del Nord di matrice più conservatrice. Il rischio è solo quello di una frammentazione ulteriore del quadro politico.
D. Quali responsabilità ha l'establishment di Bruxelles?
R. È arrivato tardi. C'è stato un errore generale di consapevolezza della serietà della crisi sul versante euro, migrazione e rifugiati. Problemi che hanno portato a una serie di interventi di emergenza, anche incivisi, ma fatti all'ultimo momento. E questo ha determinato l'acuirsi di movimenti euroscettici, che continuano a delimitare lo spazio per il compromesso.
D. Come interrompere il circolo vizioso?
R. La soluzione può consistere solo in una presa d'atto che questi sentimenti euroscettici non verranno meno con un approccio business as usual, ma servirà un compromesso ulteriore su questioni di flessibilità, di governance economica, di riforma del diritto di asilo e di redistribuzione dei rifugiati nei vari Paesi.
D. L'euroscetticismo servirà da pungolo per rifondare l'Ue o sarà il suo cavallo di Troia?
R.
Può servire per sottolineare l'urgenza di arrivare a soluzioni condivise per un maggiore equilibrio nella governance economica, e di condivisione dei rischi a fronte di riforme strutturali. La soluzione non è a portata di mano, ma è sbagliato vedere tutto bianco o nero.
D. Se ci sarà la Brexit però sarà difficile essere ottimisti...
R.
Se il 23 giugno il Regno Unito deciderà di uscire dall'Ue, ci sarà un rischio evidente di effetto domino molto difficile da contrastare. Il rischio di una spirale è davanti a noi.


Twitter @antodem

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