Matteo Renzi 160611224014
MAMBO 21 Giugno Giu 2016 1053 21 giugno 2016

Renzi si rassegni, il Pd non è una cosa sua

Se vuole salvarsi cambi direzione, licenzi la servitù e si metta al servizio del Paese.

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Matteo Renzi.

Il renzismo è riformabile? Credo di no. Questa cosa che chiamiamo “renzismo” è una particolare stagione della vita della sinistra in cui è stata evidente la più grave crisi dell’establishment della stessa, crisi per logoramento di immagine (Piero Fassino docet!) e crisi reale dopo un brutto risultato elettorale, l’umiliazione dell’incontro con quelle mezze calzette che allora rappresentavano i 5 Stelle, la vicenda del Quirinale con l’abbandono subitaneo di Ignazio Marino e il tradimento dei 101.
È SCOMPARSA UNA CULTURA PROFONDA. C’erano anche ragioni più profonde. Il Pd non è stato figlio di un moto generoso del suo popolo. È stata un’operazione di vertice, con gli stati maggiori di due partiti tenuti sotto scacco da Romano Prodi e da Arturo Parisi. Né Ds né Margherita, giustamente, avrebbero fatto il Pd. L’avrebbe fatto Walter Veltroni che non a caso, eletto segretario, provò a farlo e dopo un po’ rinunciò.
La seconda ragione più profonda stava nel fatto che lo stato maggiore della sinistra aveva rottamato se stesso assai prima di Matteo Renzi. Se guardiamo con equanimità alla produzione, diciamo così, culturale, del post 1989 ci muoviamo lungo due filoni: uno diceva che non eravamo mai stati comunisti, l’altro, concomitante, che non avrebbero mai potuto essere socialisti.
La convergenza degli assi ha portato non a una svalutazione della tradizione ma alla scomparsa totale della cultura politica. Il “personaggismo” non è nato con Renzi, né Renzi ha inventato quella castroneria universale sul fatto che non esistono più destra e sinistra.
RENZI NON HA ANCORA UN'IDEA DI PAESE. Non solo il segretario dem ha avuto la tentazione di indicare la nascita della storia d’Italia con la sua vittoria nelle primarie, ma anche dirigenti ben più attrezzati di lui hanno fatto data dall’89.
Prima tutta monnezza. Da qui le giravolte sul liberismo clintoniano, sulle terze vie, sul militarismo come valore - do you remenber Serbia? -, la cecità sull’involuzione del mondo arabo-palestinese. Insomma quando Renzi è arrivato doveva proprio arrivare ed è arrivato su un cumulo di macerie.
Il giovanotto ha pensato così di aver vinto facile. Ha pensato soprattutto che il tema fosse una campagna di tipo maoista, picchiare uno per educarne cento, e ha sparato su un possibile alleato che caratterialmente gli assomiglia, Massimo D’Alema .
Soprattutto Renzi è arrivato senza avere un’idea del Paese. Ha creduto nella stanza dei bottoni, in quattro manager amici da piazzare qua e là. Ha pensato di poter giocare con Angela Merkel e di essere addirittura simpatico, quest’ultimo è l’errore più tragico.

L'elettorato di sinistra vuole un altro segretario Pd

Il premier ha fatto cose anche decenti sui diritti civili e sull’immigrazione, ma l’elettorato di sinistra non gli perdona il Job act e la “buona scuola”.
Ha dato un po’ di quattrini in giro ma sono sembrate mance elettorali. Ha lasciato parlare l’improbabile presidente dell’Inps Tito Boeri che è sembrato a tutti uno scienziato pazzo, un vero persecutore della povera gente.
La sua arroganza, chissà perché, dicono sia “toscana”, ha creato attorno a lui un crescente moto di antipatia che ormai in ambienti di popolo è diventato anche odio puro.
IL PREMIER PUNTA TROPPO SUL PERSONALISMO. Il Renzi che ha perso le elezioni mostra di credere invece che il popolo voglia proprio lui al naturale. Per questo dice lanciafiamme, rottamazione, partito da rifondare con i comitati del 'Sì'. Crede davvero che le cose stiano come gliele raccontano Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi che oggi attaccano D’Alema dopo averlo logorato con le proprie diavolerie fino alla sconfitta.
Credo che l’elettorato di sinistra si aspetti che Renzi smetta di fare Renzi. Già dato. Vuole un capo del governo che non sia parte di uno scontro di partito e quindi non lo diriga.
Vuole un premier che scelga i migliori e non i suoi famigli o quelli che i suoi suggeritori - anche Renzi ha qualche Casaleggio senior e junior in cantina - gli consiglia. Vuole un presidente del Consiglio che prenda per le mani l’Italia, le parli di sacrifici ma indichi la via della ripresa facendo «così, così, così», come diceva in una memorabile scena Filumena Marturano.
SMETTA DI FARE COME BERLUSCONI. Vuole alla guida del Paese una persona educata. Facesse uno scambio con Enrico Letta: gli dia un po’ di cazzimma e si prenda le letture, la competenza, il profilo elegante.
Se Renzi resta Renzi il Pd muore. La gente è fatta così, vuole il sangue e adesso che lo vedono, povero cinghialino, ferito e randagio gliele vogliono dare di santa ragione, finendolo.
Il premier finora si è divertito, adesso si prenda un po’ di tempo, rifletta, sia generoso e si metta al servizio degli altri, cominciando a licenziare la servitù. Il partito non è cosa sua, se lo rifonda con i comitati del 'Sì' è come se facesse nascere una mostruosità trasversale, puro fumo.
Rompa lo schema Berlusconi. Quello ci ammorbò con la riforma della Giustizia, lui lo fa con quella costituzionale, necessarie entrambe. Ma l’economia?

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