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SPIRITO ASPRO 21 Giugno Giu 2016 1241 21 giugno 2016

Roma finalmente ha la sua vera papessa: Virginia

Dopo 2.500 anni una donna a capo della Capitale culla di una civiltà misogina. Ora al Campidoglio Raggi mostri i denti. Come la lupa. Il graffio di Lia Celi.

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Virginia Raggi, sindaca di Roma.

Molto, molto prima di Raggi, un'altra Virginia aveva ribaltato Roma.
Era una bellissima ragazza plebea che, intorno al 450 a. C. aveva attirato le voglie del malvagio patrizio Appio Claudio, che per farla sua ordinò a un suo cliente di affermare il falso, e cioè che Virginia era una sua schiava.
Il giudice pavido diede ragione a Claudio, ma il padre di Virginia, valoroso militare, accorse sul più bello e... liberò la figlia? Macché.
Pur di non lasciarla al nobile prepotente ammazzò la poverina con le sue mani davanti al popolo, innescando la rivolta dei plebei contro i patrizi.
DRASTICI CON LE FEMMINE. I romani erano per le soluzioni drastiche, specie quando c'erano di mezzo le donne.
Il dovere delle «foeminae» era stare a casa a filare la lana, e per quanto a Roma se la passassero un po' meglio che in Grecia, dove erano considerate subumane, non fu mai loro concesso di avere la benché minima voce nella vita pubblica.
E se ci provavano finivano come Agrippina, accoltellata da sicari mandati dal figlio Nerone.

Mai c'è stata una regina o una donna di potere riconosciuta

Una raffigurazione della papessa Giovanna.

A pensarci bene, nella lunga storia di Roma da Romolo ai giorni nostri, prima di Virginia Raggi non c'è mai stata una donna al comando, o per lo meno una donna potente, se non nel modo oscuro e manipolatorio in cui poteva esercitarsi il potere femminile in una teocrazia maschile al cui vertice stava un monarca obbligatoriamente celibe.
Non ci fu mai a Roma una regina, una figura di donna rappresentativa ufficialmente riconosciuta, anche solo nel ruolo di consorte del regnante, in grado di influenzare i costumi, la cultura e anche la politica, come fecero Isabella Gonzaga e Beatrice d'Este.
LA LAPIDATA GIOVANNA. Però la Storia ricorda due «papesse». Una, la celebre e probabilmente mai esistita papessa Giovanna, che nel IX secolo si sarebbe fatta eleggere al soglio di Pietro spacciandosi per maschio per poi venir lapidata dalla folla, una volta scoperto il suo segreto.
L'altra, la cognata di Innocenzo X, donna Olimpia Maidalchini, alias la Pimpaccia (ma Altan lo sapeva?), soprannominata «papessa» per la rete corruttiva che all'inizio del Seicento aveva intessuto intorno alla corte pontificia, che orchestrava con una mano così avida e ferrea da far sembrare Massimo Carminati una mammoletta.
Come succede ai veri boss della capitale, la Pimpaccia morì nel suo letto, di peste, ed è sepolta in una chiesa.
MARIA, DAMA DEI SALOTTI. Dopo queste inquietanti signore, l'unica a essersi conquistata l'appellativo di «regina di Roma», limitatamente ai salotti, è stata Maria Angiolillo, vedova del fondatore de Il Tempo: casa sua, frequentata dalla crema dei politici, dei giornalisti e degli imprenditori, era la terza Camera dello Stato molto prima di Porta a porta di Bruno Vespa, che peraltro ne era assiduo frequentatore.

I miti romani pullulano di ammazzate: Rea Silvia, Lucrezia, Orazia, Virginia...

La lupa in Campidoglio.

Sono secoli che le donne romane non sono più confinate nella domus con la conocchia in mano: sono state popolane linguacciute o aristocratiche eccentriche e raffinate, ma leader sole al comando mai.
Virginia Raggi è la prima, la prima donna in duemilacinquecento anni a salire al Campidoglio non in visita turistica o per sposarsi, ma per prendere decisioni.
UNA SVOLTA STORICA. Decisioni importanti sul futuro di una delle capitali più antiche del mondo, culla di una civiltà misogina i cui miti fondativi pullulano di donne ammazzate: Rea Silvia, Lucrezia, Orazia, Virginia... Comunque la si pensi sulla nuova sindaca, la sua vittoria è una svolta storica, in tutti i sensi.
L'importante è che sul più bello non entri in scena un iracondo «padre» pentastellato a farla fuori, politicamente parlando, o a provarci.
Per questo non si può augurarle che in bocca al lupo, o alla lupa. L'unica femmina che nessuno ha mai smosso dal Campidoglio, forse perché all'occorrenza sa sguainare i denti. Chissà se saprà farlo anche Virginia.


Twitter @LiaCeli

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