Enrico Letta 140716201417
INTERVISTA 22 Giugno Giu 2016 1028 22 giugno 2016

Brexit, Enrico Letta sui rischi per l'Italia

L'ex premier a L43: «Se vincesse il sì, saremmo il primo Paese a subire gli effetti negativi. Cameron? Non vuole una maggiore Unione».

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da Bruxelles

L'ex presidente del Consiglio Enrico Letta.

«No dai, parliamo di Brexit, le elezioni italiane sono finite ed è già stato detto tutto»: Enrico Letta si sfila per l'ennesima volta davanti a ogni commento sul governo Renzi. E, anche all'indomani del risultato delle Amministrative che hanno segnato una sconfitta per il centrosinistra, preferisce evitare qualsiasi diatriba con il premier.
A Bruxelles per un convegno organizzato dall'eurodeputata del Pd Alessia Mosca, nella sede del think tank Ceps diretto da Daniel Gros, Letta arriva accompagnato da uno stuolo di 100 giovani studenti iscritti alla 'Scuola di Politiche' da lui stesso fondata e diretta dal parlamentare Pd, Marco Meloni (guarda il video).
«LA BREXIT? L'INIZIO DELLA FINE». Ed è proprio quello degli aspiranti politici il pubblico al quale l'europarlamentare liberale francese Silvie Goulard, l'economista tedesco Gros e Letta si rivolgono per una riflessione sulla Brexit, a pochi giorni dal voto che porterà i britannici a scegliere se uscire o no dall'Ue dopo 40 anni di convivenza.
«Questo referendum è il punto di non ritorno della storia europea», dice Letta a Lettera43.it, «un risultato negativo sarebbe l'inizio della fine dell'Europa, che non sopravviverebbe senza il Regno Unito, non solo per il suo ruolo ma anche soprattutto perché nel mondo comincerebbero tutti a vedere il governo Ue come un disegno politico in via di declino dal quale si esce».
La Brexit «metterebbe in difficoltà i Paesi con un alto debito pubblico», e visto che il nostro «è il più elevato» «sarà l'Italia il primo Paese a subire un effetto negativo».

«Bisogna cambiare l'Ue, l'Italia deve essere in prima fila per il rilancio»

Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi.

Da qui l'invito a «fare di tutto per scongiurare» l'uscita del Regno Unito, perché «le soluzioni nazionali non esistono: o c'è una soluzione europea ai problemi o non c'è soluzione».
Così, anche se il 23 giugno i cittadini britannici decidessero di rimanere, servirebbe «subito una iniziativa di rilancio dell'Europa, perchè così non funziona».
«È chiaro ormai», secondo l'ex premier, «che i cittadini così com'è la rifiutano. Serve un'Europa» che si concentri su «problemi concreti».
DIMENSIONE EUROPEA CERCASI. Un risveglio comunitario che porti la gente «a rendersi conto del problema dell'immigrazione, della disoccupazione e della sicurezza» e del fatto che «sono risolvibili solo in una dimensione europea».
«Se questo non avverrà, l'Europa non potrà più avere la forza che aveva in passato».
Serve quindi una iniziativa di rilancio «a cui l'Italia deve lavorare in prima fila», è l'invito di Letta.
«LEGA E M5S? NON SONO PARAGONABILI». Anche in caso di un no alla Brexit, «non si può tirare un sospiro di sollievo e fare finta di niente. Bisogna cambiare, e l'Italia deve spingere per questo cambiamento», ribadisce.
Non parla della situazione politica del suo Paese, dove il M5s ha vinto il ballottaggio in 19 Comuni su 20, ma si limita a sottolineare che «Salvini e Le Pen non sono paragonabili a M5s e Podemos». Non nomina neanche una volta Renzi, né accenna alla diatriba del premier con l'esecutivo europeo. Letta vuole volare alto, ma ripete più volte: «Penso che l'Italia sia il Paese che più di tutti ha bisogno di una Europa che funzioni».
LA VERA UE CHE NON VUOLE CAMERON. Il vero sbaglio, per il direttore della Scuola di affari internazionali dell’università Sciences-Po a Parigi, è che «stiamo facendo l'Europa senza i cittadini e dobbiamo porci la questione in maniera chiara».
La prima cosa da «sapere è che, se il Regno Unito rimane, lo fa su una linea diversa da quella che i Paesi dell'euro portano avanti», sottolinea, «quella britannica è la linea di David Cameron, che vuole partecipare ad alcune politiche, ma non approdare alla Ever closer Union».

«Brexit o no, a fare l'Ue del futuro saranno solo i Paesi dell'Eurozona»

David Cameron.

Fondamentale sarà, quindi, «capire che in futuro i progressi dell'Ue ci saranno solo grazie ai Paesi dell'euro, non dei 28».
Sono i 19 Stati dell'Eurozona «che se vorranno potranno dare quelle risposte che gli europei chiedono, ovvero connettere l'Ue alla vita dei cittadini, non con architetture complesse».
Problemi irrisolti, eurocrazia, lentezza hanno portato l'Europa al punto in cui è oggi, ovvero sul precipizio: «Perchè siamo arrivati sin qui?», si chiede Letta. «L'Ue ha vissuto una dopo l'altra la più grande crisi economica finanziaria dal dopoguerra a oggi e, appena si stava rialzando, la più grande crisi dei rifugiati di sempre».
UNA QUESTIONE DI GOVERNANCE. Ma la prima è stata così devastante «per una questione di governance», denuncia Letta. «Abbiamo passato quattro anni in bracci di ferro per capire se le decisoni andavano prese a Bruxelles e Francoforte, cioè a livello federale o ognuno a casa sua», ricorda, «questo è stato il nocciolo della questione. Se invece ci fosse stata la governance, Paesi come Spagna e Italia non avrebbero avuto lo spread alle stelle».
E ora che il peggio dal punto di vista finanziario sembra passato, «abbiamo davanti una prospettiva preoccupante soprattuto per l'Italia».
L'EMERGENZA MIGRANTI. Il tema è quello i migranti: «La chiusura della rotta balcanica voluta dai tedeschi» non è stata «una soluzione al problema», denuncia Letta, e ha come diretta conseguenza «la riapertura della porta italiana».
Con una Europa incapace di risolvere problemi, «se lavoriamo solo a mettere toppe, non si va da nessuna parte».
L'esempio da non seguire è ancora una volta quello della crisi dell'euro: «L'Ue ci ha messo quattro anni ad abbozzare la risposta alla crisi, ora non dobbiamo aspettare altrettanto per risolvere l'emergenza migranti, altrimenti non troveremo più l'Europa, anche perché nel mentre moriranno migliaia di rifugiati nel Mediterraneo. E la responsabilità sarà nostra».

Twitter @antodem

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