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SCENARIO 22 Giugno Giu 2016 1830 22 giugno 2016

M5s, Appendino e i rischi della battaglia No Tav

La sindaca da sempre è contro la grande opera. Ma ora i suoi poteri sono limitati. Come accadde per Pizzarotti con l'inceneritore di Parma. Un altro boomerang?

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Chiara Appendino quando era una semplice attivista No Tav.

La battaglia No Tav di Chiara Appendino come l'inceneritore di Parma?
Tradotto: le posizioni contro l'Alta velocità Torino-Lione, da sempre cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle e sposate dal neo-sindaco (o sindaca, come lei preferisce definirsi) di Torino potrebbero alla lunga rivelarsi un boomerang agli occhi dei duri e puri pentastellati, esattamente come è accaduto a Federico Pizzarotti con l'impianto di Uguzzolo? Il dubbio viene.
UNO STILE PRAGMATICO. Appendino, come Pizzarotti, ha una allure pragmatica, moderata e istituzionale.
Vero, non ha mai promesso che con la sua elezione, festeggiata da tante bandiere No Tav, avrebbe bloccato la Grande opera.
«Io sono contraria per ragioni economiche», dichiarava il 13 giugno 2016 ad Avvenire, «perché la considero inutile e perché ritengo che quei miliardi potrebbero essere spesi meglio, ma è una posizione maturata attraverso la lettura di studi approfonditi e l’esame dei progetti presentati; in altre parole, non vi è nulla di ideologico e come sindaco so che non avrò la possibilità di fermare l’iter del progetto».
L'IMPORTANZA DI UN SINDACO NO-TAV. La partita No-Tav si gioca su altri tavoli. Quelli governativi.
Tutti, per primo il movimento della Valsusa, ne sono consapevoli.
Però ora Torino «ha un sindaco No-Tav», dice a Lettera43.it Alberto Perino, leader storico del movimento valligiano, «mentre Fassino ne era un grande sponsor».
«Appendino poi sarà anche a capo della città metropolitana», è il ragionamento, «un ruolo importante. E porterà avanti le nostre istanze».
Presso la conferenza dei servizi, per esempio. O l'Osservatorio. Il suo parere non sarà vincolante, certo. Ma comunque «di peso».
APERTA LA VIA DEL DIALOGO. Lei subito dopo la vittoria ha ribadito: «Dialogherò con tutti, anche con quelli che pensano che sia giusto farla e valuterò le ragioni loro. Se non c’è dialogo valuterò anche di lasciare il tavolo. Questo voto ha dimostrato che si è riaperto un dibattito in città».
Secondo Perino «chiederà che vengano ridiscusse le nostre istanze», e l'attivista parla a nome del movimento che si è riunito la sera di martedì 21 giugno a Bussoleno: «Se questo non avverrà, anche Torino uscirà dall'Osservatorio decretandone di fatto la morte».
L'obiettivo è quello «di gettare una vagonata di sabbia negli ingranaggi». L'importante «è tenere tutti la barra dritta contro la realizzazione di un'opera inutile, uno spreco finanziato dall'Europa».
Perino subito dopo la vittoria del M5s aveva dichiarato: «Meglio lei di Fassino. E sicuramente la sua elezione è un valore aggiunto» alla lotta della Val di Susa, «ma noi non abbiamo ‘governi amici’».
UNA QUESTIONE DI PRIORITÀ. Con la giusta cautela, i No Tav hanno quindi piena fiducia nel nuovo sindaco. «Siamo convinti che farà quello che dice. Però bisogna darle il tempo di insediarsi e capire come funziona la macchina. Inutile ora tirarla per la giacchetta».
Non c'è fretta, quindi. Anche perché, continua Perino, «la Tav è un tema sì fondamentale per Torino, ma non quello più urgente».
E il modo con cui appena eletta ha affrontato le nomine dei vertici della compagnia di San Paolo e di Iren dimostra che Appendino «è sulla strada giusta».

Il rischio boomerang: cosa diranno gli attivisti più intransigenti?

Chiara Appendino con Beppe Grillo.

Ma c'è un altro fronte che Appendino dovrà tenere d'occhio e non è certo quello della Valsusa.
Le frizioni, infatti, potrebbero arrivare da Roma, o dall'asse Genova-Milano.
Appendino, a differenza di Virginia Raggi, è autonoma. Come lo è sempre stato il M5s piemontese.
Nessun contratto da firmare e nessuna riverenza eccessiva nei confronti di Grillo & Co.
UN MESSAGGIO SOBRIO. Anche il discorso post vittoria è stato sobrio e istituzionale.
Con tanto di ringraziamenti al «predecessore Piero Fassino e tutta la sua squadra per aver condotto e servito la città in questi ultimi cinque anni».
Un esponente 'eretico' del M5s non piemontese, che però apprezza lo stile Appendino, fa notare: «Un po' di tempo fa sarebbero bastate queste poche parole per attirarsi una espulsione».
Non dimenticando, però, che lo stesso stile fosse stato rinfacciato a Pizzarotti, per esempio.
Ulteriore conferma, forse, di come il M5s stia davvero portando a termine la metamorfosi in forza di governo.
SOLO USCITE ISTITUZIONALI. E sempre con gli stessi toni istituzionali, Appendino ha commentato l'ultimo blitz della polizia contro i No Tav che il 21 giugno ha portato ai domiciliari nove tra attivisti e simpatizzanti. Mentre altri nove hanno ricevuto un provvedimento di obbligo di firma e due sono stati fermati e portati in carcere.
«Non è compito di un sindaco commentare l'operato della magistratura, che, com'è noto, è un organo indipendente», ha detto chiaramente la prima cittadina.
«C'è un clima evidente di tensione dovuto alla mancanza di risposte politiche che noi speriamo di potere colmare, riportando al centro del dibattito le legittime ragioni del no all'opera».
DAL SENATO ATTACCO AI MAGISTRATI. Parole così diverse da quelle usate dal senatore pentastellato Marco Scibona che ha attaccato senza mezzi termini la procura torinese.
«In democrazia la legge è uguale per tutti, ma non alla procura di Torino, dove i procuratori che seguono le vicende legate al Tav sono forti con i deboli e deboli con i forti. Tracciano sentenze emettendo misure cautelari come fossero condanne. Questa non è giustizia, tanto meno amministrata in nome del popolo. Quello dei pm incaricati del fascicolo Tav è ormai un modo di fare a senso unico, volto a criminalizzare il dissenso e a lasciare impuniti invece i veri criminali».
E diverse anche da quelle sempre esagitate del senatore Alberto Airola che non perde occasione, nonostante la vittoria inaspettata di Torino, per denunciare la stampa e i media «ostili».
INCOMPATIBILITÀ IDEOLOGICHE. Come ampiamente previsto da chi Appendino la conosce bene, è proprio su questo punto che insisterà la nuova minoranza.
«Per vincere Chiara deve prendere i voti di tutti quelli che non vogliono più Fassino, al di là delle diffidenze e diversità ideologiche», spiegava a Lettera43.it un pentastellato storico prima del ballottaggio.
«Non è un'impresa facile, ma deve provare a unire su quello, mentre ovviamente il Pd cercherà di far emergere le incompatibilità ideologiche interne a un potenziale schieramento trasversale».
Previsione che si è avverata.
IL PD: «NON PUÒ FERMARE L'OPERA». Non a caso Piero Fassino lo ha ribadito: «Appendino dovrà spiegare a quelli che sventolavano le bandiere No Tav sotto il Comune che non è un'opera che lei può fermare».
Lo stesso ha rimarcato Silvia Fregolent, vicepresidente dei deputati Pd.
«Proprio il giorno in cui dichiara di 'abbracciare' tutta la città Chiara Appendino ha minacciato di abbandonare l'osservatorio sulla Tav. In questo modo Torino non potrà più beneficiare dei progetti e delle risorse per le opere di compensazione».
E ha aggiunto: «Così, come ha dichiarato lei stessa, 'non potrà fermare la Torino-Lione', ma potrà purtroppo riunire idealmente quella 'città divisa in due' tanto sbandierata in campagna elettorale, penalizzando di fatto tutti. Chissà se i cittadini si consoleranno con i suoi abbracci».

L'ombra di Parma sulla nuova sindaca: finirà come Pizzarotti?

Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.

Per questi motivi su Chiara Appendino, più che su Virginia Raggi, si potrà misurare la maturità del Movimento.
Prova che a Parma è fallita.
E l'affaire inceneritore, con tanto di informazioni errate sulle responsabilità dell'amministrazione fornite dal bolognese (e candidato sindaco) Massimo Bugani sul blog, servì a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio per sconfessare un sindaco evidentemente troppo istituzionale per i gusti pentastellati.
«Pizzarotti risponda nel merito. Perché non ha indetto referendum per stabilire se Parma preferisce le penali o l’inceneritore?», tuonò Grillo via Twitter.
DA CITTADINO A STATO. Pizzarotti rispose: «Solo quando da cittadini ci si fa Stato si comprende la differenza tra ciò che si può fare e quello che si vorrebbe fare, con i massimi poteri che un sindaco ha a disposizione».
E ancora: «Se mi avessi chiamato invece di scrivere, ti avrei spiegato che non esistono penali che permettono la chiusura dell’impianto, che è privato. Le frasi riportate da Bugani, dal libro di Incerti, risalgono a pochi giorni dalle elezioni, quando da cittadini appena eletti non avevamo ancora tutte le informazioni a nostra disposizione. Leggo questi post critici, ma non ho mai letto una riga sul fatto che siamo stati la prima città italiana di medie dimensioni a entrare nei Comuni virtuosi».
SOSPENSIONE IN STAND-BY. Com'è finita lo sappiamo. O, meglio, non lo sappiamo ancora visto che lo staff dopo la risposta di Pizzarotti alla sospensione non si è ancora fatto sentire.
Per questo le congratulazioni del sindaco di Parma ai suoi nuovi colleghi suonano un po' come un avvertimento: «Voglio esprimere i miei complimenti a Virginia, Chiara e tutti i nuovi sindaci del M5s», ha scritto su Facebook all'indomani del voto.
«Ricordo l'emozione della vittoria e so che è qualcosa di speciale. Ma il difficile viene ora. Il ruolo di noi sindaci è spesso un baluardo in difesa dei più deboli, è in noi che i cittadini ripongono le speranze e da noi che si attendono le risposte per una vita migliore. Una grande sfida vi attende, ma se saprete mantenere il bene dei vostri concittadini sopra ogni cosa ce la farete».


Twitter @franzic76

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