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MAMBO 22 Giugno Giu 2016 1137 22 giugno 2016

Per salvare il Pd serve una sterzata socialista

La sinistra è sparita perché ossessionata da Renzi e dalle politiche di destra.

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Il premier Matteo Renzi in conferenza stampa.

Ricordo un gioco di società in cui bisognava parlare senza mai pronunciare una parola che si era deciso assieme di non usare. Chi lo faceva, cioè usava quella parola, usciva dal gioco.
Propongo al Pd, nella prossima Direzione, di fare finta di fare quel gioco e di escludere la parola “Renzi”.
Temo che dal gioco usciranno immediatamente da D’Alema e le “ultime raffiche di Salò” che difendono il fortino del premier, ma verrebbe la pena tentare. Non per gioco.
UN PARTITO VECCHIO E SENZA UNA POLITICA. Il Partito democratico, stia o no antipatico agli italiani Renzi, non ha una politica. Ha qualche proposta per le riforme istituzionali con cui ossessiona il Paese, tira fuori idee bislacche sulle pensioni (chiamate gli infermieri e portate via Nannicini e Boeri) e proposte di mance pre o post elettorali.
Soprattutto non ha una politica sociale. E più in largo senso, neabcge una economica.
Se si perde tempo a dire quant’è bello/brutto Renzi, se è un dittatore/salvatore, se ci sono Appendine nascoste, gufi e lanciafiamme da impugnare, il Pd è bello e finito. Il fatto che gli altri due competitor, 5 Stelle e destra, non abbiano una politica, vuol dire poco.
Loro sono allo stato nascente, ovvero ri-nascente. Il Pd è nato da tempo ed è nato vecchio e il suo attuale leader lo ha invecchiato rapidamente con questi ottantenni anagraficamente trentenni che lo circondano.
Non parla alla società, parla al ceto politico, favorevole o contrario al Fiorentino, parla ai media che diffondono le cose nei social, parla a quell’universo sempre più ristretto che si occupa e si appassiona alla politica.
FINIAMOLA CON LE TERZE VIE E IL BLAIRISMO. Le critiche da fare a Renzi si potrebbero raccogliere in 12 volumi. Una su tutti: ha distrutto la politica. Chi vuol ricostruire ricominci da qui, senza porsi l’obiettivo immediato di scalzare l’attuale premier-segretario né di continuare a parlare di lui in tutti le salse.
Parliamo di noi. Parliamo di noi vuol dire per un partito di sinistra chiudere l’epoca sfortunata della Terza via e del blairismo. La vecchia socialdemocrazia è in crisi ma ha dato tanto alle società che ha diretto, la Terza via è stata un disastro ed è morta sulla guerra in Iraq. Stop.
Parlare di noi significa che l’aggettivo “democratico” in Italia non ha lo stesso significato politico che negli Stati Uniti. Lì vuol dire un orizzonte che comprende tutto il progressismo e in cui brilla, oggi, la stella del “vecchio”-nuovo Sanders, socialista del futuro.
Qui democratico vuol dire sfuggire a scelte, confermare il mantra del superamento destra-sinistra, strizzare l’occhio ai moderati che oggi sono la parte più estremista del Paese. Sono i nuovi facinorosi. Stop.
Parlare di noi significa dare un senso a una visione socialista non statalista, non palingenetica, ma critica del capitalismo e di quello finanziario. Diranno che siamo contro il mercato, che siamo antichi eccetera eccetera. Facciano pure. Il mercato regola le vite delle nostre società ma non è il Signore assoluto della nostra esistenza, dall’antico prendiamo la cosa più moderna: l’esercizio della critica al posto dell’apologia del presente.
SI RITORNI A UN SOCIALISMO LIBERTARIO E DISTRIBUTIVO. Se si fa così, la fuoriuscita da Renzi e dal renzismo potrebbe essere indolore. Il premier non regge un minuto se non si parla di lui, il renzismo non regge un minuto se non può elogiare il premier.
Leggere i social, leggete gli apologeti di Renzi. Vecchi come il cucco. Da rottamare. Obiezioni vecchie come il cucco: anti-sindacalismo, mercatismo, dirigismo, economia ridotta a regole per ridurre il potere dei lavoratori, cioè tutta quella destra che è entrata nella sinistra.
Perché, e chiudo, il dato di fondo è che la sinistra non c’è più e deve risorgere perché è stata diretta in economia e nella formazione dell’immaginario dalla destra.
Troppo Marchionne e troppo Davigo (e suoi giornalisti montanelliani). È gente che sta dall’altra parte, la gente nostra è quella che criticava l’esistente e si spaccava la testa per superarlo.
Oggi sappiamo che cosa non deve essere il socialismo. Nessuno sa cosa ci sia meglio di un socialismo libertario, umano, distributivo.

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