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RETROSCENA 22 Giugno Giu 2016 1900 22 giugno 2016

Sabella, il pasticcio di Renzi e Orlando

L'ex assessore di Marino deve rientrare da febbraio in magistratura. Ma ha preso tempo. E non è stato sollecitato da premier e Guardasigilli. Ora è sotto inchiesta. Il caso.

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Alfonso Sabella.

A Napoli, dove gli uffici giudiziari sono al collasso e c’è bisogno di personale, lo aspettano da febbraio 2016.
Ma Alfonso Sabella, ex assessore della giunta di Ignazio Marino, celebre per la pistola nella fondina che lo accompagnava nelle sue visite a Ostia, continua a prendere tempo, forse perché folgorato dalla politica romana, forse perché di tornare a prendere in mano la toga non ne ha voglia.
E in questo ha ricevuto una sponda pure dal ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando che avrebbe potuto velocizzare il rientro, ma non ha ancora firmato il decreto.
SPERAVA DI FARE L'ASSESSORE. Che forse dentro il Partito democratico pensavano che Roberto Giachetti avrebbe vinto e lo avrebbe nominato in giunta come assessore?
Malignità di Palazzo dei Marescialli che si sommano però a un altro dettaglio non da poco, perché proprio Sabella aveva chiesto in questi mesi di essere ricollocato fuori ruolo, per assumere una consulenza giuridica a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Matteo Renzi in materia di appalti.
Richiesta che è stata rispedita al mittente perché la legge non lo consente: c'è bisogno di almeno tre anni di servizio dopo essere già stati fuori ruolo.
DA OTTOBRE 2015 FUORI SERVIZIO. Dal Consiglio superiore della magistratura spiegano, un po' scocciati: «Eppure è da ottobre 2015, da quando Marino se n’è andato, che potrebbe rientrare in servizio».
Nasce in questo contesto l’apertura di due fascicoli d'inchiesta a carico del magistrato con un passato a Palermo, ma pure nel 2001 a Genova, durante il G8, quando fu coordinatore per il Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, della caserma di Bolzaneto, teatro degli orrori e delle torture.
IL M5S CONTRO IL MAGISTRATO. A muovere le pratiche contro Sabella al Csm è stato il componente laico del Movimento 5 stelle Alessio Zaccaria che se due mesi fa chiese spiegazioni sull’attivismo del magistrato nel commentare altre inchieste, all’epoca su Affittopoli, ora ha preteso delucidazioni su quanto una toga possa esprimersi rispetto a processi nemmeno iniziati.
È il caso che ha caratterizzato il fine settimana dei ballottaggi, quando Sabella ha concesso un’intervista dove spiegato che l’indagine su Virginia Raggi rispetto al suo curriculum era «un atto dovuto».
LETTERA A IL FATTO. La cosa, oltre a creare un vespaio politico, non deve essere stata particolarmente gradita neppure tra i magistrati.
Non a caso, l’ex assessore con la pistola ha scritto nei giorni scorsi persino a Il Fatto Quotidiano, giornale vicino alla magistratura, per spiegare le sue ragioni.
Per ora la prima Commissione si è limitata ad acquisire le dichiarazioni, ma come già ricordato il Csm aveva disposto a febbraio il rientro il servizio.
A ricordarlo durante il plenum di Palazzo dei Marescialli è stato il presidente della Terza commissione Luca Forteleoni.
TRIBUNALE DI NAPOLI SOTTO ORGANICO. E giusto lunedì 20 giugno il presidente del tribunale di Napoli Ettore Ferrara aveva ricordato durante un convegno la situazione straziante della città partenopea.
«Abbiamo una copertura degli organici intorno al 70%, ma senza personale amministrativo gli uffici giudiziari non possono regge il passo, inutile illudersi», aveva spiegato.
«Io stesso nel tribunale di Napoli ho 620 dipendenti a fronte di un organico di 840: se non mi arrivano almeno 100 persone non sono in grado di assicurare livelli minimi e la situazione è più o meno la stessa negli altri uffici giudiziari».
Certo ne servono di più, di sicuro non solo uno, ma Sabella almeno poteva dare il buon esempio sin da subito.
Ed è finito sotto indagine a Palazzo dei Marescialli. Ora sono tutti convinti che la pratica sarà velocizzata.


Twitter @ARoldering

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