Renzi Martina 160623205631
RESA DEI CONTI 23 Giugno Giu 2016 2113 23 giugno 2016

Renzi, 'operazione simpatia': ma è muro nel Pd

Addio 'ciaone' e lanciafiamme: Renzi sceglie il dialogo per smussare gli attriti con la minoranza dem. Segreteria: fuori Serracchiani e Carbone, sale Martina.

  • ...

Maurizio Martina e Matteo Renzi.

Tra le fila del Partito democratico c'è già chi l'ha definita ''l'operazione simpatia'' di Matteo Renzi, dopo mesi tensioni e linea dura.
Perché le ultime mosse del segretario e premier, fresco di sconfitta alle Amministrative 2016 e pronto alle forche caudine della Direzione dem, hanno l'obiettivo di smussare in qualche modo gli attriti di questi ultimi mesi con il gruppo di Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema.
A giudicare dai toni usati dalla minoranza nella riunione del 23 giugno al Nazareno, di spazio per il dialogo sembra essercene poco, ma in qualche modo l'ex rottamatore sta cercando di riannodare i fili tra le varie anime della sinistra da tempo sul piede di guerra e pronte a votare ''no'' al referendum sulle riforme costituzionali di ottobre, che potrebbe sancire la fine politica di Renzi.
STAINO PER L'UNITÀ. Nell'operazione simpatia rientra di certo la possibile nomina del vignettista Sergio Staino alla direzione del quotidiano l'Unità, giornale da tempo in difficoltà economiche ma su cui è stato investito più di un milione di euro nelle ultime due settimane da parte degli editori Pessina.
Umberto De Giovannangeli, giornalista del comitato di redazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, dice che si tratta di «una bella operazione politica: meglio la matita e la satira».
UN RUOLO DATO A MARTINA. Ma non finisce qui. Perché nell'ultima settimana dal Nazareno sono filtrate le ipotesi più disparate per rimettere a posto la segreteria del partito dopo la débâcle alle Comunali di Roma, Torino e Napoli.
Per questo da qualche giorno corre voce che Ernesto Carbone e Debora Serracchini potrebbero essere messi da parte.
Al loro posto forze fresche, tra cui una su tutte: Maurizio Martina, il ministro per le Politiche agricole, tra i protagonisti della vittoria di Giuseppe Sala a Milano.
C'è persino chi arriva a sostenere che potrebbe essere proprio Martina il nuovo seegretario dei dem, o comunque un vice vicario con deleghe più pesanti, così da soddisfare le richieste di chi vorrebbe da Renzi un passo indietro.

Ma la minoranza non vuole più sentir parlare di Partito della Nazione

Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani.

È una partita che si gioca su più fronti e che solo dopo la direzione del Pd del 24 giugno si capirà come finirà.
Al momento la minoranza dem fa muro.
Annuncia di non essere più disponibile a votare compatta in linea con l'esecutivo.
Non vuole più sentire parlare di Partito della Nazione o di ricerca di voti del centrodestra, dato che quell'area politica alla fine ha preferito votare il Movimento 5 stelle.
Chiede un allargamento a sinistra, la revisione dell'Italicum, vuole ripristinare il dialogo con i sindacati.
RANCORE DA COMPRENDERE. Spiega il senatore Federico Fornaro: «Se non si comprendono le ragioni del disagio e del rancore, largamente diffuso tra i giovani e nei ceti popolari, nei confronti del Pd e non si inverte rapidamente la rotta nelle scelte di fondo del governo e nella gestione del partiti si va a sbattere».
Insiste Vasco Errani, ex presidente dell'Emilia-Romagna fresco di assoluzione nella vicenda Terremerse e già uomo di Bersani: «Il voto così negativo non può non aprire una pagina nuova del Pd e della discussione dentro il Pd. Ha fatto bene Renzi a dire: ''la segreteria no''. Non si fa il gioco con le figurine Panini, sono sciocchezze: c'è il tema politico di collocazione del Pd nella crisi sociale ancora pesante del Paese. Se il Pd non capisce questo voto andremo a finire male».
«MAI PIÙ INTOLLERENZA». Dice infine Roberto Speranza: «Governare è sì decidere, ma è anche ascoltare. Si può governare unendo il Paese, invece che dividendolo. Basta cogliere ogni occasione per dare calci ai sindacati: è un errore gravissimo che stiamo già pagando a caro prezzo. Speriamo che il tavolo sulle pensioni rappresenti un'inversione di tendenza. Mai più l'intollerabile arroganza del 'ciaone' (lo sberleffo del deputato renziano Ernesto Carbone ai sostenitori del ''Sì'' dopo il mancato quorum del referendum sulle trivelle del 17 aprile 2016, ndr)».
È il clima dei lunghi coltelli. Chissà che l'operazione simpatia non possa servire a qualcosa.


Twitter @ARoldering

Correlati

Potresti esserti perso