CONSEGUENZE 24 Giugno Giu 2016 0800 24 giugno 2016

Brexit, gli scenari con Londra che lascia l'Unione europea

Vince il Leave. Ora Le Pen può chiedere la Franxit. Dal terremoto sui mercati alle barriere doganali: ecco cosa ci aspetta. Il live del voto.

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da Bruxelles

Supporter del 'Remain'.


Il Regno Unito lascia l'Unione europea. I cittadini britannici hanno scelto la Brexit, nello storico referendum che segna la fine del sogno comunitario a 28.
Per circa 1,3 milioni di voti il fronte del Remain, capeggiato da David Cameron, è stato spazzato via da quello del Leave, sostenuto dall'ex sindaco della City Boris Johnson.
Londra e la Scozia non sono riuscite a compensare la valanga euroscettica dell'Inghilterra profonda, ma anche del Galles.
Una valanga che ha travolto anche il premier, il quale la mattina del 24 giugno ha annunciato le proprie dimissioni.
GELO A BRUXELLES. A Bruxelles invece è il gelo. Nessun leader delle istituzioni Ue ha commentato a caldo la notizia, neanche un cinguettio su Twitter. Ma la macchina per rispondere all'evento che sconvolgerà profondamente l'Europa si è messa in moto.
Le riunioni tra i capi delle istituzioni sono state fissate. E una squadra di funzionari ha iniziato a scrivere comunicati e piani di azione per affrontare il fatidico giorno.
Dopo 44 anni dalla firma del Trattato di adesione (22 gennaio 1972, ma entrò in vigore un anno dopo), Londra deve annunciare la fine del matrimonio comunitario.
La frase che esclamò nel 1972 il primo ministro conservatore Edward Heath, «Questo è il giorno più felice della mia vita», è solo un lontano ricordo.
MERCATI IN CRISI DI NERVI. Hanno già reagito i mercati, euforici dopo il primo opinion poll che aveva dato Remain al 52%: sterlina ai minimi storici sul dollaro dopo una discesa a precipizio peggiore di quella del Venerdì Nero del 1992 e panico nelle Borse di mezzo mondo (la diretta).
Terremoti finanziari a parte - dalla crisi di liquidità sino a un crollo dei mercati che si annuncia simile, secondo alcuni analisti, a quello post crac della Lehman Brothers - le due parti ora dovranno affrontare il lungo percorso di separazione.
Ecco le diverse tappe e scenari della Brexit.

Pronto un summit straordinario: le Borse vanno tranquillizzate

Operatori di Borsa al lavoro.

Il 24 giugno alle 8 del mattino è stata indetta una riunione straordinaria della Conferenza dei presidenti del parlamento europeo.
Dopo una breve consultazione sull'esito del referendum, i capigruppo politici danno il mandato al presidente dell'Assemblea, Martin Schulz, per portare la posizione del parlamento alle altre due istituzioni europee.
Alle 10.30 l'incontro tra Schulz e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che ha già convocato una riunione insieme al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e al primo ministro del governo olandese Mark Rutte, a capo della presidenza semestrale del Consiglio Ue.
SUBITO O AL CONSIGLIO EUROPEO. Ora tocca a Bruxelles decidere come muoversi: convocando un summit straordinario già nel weekend del 25 e 26 giugno, con l'obiettivo di tranquillizzare i mercati, o durante il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno che sancisce l'avvio del negoziato con gli altri Stati membri sui tempi e i modi del 'recesso'.

E in caso di uscita? L'addio all'Europa entro due anni

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Come prevede l'articolo 50 del Trattato Ue, la Brexit deve avvenire entro due anni dalla notifica formale dell'intenzione di recesso.
Allo scadere dei due anni il Regno Unito perde lo status di Paese membro, a meno che insieme ai 27 (all'unanimità) concordi un prolungamento delle trattative di uscita.
Di rinvio in rinvio non si potrà comunque andare oltre la fine dell'attuale legislatura del parlamento europeo: maggio 2019.
SE LONDRA RITARDASSE? Secondo alcune ipotesi che circolano in questi giorni, soprattutto tra i sostenitori della Brexit, Londra potrebbe decidere di non notificare ufficialmente a Bruxelles l'intenzione di lasciare l'Ue.
Essendo infatti un referendum, il parlamento britannico dovrà prendere atto del risultato e ratificarlo.

Se Londra ritardasse questo processo, potrebbe avere più tempo per negoziare con le istituzioni Ue, in maniera ufficiosa, migliori condizioni di uscita, mantenendo ancora tutti i diritti di uno Stato membro.
JUNCKER: «FUORI È FUORI». Una possibilità che però il presidente Juncker ha già escluso: «Fuori significa fuori, voglio dire agli elettori britannici che non ci sarà nessun altro tipo di negoziato» dopo quello già concluso a febbraio con l'Ue dove «Cameron ha ottenuto il massimo di quello che poteva avere e noi abbiamo concesso il massimo di quello che potevamo dare».
Pur essendo ancora uno Stato Ue sino alla fine del negoziato, durante le fasi di contrattazione i 27 Paesi membri potrebbero chiedere al governo britannico di ritirarsi dal Consiglio.
POSSIBILE ASTENSIONE. Oppure i Paesi potrebbero concordare e chiedere una astensione di Londra al momento del voto sulle varie decisioni comunitarie.
Stessa condotta potrebbe essere seguita anche dagli europarlamentari britannici per quanto riguarda il loro coinvolgimento nell'attività legislativa dell'europarlamento.

Le conseguenze: rischio di barriere doganali e delocalizzazioni

Il premier britannico David Cameron.

Se gli Stati membri e le istituzioni europee non riusciranno a trovare un accordo con Londra che permetta un negoziato consensuale entro la scadenza dei due anni, il Regno Unito sarà considerato come un qualsiasi Paese terzo e come tale dovrà cercare di siglare ogni tipo di nuovo accordo.
Non essendo più un membro Ue, sarà tagliato fuori dal mercato unico e i cittadini britannici perderanno ogni diritto di soggiornare e lavorare nel resto dell'Ue.
Dal punto di vista economico, inoltre, ci sarà il ripristino delle barriere doganali e questo comporterebbe una serie di effetti a catena tra cui le delocalizzazioni verso il Continente delle aziende straniere oggi basate nel Regno Unito.
Per scongiurare uno di questi scenari potrebbe mettere sul piatto di Bruxelles una serie di proposte. Tre sono le più quotate.
OPZIONE NORVEGIA. Londra chiede di entrare nello Spazio economico europeo (See) come hanno già fatto i tre Paesi non Ue: Norvegia, Islanda, Lichtenstein.
Partecipa così pienamente al mercato unico, applicandone anche le normative, ma non può prendere nessuna decisione sulla regolamentazione del mercato.
Potere che sinora aveva in quanto membro Ue. Una perdita di influenza che testimonierebbe quindi un passo indietro e una sconfitta del fronte Brexit.
OPZIONE SVIZZERA. Avendo la Svizzera votato contro l'ingresso nello Spazio economico europeo, ha dovuto negoziare bilateralmente con l'Ue tutta una serie di accordi per poter partecipare comunque al mercato unico, quindi intese sulla sede delle imprese, patti finanziari, che hanno richiesto però molti anni per essere finalizzati.
Anni di nei quali Londra sarebbe tagliata fuori dal mercato europeo comune.
OPZIONE CANADA. Il Regno Unito potrebbe aspirare infine a essere un Paese extra Ue come il Canada e lavorare per mettere a punto un accordo complessivo di libero scambio con l'Ue.
Ma il Ceta negoziato per sei anni tra il governo canadese e quello europeo non è ancora nemmeno stato ratificato.

Pericolo effetto domino: Le Pen può chiedere la Franxit

Marine Le Pen, leader del Front national, partito di estrema destra francese.

Un ventaglio di possibilità che Londra potrebbe comunque negoziare se e solo se tutti i 27 Stati membri fossero d'accordo.
Ed è su questo punto che resta l'incognita maggiore: secondo gli analisti, infatti, se il Regno Unito ottenesse tutto quello che chiede senza danneggiare la sua economia, la scelta della Brexit risulterebbe vincente e potrebbe incoraggiare il fronte euroscettico negli altri Stati membri.
«Se diventerò primo ministro, ci sarà un referendum anche in Olanda per abbandonare l'Unione europea, lasciamo decidere il popolo olandese», così il leader del Pvv Geert Wilders ha già scritto in un comunicato dopo i risultati sulla Brexit.
VALANGA EUROSCETTICA. Ma a preoccupare ora è soprattutto la Franxit. È infatti il Front national a richiedere lo stesso trattamento per la Francia.
Marine Le Pen ha già comunicato che in caso di vittoria organizzerebbe un referendum per uscire dall'Ue.
Uno scenario che, a un anno dalle elezioni presidenziali, François Hollande cercherà di evitare a tutti i costi, anche a scapito di ostacolare i negoziati con Londra. Tutto per non perdere alle urne.
Per ora a perdere è solo Cameron. Quel referendum, che lui stesso aveva promesso e poi convocato credendo di poter dare un contentino al fronte interno, lo ha travolto.
«Il genio dell'euroscetticismo è uscito dalla lampada», ha tuonato Farage. E forse non solo nel Regno Unito.


Twitter @antodem

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