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LE CONSEGUENZE 24 Giugno Giu 2016 0911 24 giugno 2016

Dopo Brexit è l'ora di Nexit, Frexit e (ancora) Grexit?

Francia, Olanda, Danimarca e Svezia vogliono seguire la Gb sul referendum. Rischio effetto domino. A meno che l'Europa non si riformi completamente.

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Marine Le Pen.

A poche ore dal risultato sulla Brexit, è già gara a coniare neologismi: Nexit, Frexit, Grexit (per la verità, in voga da un pezzo). La sostanza è che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea rischia di innescare una reazione a catena, soffiando sul voto dell’anti-europeismo già molto vigoroso: referendum sulla permanenza tra i Ventisette (non più Ventotto, a questo punto), potrebbero essere indetti anche in Francia e Olanda. Senza contare l’Italia, naturalmente: a Matteo Salvini manca il peso politico per indire alcunché, ma di sicuro non l’intenzione.
LA SOLA IDEA DELLA FREXIT INDEBOLISCE LA UE. Marine Le Pen è stata la prima a dirlo: «Vittoria della libertà! Come chiedo da anni ora serve lo stesso referendum in Francia e nei Paesi dell'Ue». Fino a poco tempo fa sarebbe stata solo una sparata tra tante, ma la presidente del Front National in Francia gode di grande sostegno: gli euroscettici si assestano al 61%. E – soprattutto – Parigi andrà a votare nel 2017: il successo di Le Pen va messo in conto, e di lì al referendum il passo sarebbe scontato. Non ugualmente scontata una vittoria, ovviamente: la Francia fa parte del cuore dell’Unione europea. Ma anche solo l’idea della consultazione indebolisce terribilmente l’Europa già molto fiacca.
NEXIT: WILDERS VUOLE IL REFERENDUM. Senza contare che sono parecchi quelli pronti a salire sul carro del referendum. In Olanda, Geert Wilders, a capo del partito della destra nazionalista, ha sostenuto la Brexit e, in una recente intervista alla Bbc che auspica una strada simile anche per il proprio Paese.
L’umore euroscettico è diventato significativo anche ad Amsterdam, e la dimostrazione concreta l’ha fornita il referendum dell’aprile scorso (benché non vincolante per il governo) con cui il Paese ha bocciato l’accordo di associazione tra Ucraina e Ue: gli analisti lo hanno considerato un termometro importante del clima nazionale. Un sondaggio diffuso su Eee Vandgag, trasmissione della tivù pubblica, registrava che il 54% degli olandesi sarebbe a favore della Nexit (Netherland Exit).
LA VICINANZA TRA DANIMARCA, SVEZIA E UK. Segnali negativi arrivano anche dalla Danimarca, che a dicembre ha votato contro l’ipotesi di dare maggiori poteri a Bruxelles. Sull’umore danese pesano soprattutto il massiccio arrivo di immigrati e – particolarmente importante – il fatto di essere stata al fianco della Gran Bretagna in quasi tutte le trattative importanti con la Ue.
La vicinanza con il Regno Unito – incluso il comune rifiuto di adottare l’euro – è una caratteristica anche della Svezia, le cui decisioni politiche sono storicamente state spesso estremamente simili a quelle britanniche.
C’è infine, l’eterno caso Grexit: più che votare di stare fuori dalla Ue, la Grecia è stata minacciata di venire sbattuta fuori. Ad Atene, dopo anni di crisi e austerity, i sentimenti nei confronti di Bruxelles non sono certo positivi; senza contare che quando Tsipras un anno fa lanciò il referendum per uscire dalla moneta unica (ma non dalla Ue), non fu in grado di rispettarne i risultati per via delle pressioni di Juncker e soci.
OPPURE LA UE PUÒ CAMBIARE (SE NON VINCE TRUMP). Anche in quel caso, la scommessa del politico era stata forse troppo grossa: come Cameron, anche Tsipras cercava di salvare la pelle, senza certezze sul futuro di un Paese allo stremo.
Ora, però, in Europa il vento è cambiato. A Bruxelles probabilmente cercheranno di tenersi stretti non solo il premier greco, ma anche di smorzare le tensioni con tutti gli altri.
Gli ottimisti pensano addirittura che la Brexit possa servire a dare uno scossone ai leader dell’Unione, spingendoli infine a rivedere l’architettura e i meccanismi della Ue nel profondo, ritrovandone la spinta originale. Certo, perché succeda servono leader veri: e, soprattutto, che l’economia non crolli nel frattempo (favorendo magari anche una vittoria di Trump negli Stati Uniti…).

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