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RETROSCENA 25 Giugno Giu 2016 1811 25 giugno 2016

Brexit, i rappresentanti Uk sgraditi a Bruxelles

Londra temporeggia, ma Juncker vuole il divorzio rapido. Così i gli esponenti britannici dell'Ue si sentono di troppo. E arrivano le prime dimissioni.

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da Bruxelles

David Cameron e Jean-Claude Juncker.

L'Unione europea dei 27 non rimarrà ostaggio del Regno Unito. Che la Brexit abbia inizio. Ora.
Non ci sono sconti nè attese per avviare le pratiche di quel divorzio che il popolo britannico ha chiesto all'Ue con il referendum del 23 giugno.
LINEA DURA CON LONDRA. Questa è la linea di Bruxelles, diventata ancora più dura dopo il dietrofront del primo ministro britannico David Cameron, che aveva garantito un'uscita immediata in caso di vittoria del Leave, salvo poi cambiare idea.
Il 24 giugno ha dichiarato che dovrà essere il suo successore a decidere se e come far scattare l'articolo 50 dei Trattato di Lisbona per iniziare il processo di uscita dall'Ue. Bisognerà quindi aspettare sino a ottobre quando il congresso del partito conservatore Tory eleggerà il nuovo leader.
JUNCKER: «SERVE CERTEZZA DEL DIRITTO». Ma a quanto a pare, il premier britannico ha fatto i conti senza l'oste, ovvero Jean-Claude Juncker. È infatti il capo dell'esecutivo europeo a ricordare che «out is out» (fuori è fuori, ndr).
Il popolo britannico ha fatto la sua scelta, ora il governo inglese se ne deve assumere le conseguenze, perché «è prima di tutto una questione di divorzio pulito, i cittadini e le imprese hanno bisogno della certezza del diritto», ha spiegato Juncker il 25 giugno in un'intervista rilasciata al tabloid tedesco Bild.

La prima Brexit è quella del commissario Hill

Il presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker e il commissario dimissionario per i Servizi finanziari Jonathan Hill.

La tattica temporeggiatrice del governo britannico non ha fatto altro che irritare quello europeo. Londra vuole negoziare in maniera ufficiosa con l'Ue condizioni che non siano per lei penalizzanti, ma è proprio questo l'obiettivo di alcuni Stati membri e delle istituzioni comunitarie, che vorrebbero così scongiurare l'effetto domino, e dissuadere altri Paesi dall'intraprendere la strada del referendum contro l'Unione.
La decisione è di dare una lezione esemplare: colpirne uno per educarne 27. Alla Commissione europea il silenzio è la parola d'ordine, tenere basso il profilo, ma c'è chi assicura che l'ufficio di gabinetto di Juncker diretto dal tedesco Martin Selmayr ha già iniziato ad affilare le armi.
ATMOSFERA PESANTE. Il primo risultato è arrivato il 25 giugno: «Non posso continuare a svolgere il mio ruolo di commissario britannico come se non fosse accaduto nulla», ha dichiarato Jonathan Hill rassegnando le sue dimissioni.
Il commissario Ue per i servizi finanziari e uomo di Cameron ha lasciato il suo incarico, «prima che l'atmosfera diventasse troppo pesante», ha commentato con Lettera43.it un funzionario, che ha raccontato come molti colleghi britannici si «sentano già a disagio, con gli occhi puntati addosso e le poltrone traballanti».
Non è stato solo il disagio ad aver spinto Hill alle dimissioni, ma una serie di pressioni e richieste che gli sono arrivate dalle istituzioni europee.
«All'inizio del mandato di questo esecutivo, volevo che fosse il commissario britannico il responsabile dei servizi finanziari, come un mio segno di fiducia nell'adesione all'Ue da parte del Regno Unito. Con mio grande rammarico, questa situazione sta cambiando», ha commentato Juncker in una nota.
IL TEDESCO WEBER A CAPO DELLA CACCIATA. E a volerla cambiare ora non sono solo i britannici. «Lo scopo della Ue deve essere la difesa degli interessi finanziari di Roma, Parigi e Francoforte non quelli della City», ha detto all'Ansa il capogruppo del Ppe, il tedesco della Csu Manfred Weber.

La risoluzione del parlamento contro Cameron

La sede della Commissione europea.

Popolari, socialisti, liberali e Verdi hanno sottoscritto una risoluzione congiunta sulla Brexit che martedì 28 giugno sarà votata durante la plenaria straordinaria del parlamento europeo a Bruxelles a poche ore dall'apertura del vertice dei capi di Stato e di governo.
LE PRESSIONI DEL PARLAMENTO UE. «Fondamentale per la maggioranza del parlamento è che il processo negoziale inizi rapidamente, ed è stato offensivo ascoltare dal premier Cameron che la Ue debba fermarsi per aspettare il congresso dei conservatori ad ottobre», ha commentato il vice presidente delll'europarlamento David Sassoli, Pd.
Nella risoluzione si chiedeva anche a Juncker di sostituire il britannico Hill.
Una richiesta andata a buon fine ancora prima di essere votata. Ad assumere il portafoglio di Hill 'a interim' sarà il vicepresidente Valdis Dombrovskis.
Poi, dopo una «rapida consultazione con Cameron», fa sapere la l'esecutivo Ue, Juncker deciderà che ruolo affidare al nuovo commissario britannico. E c'è già chi a palazzo Berlaymont ironizza sul fatto che «gli affidereranno la politica Ue per il multilinguismo».
IL BRACCIO DI FERRO UK-UE. L'obiettivo è quello di porre una pressione sul governo Cameron, tale da indurlo a chiedere subito l'attivazione dell'articolo 50 dei Trattati.
Se Londra non notifica la richiesta di recesso, il negoziato non può cominciare; nel frattempo, tuttavia, il Regno Unito potrà continuare a partecipare a tutte le decisioni dell'Ue, i suoi ministri voteranno in Consiglio, i suoi 73 eurodeputati al Parlamento europeo, e il suo primo ministro al vertice Ue.
Per quanto ad avere il coltello dalla parte del manico sia Cameron, le istituzioni europee hanno intenzione di fare il possibile per accelerare il processo di uscita. E togliere i britannici dalle posizioni apicali dentro le istituzioni è la prima mossa. Come ha spiegato Juncker «questo non sarà un divorzio consensuale».

Twitter: @antodem

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