Brexit 160624210727
INTERVISTA 25 Giugno Giu 2016 1200 25 giugno 2016

Brexit, perché l'addio può essere un'opportunità

Senza Uk «i cittadini si rimpossessino del progetto Europa», dice De Matteis, european federalist party: «Serve un nocciolo duro. Berlino faccia il suo».

  • ...

da Bruxelles


«È un peccato che l'Unione europea perda un suo Stato membro, soprattutto perché i giovani hanno votato per restare. Invece gli anziani sopra i 60 anni hanno voluto la Brexit, decidendo così per un futuro che non è il loro».
È deluso Pietro De Matteis, 33 anni, presidente dell'European federalist party.
Da Bruxelles commenta i risultati del referendum britannico con Lettera43.it e non si capacita di come sia stato possibile che il futuro di una nazione sia stato deciso dal suo passato.
INGIUSTIZIA GENERAZIONALE. «È quindi prima di tutto un problema di democrazia, di giustizia generazionale».
Un risultato difficile da accettare, ma che «richiama tutti al realismo», dice.
E la realtà «è che questo è l'ultimo opt-out del Regno Unito», racconta tirando un sospiro di sollievo: «In fondo è sempre stato un Paese metà dentro metà fuori. I britannici non fanno parte dell'euro, di Schengen, hanno fatto opt-out su varie questioni come sulla libertà di movimento, i diritti dei lavoratori. Questo è stato solo l'ultimo passo».


Pietro De Matteis.  

DOMANDA. Il matrimonio tra il Regno Unito e l'Unione europea era finito da tempo?
RISPOSTA. Sì, questo voto lo sancisce una volta per tutte e obbliga gli altri Paesi Ue che sono interessati a lavorare insieme a fare davvero quel passo necessario, senza più scuse. Prima dicevano che era il Regno Unito che bloccava tutto.
D. Ora a chi daranno le colpe?
R. Spero che i Paesi all'interno della zona euro lavorino affinché non crolli tutto addosso agli europei, perché gli euroscettici non usino un eventuale altro voto per mostrare il loro malcontento sull'euro e sull'Ue, come già sta facendo Marine Le Pen in Francia e Geert Wilders nei Paesi Bassi.
D. Dopo la Brexit, il rischio è di sottovalutare anche la Franxit e la Nexit?
R. Sì, purtroppo i problemi alla base dell'euroscetticimo esistono davvero nella realtà dei cittadini. E il fatto che manchi una visione chiara su dove sta andando l'Europa e quali sono i principi che la guideranno nei prossimi 10, 20 anni, creano infinite possibilità di manipolazione da parte dei partiti xenofobi.
D. Per esempio?
R.
Uno dei cavalli di battaglia del fronte del Leave era l'immigrazione, ma il Regno Unito non fa neanche parte di Schengen. Questa disinformazione ha guidato i britannici verso la Brexit.
D. Come scongiurare altre exit dall'Ue?
R.
La prima cosa è inziare un grande dibattito sul futuro dell'Europa, su cosa vogliamo fare di questa Unione, perché stiamo insieme, quali sono i principi che ci portano avanti e come possiamo realizzarli. Tutti i cittadini devono contribuire e dire qual è la loro visione.
D. Serve un referendum europeo?
R.
No, serve un contratto sociale europeo, come è stato fatto in Italia dopo la guerra quando tutti i vari partiti si sono riuniti e hanno discusso insieme che cosa fare.
D. Oggi si discute solo se la Brexit è la morte dell'Ue o la sua resurrezione. Lei cosa pensa?
R. Tutto dipende da come ci comportiamo. La parola crisi in cinese è costituita da due parole: difficoltà e opportunità. Se prendiamo la Brexit in maniera passiva cercando di gestire le conseguenze nel breve termine, falliremo.
D. Invece?
R.
Se cogliamo questa occasione per aprire il dibattito e fare in modo che i cittadini si rimpossessino del progetto europeo, allora potrebbe essere una opportunità. Tutto dipende da quello che faranno i nostri leader, in particolare quelli dei Paesi fondatori e della zona euro.
D. Finora quale leader ha sbagliato di più?
R. L'errore più grande l'ha fatto David Cameron, perché ha indetto un referendum sull'Ue in un momento in cui non faceva altro che dare le colpe all'Unione per ogni cosa.
D. E gli altri 27?
R. Hanno sbagliato perché per anni hanno riconosciuto l'esigenza di dover cambiare le politiche europee, ma poi hanno sempre rimandato le decisioni alle successive elezioni. Uno 'shortermismo' di tutti i leader europei che si è accompagnto alla mancanza di visione.
D. Più che altro c'è stata sinora una monovisione politica?
R.
Sì, quella dell'austerità. L'Europa è stata assimilata a una entità lontana e superiore al cittadino che impone solo il rigore, senza mai fare vere politiche di rilancio e di sviluppo. Manca la parte sociale e umana dell'Europa, che non può essere solo quella delle sanzioni.
D. Enrico Letta sostiene che a rifondare una nuova Ue non possono essere tutti i 27 Stati membri, ma solo i Paesi dell'Eurozona, quelli che vogliono davvero l'ever closer union. Lei è d'accordo?
R. L'idea di una Europa allargata era sbagliata e irrealizzabile, si pensava che facendo un mercato unico tutti avrebbero voluto una Europa federale.
D. Anziché allargarsi è venuto il momento di restringersi?
R.
No, ma bisogna ripartire da chi vuol fare questo passo federale per necessità e per ideali, perché lo vogliono davvero, prima che gli euroscettici prendano il potere. Se aspettiamo ancora altri 10 anni, avremo una Ue sempre più incapace di risolvere i problemi.
D. Dopo il divorzio con la Brexit, la lezione è: meglio pochi ma uniti?
R. Sì, abbiamo finora pensato che allargandoci avremmo potuto condividere gli stessi principi e valori nel tempo di una generazione, invece non è successo. E la crisi dei rifugiati dimostra il fallimento di questa teoria, con il rifiuto dei Paesi del Visegrad group di prendere gli immigrati.
D. È venuto il momento di creare una mini-Ue?
R.
I Paesi fondatori potrebbero costruire un nocciolo federale più integrato, dobbiamo partire da loro e da chi è pronto, magari i Paesi dell'Eurozona, ma non tutti, solo quelli che si rendono conto che l'interesse dei cittadini europei debba essere superiore a quello dei governi nazionali.
D. Berlino sarà pronta a rinunciare a un po' di potere?
R.
La Germania deve essere il motore, deve far parte di questo processo di ripensamento. La rifondazione concreta e ambiziosa dell'Ue non può essere fatta senza i tedeschi.
D. Gli Stati Uniti d'Europa sono davvero una possibilità o un'utopia?
R.
Io sono un ottimista di natura, quindi penso sia possibile, ma è anche vero, come diceva Altiero Spinelli, che «l'Europa non cade dal cielo», quindi si può fare se la facciamo.
D. Come ripartire?
R.
Mi aspetto che in questi giorni i leader europei come Renzi, Hollande, Merkel, Michel facciano delle dichiarazioni chiare per superare la struttura attuale dell'Ue. Serve un nocciolo duro per creare davvero una Nazione federale.
D. E se non fanno questo discorso?
R. Allora bisogna essere realisti. E quindi pessimisti per le sorti dell'Ue.


Twitter @antodem

Articoli Correlati

Potresti esserti perso