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ALLE URNE 25 Giugno Giu 2016 1500 25 giugno 2016

Spagna, la Brexit usata contro Podemos

Attaccano Iglesias. Che vuole il referendum catalano. Ed è alleato coi comunisti anti-euro. Come l'uscita del Regno Unito può influenzare le elezioni spagnole.

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Pedro Sanchez, segretario del Partito socialista operaio spagnolo dal 26 luglio 2014.

Sfruttare la Brexit per uso interno.
A poche ore dall'apertura delle urne spagnole, il secondo voto in pochi mesi e chissà se destinato finalmente a dare un governo stabile a Madrid, i leader politici iberici si sono esercitati nel collegare il dibattito sull'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea alla competizione interna.
L'ex premier Mariano Rajoy ha scritto su Twitter: «Chi non ama la Costituzione e non sa se ama l'Europa non dovrebbe governare la Spagna».
Il leader di Ciudadanos Albert Rivera ha spiegato: «Ci siamo impegnati per un'Europa unita, con un esecutivo che governi con coraggio e non con populismo».
Pedro Sanchez, menando fendenti impliciti a destra e sinistra, ma soprattutto a sinistra, ha commentato: «La Brexit è il frutto della confluenza tra populismo e una destra irresponsabile».
PODEMOS SOTTO ATTACCO. Nelle ultime ore di una campagna elettorale in cui i temi europei sono stati accantonati, Podemos, il partito nato dalle proteste degli Indignados e impegnato a tentare il sorpasso sui socialisti, è stato attaccato per le sue posizioni sul referendum alla Catalogna, posto solo pochi mesi fa come condizione necessaria per la formazione di un esecutivo con i socialisti del Psoe, e per aver stretto un patto elettorale con Izquierda Unida (Iu), federazione di partiti di sinistra il cui leader Alberto Garzon fa parte il Partito comunista spagnolo che ha adottato nell'ultimo congresso una risoluzione per uscire dall'euro.

L'analista Galindo: «Niente paragoni con il M5s»

Il premier Mariano Rajoy, a sinistra, con Pablo Iglesias, leader di Podemos.

Un Pablo Iglesias sulla difensiva ha ricordato: «Siamo gli unici ad aver mandato un nostro rappresentante a fare campagna per il Remain». E non uno qualunque ma il responsabile degli affari esteri Pablo Bustinduy,
Del resto il partito degli Indignados e i suoi europarlamentari, eletti nelle fila della Sinistra europea, hanno ribadito la medesima posizione: «Nessuno se ne vorrebbe andare da un'Europa giusta e solidale. Dobbiamo cambiare l'Europa».
Nelle ultime ore prima dell'apertura dei seggi, i responsabili delle campagne dei diversi partiti ancora cercavano di capire come l'irruzione del referendum del Regno Unito potesse influire sugli esiti del voto.
PP ANCORA PRIMO PARTITO. Se le persone cercano stabilità, è il ragionamento più condiviso, voteranno il Partido Popular che secondo i sondaggi è comunque destinato a rimanere il primo partito di Spagna, nonostante sia stato travolto dalla Tangentopoli iberica e sul suo leader Rajoy piovano da tempo e su più fronti richieste di dimissioni.
Eppure, secondo Jorge Galindo, analista politico e fondatore del portale Politikon.es, il dibattito non modificherà gli equilibri attuali.
«C'è troppo poco tempo», spiega a Lettera43.it, «e poi chiariamo per i lettori italiani: Podemos non è il Movimento 5 stelle, ha sempre avuto un atteggiamento critico nei confronti dell'attuale Ue, sposa le analisi di Yanis Varoufakis ma non si è mai schierato per l'uscita dall'Unione».
NUOVA SOCIALDEMOCRAZIA. Insomma, eurocomunisti come Alexis Tsipras si potrebbe dire.
Per di più da mesi Podemos si vanta anche di essere la «nuova socialdemocrazia», cercando di fatto di rimpiazzare quegli stessi socialisti con cui pretende di allearsi.

Lo strappo inglese può rafforzare le formazioni agli estremi

I sostenitori di Podemos.

Secondo quanto riferisce El Espanol, in calle Genova, storica sede del Partido popular, si ipotizza persino che la Brexit sia un «messaggio positivo» per Podemos, avvallando la sua critica alla classe dirigente di Bruxelles.
Se i critici rafforzassero le loro convinzioni, lo strappo inglese avvantaggerebbe le formazioni agli estremi: popolari da una parte e Unidos Podemos (l'alleanza tra Podemos e Iu) dall'altra.
CAMPAGNA FOTOCOPIA. Per il resto il dibattito sull'indipendentismo di Catalogna e Paesi Baschi è già pane quotidiano di una campagna che è quasi la fotocopia di quella di sei mesi fa, con la sola differenza che questa volta i sondaggi danno gli Indignados tra il 24 e il 25% e i socialisti al 21-22%.
Galindo spiega che «in base alla media delle ricerche di opinione, sappiamo che il Partido popular e Ciudadanos non riuscirebbero ad avere la maggioranza necessaria a formare il governo».
SOCIALISTI DIVISI. E quindi? «Probabilmente Unidos Podemos sarà secondo partito, non sappiamo però se raggiungerà un numero sufficienti di seggi per proporre un'alleanza assieme al Psoe».
Anche se poi i numeri ci fossero, bisognerebbe trovare un accordo. Il partito di Sanchez rischia di spaccarsi tra chi appoggia una grande coalizione con i popolari e chi vorrebbe lasciarsi all'abbraccio di Podemos.
E così la Spagna potrebbe ripiombare nella stessa apnea, che vincano o non vincano gli 'anti-establishment'.


Twitter @GioFaggionato

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