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GRAFICI 26 Giugno Giu 2016 1200 26 giugno 2016

Guida alle elezioni spagnole in quattro infografiche

Schieramenti, programmi e temi da affrontare. Le elezioni in infografiche. Tra rischio ingovernabilità e coalizioni improbabili. I risultati in diretta.

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La Spagna torna alle urne senza certezze (i risultati in diretta).
A sei mesi dal voto del 20 dicembre 2015 i cittadini iberici eleggono un nuovo parlamento nella speranza di arrivare ad avere un governo. Ma l'impresa si annuncia molto difficile.
Nella precedente tornata elettorale nessuno dei partiti era riuscito a ottenere la maggioranza e allo stesso tempo tutti i tentativi di creare una coalizione sono falliti a causa dei no dei maggiori partiti.

La variabile economica: disoccupazione al 22%

La Spagna che si reca alla urne è un Paese che sta cercando di uscire dalla crisi con timidi risultati e ancora molto da fare.
UNA DELLE PIÙ ALTE D'EUROPA. Gli elettori tornano ai seggi con una percentuale di disoccupati altissima, una delle più alte d'Europa.
Stando ai dati della Commissione europea nel 2015, i senza lavoro hanno toccato la quota del 22,1%, quasi il doppio rispetto al dato italiano (11,9%).
Nei numeri però si legge anche una ripresa del Pil che nel 2015 ha chiuso con una crescita del 3,2%, un numero ottimistico che è quattro volte quello italiano, inchiodato allo 0.8%.


Gli schieramenti: Podemos seconda forza del Paese

I principali schieramenti che si contendono i 350 seggi nel Congresso dei deputati sono quattro, il Partito popolare guidato dal premier uscente Mariano Rajoy, i socialisti del Psoe di Pedro Sanchez, la formazione di centrodestra anti-sistema Ciudadanos di Alberto Rivera e infine il candidato a stupire tutti, Unidos Podemos di Pablo Iglesias.
PODEMOS IN CERCA DI CONFERME. Sorpresa al voto di dicembre, Podemos si è ripresentata alle urne con nuove energie e nuove alleanze.
Il movimento degli Indignados si è infatti unito con il fronte di sinistra Izequierda unida costituendo la lista Unidos Podemos.
Alla base del loro programma una profonda riforma del welfare con l'aumento del salario minimo e nuove spese stimate in 60 miliardi di euro.
I SOCIALISTI A RISCHIO SORPASSO. Negli ultimi sei mesi il leader dei socialsiti Pedro Sánchez le ha provate tutte per formare un governo ma ogni tentativo è stato fallimentare.
Ora, questo potrebbe costargli dei voti, ma soprattutto espone il partito al sorpasso a sinistra da parte del fronte di Podemos.
I POPOLARI PUNTANO SUL SOSTEGNO UE. Al potere dal 2011, il Partito popolare ha attutato una serie di politiche di austerity spinto dalla crisi del debito e dalle richieste di Bruxelles.
I primi dati macroeconomici sembrano dare ragione all'esecutivo, ma i recenti scandali corruzione che lo hanno colpito hanno aumentato la disaffezione degli elettori moderati che alle urne potrebbero premiare i cugini di Ciudadanos.

CIUDADANOS PUNTA SUI DIRITTI CIVILI. Con il 13,9% conquistato a dicembre la formazione di centrodestra anti-sistema guidata da Rivera si è confermata come quarta forza del nuovo sistema politico spagnolo.
Sulla carta le loro proposte economiche sono le stesse del Partito popolare, ma i movimenti si differenziano per almeno due motivi: da un lato Ciudadanos accusa il Pp di essere corrotto e responsabile del disfacimento del Paese; dall'altro non c'è l'accordo sul piano dei diritti civili.
La formazione di Rivera vorrebbe infatti legiferare in materia di fine vita e propone una legge per regolare l'utero in affitto.
I PROBLEMI DELLA SPAGNA SULLO SFONDO. Mentre le formazioni si rimpallano la responsabilità per il mancato accordo elettorale che ha costretto al ritorno alle urne, sulla Spagna incombono nuovi tagli previsti dall'Europa, ma non solo.
I nuovi provvedimenti per la riduzione della spesa si renderanno necessari per far tornare il rapporto deficit/Pil sotto la soglia d'allarme del 3% dato che nel 2015 ha toccato quota 5,1%.
Inoltre l'esecutivo dovrà trovare un modo per combattere la disoccupazione cercando di farla scendere sotto il 20%.
Altra patata bollente è la questione dell'indipendenza della Catalogna, con Podemos unico favorevole a concedere un referendum.

Quattro scenari per il dopo voto: a rischio un nuovo stallo

Il rischio della nuova tornata elettorale è che nulla sia cambiato da dicembre.
TRE CENARI INCERTI. Il 28% virtuale del Partito popolare non basterà a raggiungere la fatidica soglia di 176 seggi per la maggioranza.
Per questo motivo sarà necessario ripensare a delle alleanze.
La prima che viene in mente è quella tra i popolari e il movimento di Rivera data la vicinanza dei programmi soprattutto in materia economica.
Ma ci sarebbero almeno due problemi, da un lato non permetterebbe comunque di raggiungere i 176 seggi e dell'altro rimane di difficile realizzazione per l'ostilità anti-sistema di Ciudadanos.
POSSIBILE ALLEANZA A SINISTRA. L'altra ipotesi è quella di una coalizione di sinistra tra i socialisti e Unidos Podemos ma anche questo scenario è quasi impossibile proprio per la volontà di Podemos di distinguersi dai partiti tradizionali.
VERSO UNA NUOVA INGOVERNABILITÀ. Lo scenario più preoccupante, e più probabile, è quello dell'ingovernabilità.
Per la stabilità servirebbe una grande alleanza alla tedesca con Pp e Psoe pronti a sedersi per un governo di coalizione.
Ma anche questa opzione risulta difficilmente percorribile.
Per tutta la campagna elettorale i due schieramenti si sono attaccati a vicenda senza mostrare possibili margini di intesa.
In più i socialisti vorrebbero evitare il governo di coalizione per non perdere altri consensi che finirebbero a Podemos.

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