PROFILO 27 Giugno Giu 2016 1350 27 giugno 2016

Alessandra Clemente, chi è la Boschi vesuviana

Già assessora a Napoli, 29 anni, 4.666 voti con De Magistris. Precisa, sorridente, forse ingenua. Ritratto di Clemente, futura leader degli autonomisti anti-Renzi.

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A San Valentino ha mandato un bacio a tutti tramite messaggio su Facebook, ma da buon avvocato penalista (e, forse, futuro magistrato) quando il 23 giugno 2016 è stato pubblicato sul sito “Cittadinanza attiva per Napoli” un falso documento con le sue presunte spese elettorali non ha esitato a correre in procura per sporgere denuncia.
Poi, indignata nonostante le scuse degli ignari amministratori del sito, ha raccontato tutto sul social network, come è abituata a fare per qualsiasi evento le accada.
LA MAMMA ASSASSINATA. Ha 29 anni, occhi “di ghiaccio”, modi garbati e sorriso solare, l’aria da ragazzina un po’ ingenua ma dal piglio decisionista, risoluto e “tosto” di chi da adolescente non ha avuto vita facile (la mamma, Silvia Ruotolo, fu uccisa “per sbaglio” a 39 anni sotto casa al Vomero l’11 giugno 1997 durante un raid di camorra).
Alessandra Clemente? In molti se ne dicono convinti: «Altro che suor Sorriso o Alice nel paese delle meraviglie, chi segue le vicende di Napoli», avvertono, «farà bene a segnarsi in agenda il nome di questa giovane avvocatessa: di lei si parlerà. E molto» (guarda la gallery).
FUTURO OLTRE NAPOLI. Dopo tre anni da assessora alle Politiche giovanili nella giunta De Magistris (in cui entrò nel 2013) e dopo l’exploit alle elezioni comunali del 5 giugno in cui da leader della lista De.ma ha totalizzato 4.666 voti di preferenza (solo Mara Carfagna per il centrodestra ha ottenuto più consensi), la Clemente appare destinata a un futuro politico di primo piano e proiettato ben al di là del governo cittadino.
Esagerazioni? No, tanto è vero che nei corridoi di Palazzo San Giacomo (sede del Municipio a Napoli) c’è già chi la definisce sottovoce «la Maria Elena Boschi vesuviana», alludendo alla laurea, al suo piglio privo di chiaroscuri, al ruolo da icona «che tanto le si addice» e alle lodi continue che il sindaco riconfermato le riserva («È il mio fiore all’occhiello») a ogni occasione.
APPOGGIATA DA DON CIOTTI. Stakanovista come pochi sul lavoro, pignola e un po’ secchiona, ricercatissima dai mass media locali e nazionali (cui non si sottrae mai), forte di appoggi “politici” qualificati e di alto livello come quello dell’associazione anti-camorra “Libera” di don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese (di cui è dirigente da anni), Alessandra in campagna elettorale ha usufruito anche di un endorsement speciale e di indubbio peso: quello di suo zio, il giornalista-inchiestista televisivo Sandro Ruotolo, braccio destro del guru dell’informazione cosiddetta “impegnata” Michele Santoro di cui si vocifera l’imminente ritorno in Rai.

Non solo le Politiche giovanili: pure un incarico per le periferie

Alessandra Clemente con i suoi supporter durante la campagna elettorale delle Amministrative 2016 a Napoli.

Ma il più importante sponsor e consigliere della giovane assessora è ed è sempre stato Lorenzo Clemente, il papà, che dopo la tragedia che nel ’97 ha colpito la sua famiglia ha saputo insegnare a lei e al fratello più giovane che «l’odio serve solo a punire mentre è con l’amore che si riesce a cambiare davvero le cose».
Un «grande padre», secondo molti napoletani che hanno imparato a conoscerlo (nonostante la sua riservatezza) e che ora guardano alla giovane Alessandra con gli occhi di chi già immagina per lei un suggestivo futuro.
PROSSIMA VICESINDACO? Quale futuro? Il gossip impazza: c’è chi la indica come prossimo vicesindaco, ove mai l’attuale numero due di De Magistris Raffaele Del Giudice preferisse occuparsi di altro.
Oppure, come presidente del Consiglio comunale: in quel caso, sarebbe il presidente più giovane d’Italia.
Chi segue il sindaco sa che per lei avrebbe già deciso un incarico aggiuntivo a quello delle Politiche giovanili: affidarle il risanamento delle periferie, cioè il tema prioritario, quello più bollente, delicato e nevralgico che attende al varco i secondi cinque anni di “Giggino” e dei suoi.
Comunque sia, per la Clemente gli impegni si moltiplicano.
POSIZIONI ANTI-PREMIER. E saranno tutti di altissimo livello, fino a ipotizzare per lei perfino un ruolo da leadership nell’ambito del nuovo “soggetto” politico di rilievo nazionale (autonomista e anti-Renzi), cui De Magistris intende dare vita a partire da subito in vista del ''No'' già annunciato al referendum costituzionale di ottobre 2016.
Alla guida di tale soggetto è stato designato Claudio de Magistris, il fratello del sindaco.
Ma c’è chi sussurra: è ancora valida tale designazione? O il successo crescente dell’assessora Clemente sta facendo cambiare idea al sindaco, sempre più attratto dall’ipotesi di un leader femmina, sorridente e con gli occhi azzurri, brava e capace di calamitare alla grande consensi a valanga per il neonato “movimento dei movimenti”?
In tal caso, il fratello Claudio manterrebbe il ruolo da regista, ma la scena da leader nazionale sarebbe occupata in primis dalla giovane e convincente Alessandra.
Fantasie? Elucubrazioni senza fondamento? Chissà.
ECCESSO DI TRIONFALISMO. Un dato è sicuro: alla 30enne assessora c’è chi non perdona gli eccessi di trionfalismo, qualche frase fatta, la smania di propaganda e il sorriso perenne, visto che «si occupa dei giovani di Napoli che di sorridere non hanno alcun motivo».
Però tutti le riconoscono impegno, onestà, competenza.
«Saranno lei e Mara Carfagna», sussurrano in piazza Municipio, «le protagoniste più intelligenti e preparate del prossimo Consiglio comunale».

Avanti tutta a muso duro. Contro i clan e pure contro Gasparri

Alessandra Clemente con Luigi de Magistris.

Alessandra sorride. Ma il suo ora è un sorriso più consapevole.
Ne è trascorso di tempo rispetto a quando - nel marzo 2011 - criticò con asprezza («Ho l’anima spezzata!») la presunta assoluzione in Corte di assise d’appello dell’autista del commando che aveva ucciso sua madre senza prima neanche verificare se quella notizia pubblicata sul quotidiano Il Mattino fosse vera o frutto (come poi si rivelò) di «un terribile equivoco».
Ingenua? Dopo quella (e altre) gaffe, non lo è più.
E va avanti “a testa bassa” per la sua strada. Ha detto forte «vergognatevi» alla gente del Vomero per gli applausi riservati al boss Luigi Cimmino quando è stato arrestato.
CONFLITTO D'INTERESSI. Non ha nascosto «disagio e amarezza» quando è stata accusata di conflitto di interessi dopo la bocciatura del progetto di restyling dei baretti nella centralissima via Chiaia proposto e sponsorizzato dal suo fidanzato proprietario di un ristorante in loco.
Né ha avuto remore a polemizzare a muso duro con il senatore Maurizio Gasparri sulla liberalizzazione delle droghe leggere.
E poi, i molti progetti approvati: la casa di accoglienza per i ragazzi che escono dal carcere di Nisida e hanno paura di tornare nel loro rione.
La proposta di destinare al sociale i fondi riservati ai partiti.
La convinzione che tra un politico e un assistente sociale «è il secondo che dovrebbe guadagnare molti soldi».
Il coro composto dai ragazzi del Vomero e di Scampia per la prima volta insieme.
E tanto altro, nella consapevolezza che si tratta ancora di briciole rispetto alla terribile «emergenza giovani».
INNAMORATA DEGLI USA. Zitta zitta (o quasi) Alessandra se ne va spesso negli Stati Uniti, di cui è innamorata. Va a perfezionare l’inglese.
E a tenere lezioni nelle università sui beni confiscati alle mafie.
Su Gomorra in tivù non lesina critiche: «C’è tanta gente che fa un lavoro silenzioso sui ragazzi per demolire i modelli che hanno in famiglia o nel rione in cui vivono. Poi quei modelli se li ritrovano in televisione, consacrati e legittimati. Così tutto il lavoro fatto puoi buttarlo via».
Intanto, la “futura leader” cura nel riserbo contatti anche fuori della Campania: in Calabria, in Sicilia, in Basilicata, in Puglia.
NON È CHE L'INIZIO, GIURANO. I giovani la stimano. Gli altri, quelli dei rioni sotto schiaffo di camorra, per lo più la ignorano.
A tutti, Alessandra parla senza giri di parole. Dei funerali col tiro a otto riservati alla vedova Stolder (figlia, sorella e madre di camorristi a Forcella) si è detta «indignata».
E pronta a organizzare “un contro-funerale” per contare chi è più forte. E «indignata» si è detta anche «per i quattro gatti» presenti alla cerimonia in onore di Annalisa Durante, la giovinetta uccisa per sbaglio a Forcella nel 2004.
Ha fatto 1.192 giorni da assessora. Non è che l’inizio, sussurra chi la conosce.
La “battaglia” continua. Tra una lacrima che emoziona e il sorriso che si fa speranza.
Nel nome di quel monito che risuona come un refrain alla memoria: «L’odio serve a punire, è con l’amore che si cambiano le cose».
Una volta Alessandra ha confidato: «Mamma mi ha insegnato a sorridere. Papà a camminare».


Twitter @enzociaccio

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