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POLITICA 27 Giugno Giu 2016 1013 27 giugno 2016

Brexit, braccio di ferro sui tempi dell'uscita

Prosegue a oltranza la lite sulle modalità della procedura. Merkel, Hollande e Renzi a Berlino: «Non c'è tempo da perdere». Ma Londra non ha fretta. I Tories: «Nuovo leader entro il 2 settembre».

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Francois Hollande, Angela Merkel e Matteo Renzi a Berlino.

Angela Merkel, Francois Hollande e Matteo Renzi non hanno dubbi: non bisogna «perdere tempo» per avviare i negoziati che porteranno all'addio di Londra all'Unione europea, perché «niente è peggio dell'incertezza».
Ma attenzione: per avviare i negoziati, serve la «richiesta ufficiale del Regno Unito», così come prevede l'articolo 50 del Trattato.
Prima di allora, con la Gran Bretagna niente colloqui, né formali né informali.
VERTICE A TRE A BERLINO. All'inedito vertice a tre a Berlino, tenutosi alla vigilia del primo Consiglio Ue dopo il sì alla Brexit, i leader di Germania, Francia ed Italia (i tre 'big' rimasti dell'Unione dopo che il popolo britannico ha deciso con un voto di dire addio a quell'Europa di cui, sottolinea Hollande, non condividevano già né la moneta comune né lo spazio Schengen), rinunciano all'etichetta di 'direttorio'.
ROAD MAP PER L'UE. E lanciano un segnale di rispetto tanto alle istituzioni di Bruxelles quanto agli altri Stati membri. Ma al contempo gettano il cuore oltre l'ostacolo, fissando una vera e propria 'road map' (sicurezza interna ed esterna, crescita dell'economia e della coesione sociale, immigrazione e un programma ambizioso per la gioventù) su cui l'Unione dovrà prendere da settembre misure concrete, che andranno verificate al 60/mo anniversario del Trattati di Roma.
NUOVO LEADER TORY ENTRO IL 2 SETTEMBRE. Intanto, il comitato esecutivo del partito conservatore britannico ha fatto sapere che il nuovo leader, in sostituzione del dimissionario David Cameron, dovrà essere operativo entro il 2 settembre.
Il nodo, nel frattempo, resta sempre quello dei tempi del divorzio.
L'Europa ha fretta, Londra decisamente meno.
Parigi e Berlino sono d'accordo sul fatto che si debba «agire velocemente» e in maniera decisa sulla messa in atto dell'uscita della Gran Bretagna. «Abbiamo temperamenti differenti, tutti conosciamo bene il modo in cui i tedeschi cercano di ragionare seriamente, e hanno ragione», ha detto il ministro delle Finanze francese Michel Sapin. Ma «non c'è alcuna differenza tra Francia e Germania sulla domanda d'attualità: la Gran Bretagna deve andare in fretta? Sì. Londra ha votato, ha votato per la Brexit, la Brexit si deve mettere in atto fin da adesso».
«NON SI PUÒ PERDERE UN ANNO». «L'Italia dice che tutto può fare l'Europa tranne che aprire per un anno una discussione sulle procedure dopo aver discusso un anno sulle trattative. Così si perde di vista il messaggio del referendum», ha tagliato corto Renzi in parlamento.
OSBOURNE: «IL RINVIO AIUTERÀ». La Gran Bretagna avvierà i negoziati quando avrà messo a punto un piano, il rinvio «aiuterà», ha replicato il cancelliere George Osborne, dopo che il 26 giugno si era saputo che il premier David Cameron non avrebbe attivato la Brexit al vertice europeo del 28.
Quella britannica, ha sottolineato Osborne, è «un'economia robusta» e il Regno Unito non «vuole voltare le spalle a Ue e al resto del mondo» ed è «aperta al business». «Non c'è una grande fretta di lasciare l'Unione europea», ha aggiunto Boris Johnson. L'ex sindaco di Londra ha poi ringraziato il cancelliere per aver messo «fine al progetto paura», ovvero alle fosche previsioni sugli effetti della Brexit per l'economia britannica da parte della campagna Remain, di cui Osborne è stato paladino. «Non ci sarà una finanziaria di emergenza, le pensioni della gente sono al sicuro, i mercati sono stabili. Sono buone notizie».
AFFONDO DI BERLINO. Da Berlino è arrivato poi l'affondo del ministro della Difesa tedesco: «Non credo che vivrò abbastanza per rivedere il Regno Unito di nuovo nell'Unione europea, ma forse i miei figli o i miei nipoti saranno sufficientemente intelligenti da ripristinare la forza dell'Unione», ha affermato Ursula von der Leyen, 57 anni. Mentre stesso Osborne ha gelato i propositi di revanche degli anti-Brexit britannici. La Gran Bretagna «è pronta a confrontarsi con qualsiasi cosa ci aspetti in futuro: la democrazia ha parlato, ora dobbiamo agire sulla base dell'esito. E io rispetterò il risultato», ha assicurato il ministro delle Finanze. Dal suo punto di vista, il rinvio dell'apertura del negoziato serve in una fase in cui «alcune aziende hanno interrotto le proprie decisioni su investimenti e assunzioni».

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