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CONSEGUENZE 27 Giugno Giu 2016 1000 27 giugno 2016

Irlanda, la Brexit riaccende l'ipotesi riunificazione

Belfast ha votato Remain. È l'occasione per tornare con l'Eire? Rivolta di Pasqua, Esercito repubblicano, scontri religiosi: storia del lungo conflitto coi britannici.

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L'Ira è l'Esercito repubblicano irlandese.

Sulle pagine del Guardian l'editorialista Fintan O’Toole ha definito l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea come «il miglior regalo per i nazionalisti irlandesi». E non ha tutti i torti.
In Irlanda del Nord il 56% dei votanti si è espresso per il Remain, con 18 circoscrizioni a favore e 11 contrarie.
Questo risultato, oltre a rimarcare la divisione profonda del Paese, ha riacceso il sogno dell’unificazione d’Irlanda.
E con essa, anche le tensioni.
Prima del referendum, nel corso di una conferenza all’università di Derry, l'ex primo ministro britannico Tony Blair aveva detto che le conseguenze della Brexit avrebbero messo seriamente a rischio la pace e la stabilità del Nord Irlanda, «costruite con grande sforzo e consolidate con altrettanta difficoltà».
Ma andiamo per ordine. Come nasce e come si sviluppa il conflitto?
PRIMA COLONIA INGLESE. Il giornalista Riccardo Michelucci, esperto d’Irlanda, autore di Storia del conflitto anglo-irlandese. Otto secoli di persecuzione inglese (Odoya, 2009) e curatore dell’edizione italiana di The Insurrection in Dublin di James Stephens (Menthalia, 2015), spiega a Lettera43.it: «L’Irlanda è stata la prima colonia inglese e nel corso del tempo i suoi abitanti hanno patito le conseguenze di uno status coloniale a tutti gli effetti».
Secondo lo studioso «con la decadenza dell’Impero britannico il processo verso l’indipendenza ha subito un’accelerazione e nel 1921, non potendo più mantenere il controllo dell’intera isola, Londra ha imposto con la forza all’Irlanda una divisione del tutto arbitraria che ha dato vita a un’entità geopolitica artificiale, quella dell’Irlanda del Nord».
NON SOLO SCONTRO RELIGIOSO. L’obiettivo dei britannici era quello di costruire una maggioranza protestante all’interno di un Paese quasi esclusivamente cattolico, per perpetuare quel dominio iniziato tanto tempo fa.
Michelucci, però, puntualizza che l’elemento religioso, «almeno negli ultimi tre secoli, è stato sempre usato strumentalmente per far apparire il conflitto irlandese come uno scontro tra cattolici e protestanti».
Ma la realtà è diversa «e le origini dello scontro derivano dal settarismo inculcato nei discendenti dei coloni inglesi e scozzesi che hanno sempre mantenuto il potere nella parte settentrionale dell’Irlanda».
È necessario ricordare che in Irlanda del Nord la minoranza cattolica è stata vessata per decenni, privata del lavoro, della casa e del diritto di voto.
REPRESSIONE E NUOVE TENSIONI. «Quando negli Anni 70 i repubblicani hanno cercato di alzare la testa per reclamare uguaglianza e parità di diritti, sono stati repressi senza pietà, favorendo la rinascita dell’Esercito repubblicano irlandese (Ira) e incancrenendo il problema fino ai giorni nostri», dice Michelucci.

La Rivolta di Pasqua avveniva giusto 100 anni fa

La Brexit ha riacceso sogni di unificazione tra Irlanda e Irlanda del Nord.

Sono passati 100 anni dall’Easter rising, la Rivolta di Pasqua che nel 1916 diede il via al lungo processo verso la costituzione della Repubblica d’Irlanda.
«Tutto si svolse nel breve volgere di una settimana, tra il 24 e il 30 aprile del 1916, quando poco più di un migliaio di uomini e donne irlandesi dotati di coraggio e amore per la libertà, ma con scarsi mezzi militari, decisero di sfruttare il momento di difficoltà nel quale si trovava il nemico», ricorda il giornalista.
«La Gran Bretagna era infatti impegnata nella Prima guerra mondiale, e stava fronteggiando proprio in quei mesi il pericolo di una possibile vittoria tedesca sul fronte occidentale».
UN GIORNO SIMBOLICO. La scelta del giorno di Pasqua ebbe un carattere più simbolico che strategico.
«Il sogno dei leader della rivolta», continua l’esperto d’Irlanda, «era quello di identificare la liberazione del Paese con la Pasqua di resurrezione, e per riuscirvi non sarebbe stato necessario ottenere una vittoria militare sugli inglesi, cosa che nessuno credeva possibile, bensì compiere un atto di ribellione armata capace di risvegliare la coscienza nazionale».
La Rivolta irlandese del 1916 continua ancora oggi a rappresentare uno dei momenti più alti di resistenza contro il potere coloniale e di martirio per la libertà dell’epoca contemporanea.
IL SOGNO INCLUSIVO. Per Michelucci «i ribelli di 100 anni fa non furono soltanto d’esempio e d'ispirazione per le generazioni che vennero dopo di loro, ma hanno lasciato anche un'importante eredità grazie ai principi formulati nella Proclamazione di Pasqua».
Il documento, infatti, delineava il sogno di un’Irlanda che in futuro avrebbe dovuto essere un Paese inclusivo, senza alcuna discriminazione di classe e di religione.
Era il progetto di una nazione ideale, forse irrealizzabile, ma che sarebbe rimasto un punto di riferimento fino ai giorni nostri.

Gli anni dei troubles hanno macchiato di sangue intere generazioni

Col termine ''troubles'' si intendono gli scontri più accesi tra la comunità nazionalista repubblicana e quella filo britannica.

Da quel lontano 1916 è successo di tutto.
La martoriata terra d’Irlanda è stata più volte colpita da attentati e uccisioni.
Gli anni dei troubles, gli scontri più accesi tra la comunità nazionalista repubblicana e quella filo britannica, hanno macchiato di sangue intere generazioni, che ancora ne portano i segni.
PACE NON EFFETTIVA. Ma se è vero che oggi la situazione in Irlanda del Nord si è tranquillizzata, è altrettanto vero che questa pace è priva di un’effettiva riconciliazione, nonostante tutti gli atti simbolici che in questi ultimi due decenni hanno segnato il percorso post Accordo di pace: quel documento siglato il 10 aprile del 1998 dal governo britannico e irlandese e con il quale molti si illudevano che portasse alla fine delle ostilità.
ATTACCO A MARZO 2016. Un’illusione, appunto. L’ultimo attacco rivendicato da quella che viene chiamata la New Ira, l’organizzazione che nel 2012 ha riunito i diversi gruppi armati ancora attivi, più o meno legati con il vecchio Esercito repubblicano irlandese, è avvenuto nel marzo 2016, quando la guardia carceraria Adrian Ismay, 52 anni, è deceduta a seguito delle ferite riportare nell’esplosione di un ordigno posizionato sotto la sua auto nell’area di Hillsborough Drive, zona Ovest di Belfast abitata in prevalenza da lealisti.
Il secondino, che in passato ha lavorato sia nel carcere di Long Kesh sia in quello di Maghaberry - dove ancora oggi sono detenuti molti dissidenti repubblicani - era in servizio da quasi 30 anni.
MA NESSUN RITORNO DI GUERRA. Il gruppo paramilitare alla fine di aprile aveva annunciato l’intenzione di proseguire gli attacchi armati e avvertito che le guardie carcerarie erano un bersaglio, dichiarando che «i volontari dell’Esercito repubblicano irlandese sono pronti e determinati a portare la guerra contro il nemico della nostra nazione fino a quando l’Irlanda sarà libera dall’oppressore britannico e composta da 32 contee».
Tuttavia, lo studioso Michelucci crede che «i recenti rigurgiti di violenza hanno avuto purtroppo anche esiti letali, ma continuo a essere convinto che il contesto sociale odierno non consenta un ritorno a un conflitto a bassa intensità come quello che abbiamo visto fino a una ventina d’anni fa».

La Brexit come occasione per riunificare

Dopo la Brexit molti osservatori sostengono che un’Irlanda unita potrebbe essere economicamente conveniente.

A maggio 2016 le minacce del gruppo armato hanno portato il governo di Londra a innalzare il livello di allerta da «moderato» a «sostanziale».
L’ultima volta era accaduto nel 2010, poi abbassato due anni più tardi. Secondo il Mi5 - l’intelligence britannica - i gruppi armati repubblicani hanno aumentato in modo significativo le loro capacità e, di conseguenza, la possibilità di effettuare attacchi armati anche in Inghilterra, Scozia e Galles.
Anche il Police service of Northern Ireland (Psni), la polizia dell’Irlanda del Nord, ha avvertito che l’Ira negli ultimi tempi ha ingrandito esponenzialmente le proprie attività.
In questa complessa situazione si è votato per la Brexit.
L'USCITA? UNA CATASTROFE. Lo Sinn Fèin, il principale partito repubblicano dell’Irlanda del Nord, nonostante si sia sempre schierato come movimento anti-Ue, ha chiesto ai suoi elettori di votare per il Remain, facendo presente che un’uscita dall'Europa sarebbe stata una catastrofe per l’economia del Nord Irlanda, per i lavoratori e anche per i diritti umani.
Ciò non toglie che abbia anche messo le mani avanti dicendo che un eventuale successo del Leave avrebbe aperto la strada a un referendum per la riunificazione dell’isola, cosa che il vicepremier Martin McGuinness, uno dei leader storici del partito nazionalista irlandese, si è affrettato a chiedere a gran voce una volta ufficializzata la vittoria del fronte pro-Brexit.
Altri partiti repubblicani, come l’Èirìgì, il Workers Party, l’Irish Republican Socialist Party e il People Before Profit, si erano schierati sin da subito a favore della Brexit, portando avanti una campagna denominata Lexit (Left Vote to Leave) in chiave antiliberista.
UNITI ORA CONVIENE. Forse è ancora presto per parlare di un referendum per l’unificazione d’Irlanda, ma una cosa è certa: le inevitabili conseguenze sul piano economico e sociale dell’uscita dall’Unione europea del Regno Unito hanno spinto anche diversi unionisti ad affermare che un’Irlanda unita potrebbe essere economicamente conveniente.
Per il momento però, come avverte il giornalista Michelucci, «sono voci isolate e sarà necessario capire quali saranno le reali conseguenze della Brexit sull’economia del Nord Irlanda».
Un «avvicinamento economico» tra filo britannici e repubblicani che in futuro potrebbe regalare ai nazionalisti irlandesi il sogno di intere generazioni. Oppure nuove, forti, tensioni.


Twitter @fabio_polese

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