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MAMBO 27 Giugno Giu 2016 1046 27 giugno 2016

La politica è moribonda: serve ripartire dal 1989

Si sente il bisogno di una critica a questo capitalismo. Senza però tornare ai soviet.

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La tentazione più forte fra i commentatori e gli osservatori è quella di trarre una legge generale dai singoli avvenimenti “portentosi” a cui stiamo assistendo. Un carattere buffo ha avuto la discussione, vecchissima, attorno al “popolo” che sarebbe più ignorante delle élite e quindi non in grado di giudicare materie complesse.
Fra i tanti problemi che hanno le democrazie contemporanee (ruolo delle grandi organizzazioni internazionali, finanziarie e no, svuotamento di poteri degli Stati-nazione, volatilità dell’economia di carta eccetera), quello che è meno preoccupante è che al voto vadano sempre meno persone e che quelli che vi vanno hanno come motivazione l’appartenenza, un sogno, l’incubo, la paura.
E ORA AVANTI COI DIBATTITI SULL'ITALICUM. In queste ore si aprirà la dotta e noiosissima discussione sul sistema elettorale perché il risultato spagnolo non ha dato un vincitore in grado di governare.
Leggeremo disquisizioni sull’Italicum, pro o contro, sul Mattarellum eccetera eccetera, senza che alcuno dica con banalità che il sistema è così triangolare e così incapace di trovare un vincitore assoluto non per le regole ma perché l’opinione pubblica è incerta di fronte a offerte politiche non particolarmente attraenti.
Non nego che i dibattiti sulla democrazia delle minoranze e sulle leggi elettorali abbiano un loro fascino, ma temo che ci facciano perdere tempo di fronte alle poche lezioni che queste settimane stiamo ricevendo dall’unico test che vale, il voto di alcune comunità.
LA POLITICA VIAGGIA SULLE SABBIE MOBILI. Il test dice che in tanti considerano la politica lontana, soprattutto fra i giovani, anche in Gran Bretagna dove nei primi momenti i ragazzi erano sembrati tutti orientati all’europeismo, ci dice che le istituzioni castali (governi, ordinamenti sovranazionali) sono vissute come nemiche fino a rafforzare la tesi che sia in atto non uno scontro di classe tradizionale ma uno dal “basso verso l’alto”, ci dice che la politica viaggia sulle sabbie mobili, i partiti si squagliano, i movimenti pure (Grillo se ne accorgerà).
In tutto questo, la parte di società che sembra indifferente ai risultati è quella dell’1% che con Brexit o senza, con Trump o Hillary, con Cameron o mister Bean, con Renzi o con Di Maio fa quel che gli pare.

Si sente la necessità di una critica a questo capitalismo

Sarebbe il caso di tornare ai fondamentali.
Non voglio proporre vetuste analisi marxiste che peraltro mi sono passate di mente. Voglio solo sottolineare che il mondo che viviamo ha le seguenti caratteristiche: si è allargato a dismisura con una gran parte che vive meglio e la radicalità di chi resta nella povertà, che vecchi stati disegnati dai colonialisti sono crollati, che le religioni e le piccole patrie sono collanti spaventosi, che il numero di lavoratori che potrebbero unirsi per fare quella cosa innominabile è accresciuto a dismisura, che l’Europa non sa più a chi far pagare il proprio Welfare e che in Ue viviamo immersi nella fase della paura verso il diverso, della paura della pauperizzazione dei ceti medi. Ma, soprattutto, viviamo in una stagione in cui la politica è scomparsa.
LIBERISMO UNICA IDEOLOGIA DOMINANTE. Dopo tanto revisionismo, dopo tanto dire che tutto è sempre stato uguale, che le ragioni dei vincitori e quelle dei vinti erano uguali, dopo tanti fallimenti di progetti millenaristici accantonati con un discorso alla Bolognina senza interrogarsi sul dopo, la strada si è riempita di detriti.
Il principale è il liberismo, ideologia pervasiva e unica di fronte alla crisi dei movimenti operai, che ha dominato Occidente e Oriente, ha dato potere ai grandi speculatori, ha creato un massa enorme di piccoli intellettuali compiacenti.
Si sente la necessità di una critica del capitalismo. Per carità, senza dare il potere ai soviet. Storia chiusa. Ma quest’altra storia per cui siamo tutti di destra e tutti di sinistra e l’elettore è travolto da mille singole pulsioni e non sceglierà mai quella giusta, che lo Stato deve sparire e forse con esso un po’ di corpi intermedi e, già che ci siamo, la società.
LA VECCHIA CLASSE DIRIGENTE FACCIA MEA CULPA. Tutto questo, posso dirlo con brutalità, deve andare nel cesso.
Ricominciamo da dove eravamo rimasti dopo l’89 e da questo punto fermo: comunismo mai più, ma neppure vittoria per chi “stacca solo cedole”. È per questo che in tante recriminazioni anti-Renzi, che condivido, della classe dirigente precedente vedo una viltà di fondo.
Sono loro che hanno dato il dopo l’89 in mano ai Soros eccetera.
Con chi se la prendono ora, con quel povero disgraziato di Firenze che crede di avere il mondo tra le mani ma rischia di perdere un referendum facile-facile?

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