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POLEMICA 27 Giugno Giu 2016 2139 27 giugno 2016

Roma, Orfini: «C'è chi rimpiange il Pd di Mafia Capitale»

Scontro nel Partito democratico capitolino del dopo-amministrative. Il commissario speciale: «Io non lascio».

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Il presidente del Pd, e commissario speciale per Roma, Matteo Orfini.

Tira una pessima aria nel Pd di Roma all'indomani della pesante sconfitta elettorale: dichiarazioni al vetriolo, richieste di dimissioni per il commissario Matteo Orfini e repliche altrettanto infuocate.
«Chi ci critica preferiva il Pd di Mafia Capitale», attacca Orfini, «io lascio a ottobre, quando scade il mio mandato. Ho preso in mano un partito sotto processo, con suoi esponenti in manette, e l'ho riportato a testa alta nelle strade della città. Mi pare semplicistico che si attribuisca al lavoro di bonifica la responsabilità del risultato su Roma, perché vorrebbe dire che si stava meglio quando c'era il Pd di Mafia Capitale».
MERCOLEDÌ RIUNIONE PER L'ASSEMBLEA. A due giorni dalla riunione che dovrebbe stabilire i prossimi equilibri in assemblea capitolina (il ruolo di capogruppo potrebbe spettare a Roberto Giachetti o, più probabilmente, a Michela Di Biase, moglie del ministro Dario Franceschini e 'recordwoman' di preferenze dem) la resa dei conti comincia a distanza.
«LA SINISTRA SI RADICHI NEL DISAGIO». Orfini, dopo gli attacchi - anche dal ministro Marianna Madia - avrebbe dovuto dire la sua venerdì in direzione nazionale, ma dopo lo slittamento ha affida la sua posizione ad una intervista: «L'enorme crescita delle diseguaglianze rende necessario per la sinistra, ancora prima di assumere le misure necessarie, radicarsi in quel disagio».
MICCOLI: «IL PD ROMANO VA RIFORMATO». Ma c'è qualcuno a cui il passaggio su Mafia Capitale proprio non va giù. «Orfini continua incredibilmente ad autoassolversi», punta il dito il deputato Marco Miccoli, «e peraltro accusa chi lo critica di preferire il Pd di mafia capitale. A Roma il Pd va rifondato. Orfini compia un atto di responsabilità, è il suo ruolo di Presidente nazionale del Partito che glielo impone: lasci che si possa rifondare il Pd romano con l'umiltà di dire che abbiamo sbagliato».
«NESSUNA INIZIATIVA DEI DIRIGENTI». Si fa sentire anche il collega, Roberto Morassut, auspicando «un'iniziativa dal basso dei militanti e dei dirigenti romani più consapevoli per discutere del voto di Roma. Dopo una settimana non c'è traccia di una iniziativa dei gruppi dirigenti. Vedo proliferare iniziative di gruppo anche solo per discutere del voto. Continua la vita interna fatta per confederazione di consorterie. Auspico una iniziativa delle persone più libere e consapevoli. Anche di diversa sensibilità».

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