Matteo Renzi 160627191424
MAMBO 28 Giugno Giu 2016 1253 28 giugno 2016

Il Pd esca dalla prigione Firenze e entri in Europa

Renzi rottami le idee fallimentari del vecchio centrosinistra e molli le riforme da dementi.

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Matteo Renzi.

Ci voleva, eccome, la “rottamazione”, ma non quella di Matteo Renzi fatta di vendette personali su personaggi della sinistra a lui avversi. Ci voleva una rottamazione di vecchie idee durate poco meno di un ventennio che si sono rivelate da subito aria fritta.
Queste idee sono state volgarizzate in slogan che hanno guidato la politica con i predecessori di Renzi e con lo stesso de cuius.
TROPPI SLOGAN VUOTI. Il primo è: «Ce lo chiede l’Europa». Questa frase-chiave (che promanava soprattutto dal Quirinale che ha grandi responsabilità negli errori recenti della politica italiana), dimenticava un dato di fatto che si vedeva a occhio nudo e che ora è esploso. Questa Europa è apparsa agli elettori (non solo ai populisti e agli “ignoranti”, come dicono quelli che danno sempre lezioni al popolo) lontana, ostile, burocratizzata. Il modo in cui è stata trattata la Grecia grida ancora giustizia.
Il secondo slogan è: «La governabilità prima di tutto». Governabilità dovrebbe significare dare vita a esecutivi che per compattezza parlamentare, per blocco elettorale, per forza programmatica, siano in grado di guidare il Paese. «Governabilità», invece, ha sostituito il contenuto della politica: riforme take away, alleanze con chi ci sta, programmi fantasma e soprattutto mutevoli. Riforme e leggi elettorali un tanto al chilo.
Il terzo slogan è quello su cui mi concentro da tempo: «Non esistono più la destra e la sinistra». Che invece esistono, basta distogliere lo sguardo dalla politica politicante e andare a guardare nella società dove la voglia di contrapposizione vede crescere il “mondo contro” e restringersi coriacemente il “mondo pro”.
TANTI TIPI DI DESTRA IN ITALIA. Destra ha tre significati oggi, in sé incompatibili ma opportunisticamente tenuti assieme. Ce n'è una liberale che può dire al Paese di voler rappresentare l’argine contro le derive gauchiste delle sinistre, ma deve dichiarare allo stesso elettorato che con i propri populismi si possono racimolare voti, pochi, ma l’Italia diventa più piccola.
C’è la destra di Salvini e Meloni che non ha neppure idea di come si governa e che è in fondo la riedizione “dei “forconi” e dei “boia chi molla”.
C’è infine quella camuffata dei 5 Stelle che si avvantaggia della crisi dei partiti, degli errori dell’establishment, della ottusità della euro-burocrazia e ingrassa dando l’idea di non poter far molto. Molte idee, confusissime, cioè i vaccini, le scie chimiche e “vaffanculo” a volontà.

La sinistra torni a parlare al suo popolo

Dall’altro lato, esiste una sinistra radical che si sta sciogliendo al sole. Era una finta sinistra radical. In fondo era fatta da pesci pilota che si nutrivano di ciò che gli lasciava la balena (non sto a dire cosa…), cioè il partito maggiore della sinistra, ma che da quando ha scoperto che il comunismo è proprio morto, dopo un piccolo passaggio ecologista ha mostrato solo una classe dirigente dello stesso livello di quella che critica.
Resta così la sinistra più ampia. Qui il nuovo leader ha rottamato tutto tranne le cazzate di cui ho detto. Lui, anzi, è figlio di quelle costruzioni ideologiche stanno andando a pezzi.
DOBBIAMO CHIEDERCI CHE EUROPA VOGLIAMO. L’Europa non ha nulla da chiederci ma noi dobbiamo chiederci quale Europa vogliamo, come e con chi. La governabilità è un valore se si fa con trasparenza di maggioranze e con progetti veri. La sinistra ha un senso se ha un contenuto socialista, che non vuol dire elettrificazione e soviet, ma vuol dire primato nella lotta alle ingiustizie.
È una sinistra che deve uscire dall’Italia, e soprattutto da Firenze, che non si deve spaventare di quel che accade nel mondo ma che deve mettersi nella corrente di quella parte di mondo che si è assiso al desco degli occidentali, di quell’altra parte che aspira a farlo, di miliardi di contadini diventati forza lavoro non sindacalizzata, di milioni di lavoratori e di giovani europei che chiedono una riforma globale dell’economia, della politica e delle strutture di comando in favore di maggiore democrazia.
SERVE CONTINUARE LA SFIDA DI MORO. Quel che chiamiamo socialismo sono quelle richieste minime che il povero Aldo Moro fece a Enrico Berlinguer nell’ultimo coraggioso discorso ai suoi parlamentari poche ore prima di essere catturato, (dalle Br e non dai fantasmi che insegue la Commissione Moro), e ucciso, quando chiese di voler vedere che cosa fossero gli elementi di socialismo da introdurre nella società moderna. Qui è la prova, anche intellettuale, della sinistra.
Se invece la sinistra vuole continuare ad essere pifferaia del defunto liberismo della Terza Via, si accomodi. Sono stupito che oggi Renzi non riprenda la sua battaglia rottamatrice questa volta intestandosela a pieno titolo non con il facile giochetto dei “giovani contro i vecchi” (legga Pirandello, please), né con le stupidaggini ideologiche del Partito della nazione ma mettendo a seria prova e contestazione le idee forza della sinistra europea e italiana di questi ventanni che sono quelle che hanno compattato il centro-sinistra e hanno fallito, come si sta vedendo. E che hanno anche autori e autrici. Questa rottamazione richiede coraggio, (più coraggio), cultura (tanta), e soprattutto l’idea che una forza della sinistra cambia le cose e non perde il suo tempo con abborracciate riforme istituzionali e leggi elettorali da dementi.

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