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DIRITTI 28 Giugno Giu 2016 1237 28 giugno 2016

Privacy, 1.700 violazioni nel 2015

I casi sono triplicati rispetto al 2014. Sul fronte delle intercettazioni, il Garante dice no alla pubblicazione di «spaccati di vita privata». La relazione annuale al parlamento.

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Antonello Soro, garante della privacy.

Le violazioni della privacy contestate dall'Autorità per la protezione dei dati personali s'impennano nel 2015 e raggiungono quota 1.700, il triplo rispetto al 2014.
Il dato è contenuto nel bilancio in cifre dell'attività del Garante, pubblicato assieme alla relazione annuale al parlamento. L'organismo guidato da Antonello Soro, dalle multe comminate, ha incassato in tutto 3,5 milioni di euro.
La maggior parte delle violazioni riguarda il trattamento illecito dei dati personali, utilizzati senza il consenso degli interessati. Ma anche l'omessa comunicazione di data breach, cioè di intrusioni subite dalle banche dati di gestori di telefonia e comunicazione elettronica, informative inadeguate, conservazione eccessiva dei dati di traffico telefonico e telematico. I reclami si sono concentrati soprattutto nei confronti del marketing telefonico, con segnalazioni in forte aumento da parte dei cittadini.
REGOLE EUROPEE «BUSSOLA PER IL PIANETA». Nel pieno del ciclone Brexit, Soro ha difeso il modello europeo di protezione dei dati personali, definendolo «un'autentica bussola nel pianeta connesso», da proporre «su scala mondiale». Il nuovo regolamento, entrato in vigore alla fine di aprile 2016, oltre a difendere la libertà nella società digitale, secondo il Garante può diventare «lo strumento attraverso il quale le nostre imprese possono competere con i giganti del web e trovare un ruolo non subalterno nella geografia dell'economia mondiale».
TERRORISMO, TECNOLOGIA AL SERVIZIO DEL DIRITTO. Le esigenze legate alla sicurezza e alla prevenzione della minaccia terroristica, pur essendo prioritarie, non devono far passare in secondo piano la tutela dei diritti fondamentali. No quindi al Grande Fratello governativo e a controlli di massa delle comunicazioni, anche perché «non tutte le limitazioni delle libertà sono effettivamente utili nella prevenzione del terrorismo o di gravi reati», ha precisato Soro nella relazione al parlamento. La tecnica va messa al servizio del diritto, non viceversa, «senza illudersi di poter delegare a un algoritmo il successo delle investigazioni».
WHATSAPP COLLABORI CON LA PROCURA. Altrettanto chiaro è l'invito rivolto dall'Autorità a Whatsapp, affinché collabori con la procura di Milano. La società di messaggistica ha rifiutato di collaborare con gli investigatori in un'inchiesta aperta per sospette attività terroristiche, sostenendo che i messaggi scambiati tra indagati fossero solo «condivisione di propaganda» e non segnali di una vera e propria «situazione di emergenza». Per Soro, però, si è trattato di «un'invocazione meramente strumentale della privacy».
DA GOOGLE «PIENA ATTUAZIONE» DELLE PRESCRIZIONI. Quanto al mercato dei consumi, il rischio segnalato dal Garante è che «la concentrazione del potere di profilazione in capo a poche aziende» finisca per condizionare «sempre di più». Dalle tradizionali forme di monitoraggio in Rete dei nostri comportamenti, «siamo passati ad ancor più sofisticati sistemi di analisi dei social network o all'uso di app intelligenti che anticipano, in modo proattivo, le nostre richieste». Ecco perché, per Soro, «si pone un generale problema di libertà, se nell'economia fondata sui dati non siamo capaci di proteggere i dati». In questa cornice il Garante ricorda il confronto con Google, che ha dato «piena attuazione alle prescrizioni finora impartite», e l'intervento «sul delicato tema all'accesso ai dati pubblicati con falso account», con cui l'Autorità ha riaffermato la sua competenza «anche nei confronti di Facebook».
INTERCETTAZIONI, NO AGLI «SPACCATI DI VITA PRIVATA». Il Garante ha poi affrontato un altro tema spinoso, quello dei limiti alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. «Nel rispetto dei diritti della difesa e della libertà di stampa», ha auspicato Soro, sarebbe bene che «negli atti processuali e quindi nella cronaca giudiziaria non siano riportati interi spaccati di vita privata, delle parti e soprattutto di terze persone, privi di reale rilevanza pubblica». Non è la prima volta che l'Autorità si esprime in questi termini, augurandosi che anche il legislatore decida di seguire la linea.
ALLARME CYBERCRIME. Infine un punto sul cybercrime, il cui peso sull'economia mondiale ha ormai raggiunto il valore stimato di 500 miliardi di euro l'anno. La criminalità informatica ha assunto «dimensioni inquietanti» e con lo sviluppo dell'Internet delle cose potrà arrivare a «compromettere la sicurezza fisica delle persone». Insomma, una minaccia reale e concreta, che si colloca poco al di sotto del narcotraffico nella classifica dei guadagni illeciti.

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