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NUMERI 29 Giugno Giu 2016 1335 29 giugno 2016

Attentato a Istanbul, un altro colpo al turismo turco

In un anno arrivi crollati del 34,7%. Dimezzate le partenze dall'Italia, azzerate quelle dalla Russia. A rischio un settore da 92 mld. Che vale il 13% del Pil.

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La Moschea Blu a Istanbul.

La Turchia è al centro di un'offensiva terroristica senza precedenti: dal luglio 2015 si sono verificati nel Paese nove attentati, causati da organizzazioni interne (curdi e anarchici) ed esterne (Isis). A pagare il prezzo di questa carneficina, oltre ovviamente alle centinaia di vittime e le loro famiglie, è in primo luogo il turismo. Ad essere colpiti, in molti casi, sono stati proprio i centri più visitati dagli stranieri, i quali ora hanno levato la nazione ottomana dalle mete preferite per le loro vacanze. «La stagione estiva è praticamente finita», commentano amari i tour operator locali.
Il flusso di visitatori, che nel 2015 ha contribuito al 12,9% del Pil dello Stato (pari a 91,6 miliardi di dollari), si sta bruscamente interrompendo.
CROLLO DEGLI ARRIVI: -34,7%. A maggio 2016, rivelano i dati resi noti dal ministero del Turismo, il settore ha registrato un calo degli arrivi del 34,7% rispetto allo stesso mese del 2015: da 3,8 milioni di persone a 2,4 milioni.
Una diminuzione così forte non si registrava dagli anni '90: solo due anni fa, la Turchia era la sesta destinazione turistica al mondo, con oltre 41 milioni di visitatori.

L'attentato all'aeroporto internazionale di Istanbul rischia ora di essere il colpo mortale per uno dei settori più vitali per l'economia turca. E su cui il Paese ha scommesso per sostenere la sua continua crescita.
RUSSI RICHIAMATI IN PATRIA. A pesare fortemente è il crollo dei turisti russi, scesi del 92% su base annua per effetto della 'guerra fredda' successiva all'abbattimento a novembre del jet di Mosca al confine con la Siria.
Nelle speranze di Ankara, la lettera di scuse inviata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan al suo omologo russo Vladimir Putin, avrebbe dovuto aprire la strada a una ricucitura dei rapporti. Secondo gli operatori del settore, tuttavia, il ritorno dei russi non avverrà prima del prossimo anno.
ITALIA LA PIÙ DIFFIDENTE IN EUROPA. Tra i grandi Paesi europei che hanno rinunciato ad andare in Turchia, quello che ha registrato il calo più brusco nelle partenze è stato l'Italia (-56,2%). Lo Stato che più contribuisce al flusso internazionale di arrivi, la Germania, ha fatto segnare un crollo di partenze sceso dalle 623 mila del maggio 2015 alle 427 mila del maggio 2016 (-31,5%). Nello stesso lasso di tempo, i francesi sono diminuiti del 48,47% e i britannici del 29,46%.


Per la Germania pesa l'attentato che il 12 gennaio ha ucciso cittadini tedeschi a Istanbul, per la Francia la generale paura di viaggiare successiva alle stragi di Parigi.
Numeri già drammatici, che dopo l'attentato all'aeroporto Ataturk potrebbero drammaticamente crollare. Lo scalo internazionale è un obiettivo ad altissima visibilità internazionale, e rappresenta uno dei principali hub euro asiatici.

Il valore sul Pil: dai 99,8 mld di dollari del 2014 ai 86,4 mld del 2016

L'economia del Paese rischia di pagare il pezzo più alto. Nel 2015 il turismo ha dato lavoro a 2.193.000 di persone, e le previsioni del World Travel Tourism Council per il 2016 alzavano il numero a 2.207.000.
Il contributo del settore al Pil nazionale potrebbe scendere per la prima volta dal 2012 dal 12,9% del 2015 al 12,6% previsto per il 2016.
Detto in soldoni, se nel 2014 il turismo ha contribuito al prodotto interno lordo per 99,8 miliardi di dollari e nel 2015 per 91,6 miliardi, nel 2016 la cifra totale potrebbe scendere a 86,4 miliardi di dollari.
Tutte cifre da rivedere consistentemente al ribasso dopo i 41 morti all'aeroporto Ataturk.


A RISCHIO LA STABILITÀ SOCIALE. Una crisi che rischia di diventare parallela a quella dell'Egitto, altro Paese gravemente colpito dal terrorismo internazionale.
Per entrambe le nazioni, le più popolose dell'area medio orientale, il timore principale è che una deriva economica dovuta al crollo del turismo porti all'instabilità sociale.
Da questo punto di vista, la Turchia è se vogliamo ancora più in pericolo rispetto al Paese dei Faraoni. Direttamente confinante con il calderone siro-iracheno e prima valvola di sfogo per i milioni di migranti in fuga dalla guerra, lo Stato ottomano rischia di venire trascinato in una situazione di conflitto interno ed esterno permanente.
ERDOGAN PAGA LE SUE POLITICHE VERSO L'ISIS. Anche, o soprattutto, per colpa delle sciagurate politiche del presidente Erdogan, che dopo aver chiuso uno o due occhi sul vicino Stato islamico e sull''autostrada' di jihadisti che passava dalle sue frontiere, si trova ora con un nemico in casa di cui vorrebbe fare a meno. Troppo tardi.
Adesso che Ankara cerca di levarsi di dosso la pessima fama degli ultimi anni e tenta di riacquistare affidabilità internazionale - vedi gli accordi con Israele e la lettera di scuse a Putin per il jet abbattuto a novembre - il Califfo non intende lasciarla uscire dalla partita senza farle pagare il prezzo del 'tradimento'.

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