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CACCIA AL COLPEVOLE 29 Giugno Giu 2016 1343 29 giugno 2016

Onu, la catastrofe diplomatica dell'Italia

Emorragia di voti, ''pareggio'' e Consiglio di sicurezza da spartire con l'Olanda. Nel mirino Farnesina, Cardi e la Belloni. Renzi pensa a una riorganizzazione.

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Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Ci sono vincitori e sconfitti dietro il compromesso politico trovato il 28 giugno 2016 al palazzo delle Nazioni unite di New York tra l'Italia e l'Olanda per il seggio temporaneo nel Consiglio di sicurezza dell'Onu nei prossimi due anni.
Roma avrà il 2017, l'Aia il 2018.
Ma resta difficile capire se per il nostro Paese il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto, dopo la situazione di pareggio di preferenze alla quinta votazione (95 a 95) e la decisione del presidente dell’Assemblea generale, Mogens Lykketoft, di sospendere la seduta per 20 minuti.
È INTERVENUTO RENZI. Sta di fatto che a sbrogliare la matassa è stato lo stesso Matteo Renzi, il premier che in quelle ore si trovava a Bruxelles per il vertice sulla Brexit.
Per pura coincidenza a tavola con il premier Mark Rutte, il presidente del Consiglio avrebbe trovato con lui un accordo comunicandolo poi al titolare della Farnesina Paolo Gentiloni e al pari olandese Bert Koenders.
DIPLOMATICI RESPONSABILI. Secondo fonti autorevoli, a fronte delle dichiarazioni entusiaste di Gentiloni («Un segnale di unità in un periodo difficile per l'Europa»), si tratterebbe soprattutto di una 'catastrofe' diplomatica, con la responsabilità del pareggio in extremis (ha salvato l'Italia che nel 2017 avrà anche la presidenza del G7) da dividersi tra Sebastiano Cardi, Rappresentante permanente dell'Italia all'Onu, Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina, ma soprattutto la diplomazia che si è occupata in questi mesi dei Paesi africani che hanno preferito votare la Svezia durante le prime votazioni.
UN «PAREGGIO FUORI CASA». Del resto i voti mancanti, olte a quelli africani, sono stati anche quelli dei Caraibi, con il sostegno delle americhe, dei Paesi arabi e del Sud-Est asiatico.
Una fonte diplomatica ha definito il risultato dell'Italia come un «pareggio fuori casa».
In sostanza dopo le frizioni degli ultimi mesi tra le feluche e la presidenza del Consiglio, con il caso della nomina di Carlo Calenda a Bruxelles come ambasciatore al posto di Carlo Sannino in controtendenza rispetto alle tradizioni, c'è il rischio di un nuovo confronto tra Palazzo Chigi e la nostra diplomazia.
IDEA RIORGANIZZAZIONE. E Renzi potrebbe di nuovo portare avanti quel suo vecchio pallino, ovvero il progetto di riorganizzare il settore, aprendo anche a esterni, imprenditori o ex capi d'azienda, come Andrea Guerra, ex Luxottica o Paolo Scaroni, ex Eni, da nominare ambasciatori.

Una partita gestita gelosamente dalla Farnesina

La sede del ministero degli Esteri.

A quanto pare in questi mesi la Farnesina sarebbe stata molto 'gelosa' della conduzione della campagna e non avrebbe chiesto aiuto a Fondazioni, Ong o imprese di stanza nei Paesi esteri.
In questo modo sarebbero stati persi voti in Afirca, in Europa e persino nel Pacifico, dove ci siamo giocati l'appoggio con la votazione a giugno dell'Assemblea generale dell'Onu.
L'Italia sosteneva ufficialmente il candidato di Cipro, ma ha vinto quello delle isole Figi. E così qualche voto dell'area del Pacifico è stato perso per strada.
SORPRESI DALLA SVEZIA. La sorpresa è stata la Svezia che al primo giro ha sbancato.
In realtà sia il primo ministro svedese sia la regina hanno girato il continente africano in lungo e in largo negli ultimi mesi proponendo e realizzando progetti, mentre gli italiani si sarebbero accontentati di accettare alcune note verbali a fronte di promesse molto generiche.
L'operazione è stata seguita soprattutto dalla Belloni, prima da capo di gabinetto, quando c'era Michele Valensise, poi da segretario generale.
DEBOLEZZA DI GENTILONI. D'altra parte i diplomatici esperti di Africa avevano avvertito che qualcosa non stava andando come avrebbe dovuto, ma a quanto pare i pareri sono rimasti lettera morta alla Farnesina.
C'è poi di fondo da riscontrare una certa debolezza da parte del ministro degli Esteri Gentiloni che non ha fatto abbastanza per schierarsi contro i diplomatici.
Inomma, la sintesi è che dopo il caso Calenda e la rimozione di Sannino la politica ha lasciato spazio alle feluche: il risultato non è stato dei migliori.


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