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PROFILO 30 Giugno Giu 2016 1811 30 giugno 2016

Gove, il 'Macbeth' dei Tory che ha tradito Johnson

Dopo aver scaricato Cameron, il ministro della Giustizia ha voltato le spalle anche al leader del Leave. Dietro consiglio della moglie.

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Il ministro della Giustizia britannico, Michael Gove, si candida per la leadership dei Tory e per la guida del governo al posto del dimissionario David Cameron.
Si tratta di una decisione a sorpresa, che Gove aveva finora escluso e che ha rotto il tandem con l'ex sindaco di Londra Boris Johnson nato durante la campagna pro-Brexit, sostenuta da entrambi. Qualche ora dopo la notizia, Johnson ha annunciato di ritirarsi dalla partita.

Michael Gove e Boris Johnson durante il discorso dopo la vittoria del Leave.

La stampa inglese grida al tradimento, e ha soprannominato Gove 'Macbeth'.
Proprio come il celebre protagonista dell'omonima tragedia di Shakespeare, a guidare le scelte di Gove sarebbe stata la moglie, Sarah Vine. Non per caso, l'annuncio della candidatura è arrivato dopo la rivelazione di una mail di sua moglie, trapelata sui media, in cui lo metteva in guardia da Johnson e gli suggeriva di «non cedere terreno» e di avere «assicurazioni» dall'ex sindaco di Londra .
Il soprannome è stato partorito dal leader del partito nazionale scozzese Alex Salmond, che ha notato come Gove abbia «scaricato» prima il 'suo' primo ministro Cameron e ora il compagno della battaglia per il Leave.
GLI ESORDI COME GIORNALISTA. Nato a Edimburgo nel 1967, Michael è stato abbandonato dalla madre e adottato da una coppia scozzese molto religiosa e trascorre l'adolescenza ad Aberdeen.
Dopo gli studi di letteratura inglese a Oxford grazie ai sacrifici dei genitori, l'approdo al giornalismo. Ha lavorato all'Aberdeen Press & Journal e al Times, poi, appena 25enne, è arrivato alla Bbc cominciando a occuparsi di politica e del Partito Conservatore. In seguito è stato editorialista per il Times.
Nel 2005, candidato dall'amico Cameron, viene eletto deputato e nel 2010 promosso a ministro dell'Istruzione. Al dicastero dell'educazione ha varato una serie di controverse riforme che gli è costata la poltrona.
Da allora i rapporti con il premier si sono guastati, nonostante il nuovo incarico alla Giustizia ottenuto nel 2015.
PER IL LEAVE CON JOHNSON. Il colpo di grazia è arrivato con la presa di posizione a favore della Brexit, insieme a un altro ex grande amico di Cameron: Boris Johnson.
La sua campagna referendaria è stata spesso sopra le righe: poche ore prima del voto si era dovuto scusare per avere paragonato gli economisti che denunciavano i rischi di Brexit ai nazisti che negli anni Trenta avevano denunciato Albert Einstein.
La decisione di Gove, che aveva esplicitamente escluso sue ambizioni per Downing Street durante la campagna elettorale, rischia di minare le speranze di Johnson.
Tanto più che il ministro della Giustizia, dopo aver lasciato intendere nei giorni scorsi il proprio sostegno all'ex sindaco di Londra, entrando in lizza ha affermato oggi in modo esplicito di non ritenere Johnson adatto a ricoprire l'incarico di premier in questa fase.
CANDIDATURE A PIOGGIA. A dividere ulteriormente il campo pro Brexit sono poi le candidature dell'ex ministro della Difesa Liam Fox, già annunciata giovedì 29, e quella della sottosegretaria al Tesoro, Andrea Leadsom, confermata stamattina sempre dalla Bbc.
Fra coloro che hanno invece sostenuto il Remain, sono finora in campo il giovane ministro del Lavoro, Stephen Crabb, europeista convinto, e la veterana titolare dell'Interno, Theresa May, che a questo punto appare la vera favorita.

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