Raggi 160621185823
SCENARIO 30 Giugno Giu 2016 1800 30 giugno 2016

M5s Roma, Raggi contesa dalle correnti

La sindaca contesa dalle correnti grilline della Capitale. Lei va verso Di Maio. Ma Lombardi e Di Battista non si defilano. In attesa della Giunta. Gli equilibri.

  • ...

Roberta Lombardi, Fabio Massimo Castaldo, Virginia Raggi, Paola Taverna e Gianluca Perilli.

Si dice dalle parti del Campidoglio che su Virginia Raggi sia in corso una lotta tra le forze interne al movimento romano.
Miss preferenze - la candidata del M5s ha incassato 770.564 voti, il 67,2% dei consensi - è una preda più che appetibile per chi vuole un posto al sole, soprattutto mediaticamente: piace, ha vinto a mani basse il governo della Capitale, e rappresenta appieno quella «rivoluzione gentile» con cui il Movimento di Luigi Di Maio sta cercando di accreditarsi come forza più di governo che di lotta.
CORTEGGIATA DA CORRENTI. Logico che le varie anime pentastellate che convivono nella Capitale, e non solo, la stiano corteggiando.
Assicurarsi il suo appoggio è il migliore spot possibile, almeno al momento.
L'altra stella, Chiara Appendino, brilla di luce propria: autonoma, poco manovrabile e determinata, non si presta a campagne acquisti.
Raggi, invece, come è noto è stata sponsorizzata alle Primarie da Alessandro Di Battista e Paola Taverna. Contro l'uomo di Roberta Lombardi, Marcello De Vito.
LA RIVALSA DI LOMBARDI. La Faraona, grande sconfitta della Comunarie, è però rientrata dalla finestra prendendo posto nel team pentastellato che affiancherà - riferendo sempre allo staff - il neo-sindaco. Per dare un'immagine di unità al M5s romano.
L'operazione maquillage, però, pare destinata a sciogliersi come il mascara al sole.

La Giunta, le nomine e i nuovi equilibri pentastellati

Daniele Frongia.

Gli sgambetti, finora rimasti sottotraccia, stanno già venendo alla luce con le prime nomine degli assessori.
Segno che da Milano, forse, si è scelto di sciogliere le briglie e lasciare che i contendenti si ''scannino'' tra loro.
FRENATA SU MARRA. Non stupisce allora che Lombardi abbia frenato sulla nomina a vice capo di gabinetto di Raffaele Marra, ex uomo di Alemanno e Polverini.
«Capiremo se è stata una nomina ponderata, ci sarà un approfondimento. Abbiamo anche l’umiltà di dire che, se facciamo dei piccoli errori, rimediamo subito».
Un messaggio chiaro a Raggi: quella nomina evidentemente non è stata vagliata come prevede il regolamento M5s per gli eletti romani dallo staff.
Ma, si suggerisce, «il prezzo da pagare al centrodestra» che al ballottaggio ha concorso con i suoi voti al trionfo pentastellato.
MACCHINA DEL FANGO? Pure la bufala di una relazione tra Raggi e Daniele Frongia sarebbe un messaggio partito dall'interno del Movimento. Un modo per segnare il territorio e ricordare gli equilibri, un avvertimento in piena regola.
Proprio la nomina di Frongia, ex consigliere e neo capo di Gabinetto, ha fatto discutere. Secondo la legge Severino, infatti, non potrà avere né poteri di spesa né di firma sugli atti dell'amministrazione in quanto eletto, e per questo dovrà avvalersi del vice, e cioè Marra.
L'INCOGNITA FRONGIA. Lo staff di Virginia Raggi, «dopo aver consultato l'Anticorruzione», aveva rassicurato sulla regolarità dell'incarico. Problemi finiti? Nemmeno per sogno perché a smentire la versione pentastellata è stato il presidente dell'Autorità Raffaele Cantone: «Non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di parere da parte del Comune», ha dichiarato il 30 giugno, «e non ci siamo espressi né formalmente né informalmente sulla questione della incompatibilità e della inconferibilità del Capo di Gabinetto del sindaco Raggi».
Comunque vada, l'ex consigliere è un tassello fondamentale della Giunta.
Vicino a Raggi, è soprattutto uomo delle istituzioni. «L'unico in grado di seguire il sindaco ed evitare che commetta scivoloni», dice chi è esperto delle questioni romane a Lettera43.it.
FRONGIA NELLA STANZA DEI BOTTONI. Conoscitore della macchina burocratica e della giungla delle municipalizzate, sarebbe stato il candidato sindaco perfetto.
Ma, sempre secondo le indiscrezioni, dalla Casaleggio è arrivato il niet e parallelamente l'ordine di preferire le ragazze: Virginia, appunto e Chiara Appendino a Torino. Una visione più che azzeccata.
Frongia, quindi, è capace, ha un'anima tecnica, 'aziendalista'. Se lo staff ordina lui esegue.
Con Virginia Raggi si starebbe orientando alla linea di Di Maio-Casaleggio.
DIBBA MARCA IL TERRITORIO. Facendo però sussultare Di Battista. Che non perde occasione, anche con post di incoraggiamento su Facebook, di ricordare alla giovane stella di essere «il padre nobile» della sua candidatura.
«Virginia pensa sempre all'interesse di tutti noi cittadini (mi ci metto ovviamente anche io in quanto romano) e non sbaglierai mai», ha commentato il membro del direttorio il giorno dell'insediamento.
«In fondo vogliamo solo una città normale. Coraggio, siamo tutti con te!».

Partenza in salita per il sindaco

Virginia Raggi e Alessandro Di Battista festeggiano la vittoria.

Su Raggi insomma si stanno ridisegnando gli equilibri del Movimento.
Per decretare un vincitore però, oltre alla composizione della Giunta, bisognerà aspettare la nomina dei responsabili comunicazione.
Nel frattempo negli uffici capitolini si aspetta la spartizione se non delle poltrone delle seggiole.
Già sotto Ignazio Marino, tra i travet del Comune si era coagulato un gruppo pro-M5s. Ora è tempo di batter cassa, in attesa dello spoil system.
AMA, TUTTO RESTA COM'È. Non c'è stata invece alcuna rivoluzione al vertice di Ama dove il sindaco ha decisio di prorogare il presidente uscente Daniele Fortini che, sebbene in contrasto con la nuova amministrazione, aveva annunciato le sue dimissioni per «cortesia istituzionale».
Ora dovrà rispondere al sindaco sull'attività della municipalizzata con report settimanali, ma in realtà ha messo Raggi con le spalle al muro.
Quasi a dire: «Hai criticato finora la mia gestione e al momento non puoi farne a meno». Il cambiamento, insomma, sarà pure iniziato, ma non è che sia così evidente.
#CAMBIAMO, MA SOLO A PAROLE. Vero, sono passati solo 10 giorni dall'insediamento. Però il M5s è andato avanti come un carrarmato al grido di #cambiamotutto.
E risuonano ancora le parole dell'allora candidata al confronto Sky, diventate poi un meme: «O si cambia tutto o tutto rimane come è sempre stato». E al momento all'Ama vale la seconda.
Tra le battaglie interne al Movimento e il braccio di ferro con i poteri preesistenti, i primi giorni da sindaco sono tutt'altro che una passeggiata.
E le parole dell'ex marito, quel «cercherò di proteggerti il più possibile anche da lontano» scritto nella nota lettera, ora potrebbero assumere tutto un altro significato.


Twitter @franzic76

Articoli Correlati

Potresti esserti perso