Giudici Della Corte 150721204144
DIRITTI CIVILI 30 Giugno Giu 2016 1140 30 giugno 2016

Niente ricongiungimento familiare a coppia gay, Strasburgo condanna l'Italia

Ricongiungimento familiare negato. Strasburgo condanna Roma a un risarcimento di 20.000 euro.

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I giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu).

È nato in Nuova Zelanda, ma si è innamorato di un italiano. E per poter vivere con lui aveva chiesto il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare. Ma Roma glielo ha negato, perché non erano sposati e, all'epoca, in Italia non erano previste le unioni civili.
Per questo motivo la Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia a risarcire i «danni morali» provocati al neozelandese vittima di quella che, secondo Strasburgo, è una «discriminazione ingiustificata».
DEFINITIVA A SETTEMBRE. La sentenza prevede un risarcimento di 20 mila euro. Diventerà definitiva a fine settembre se le parti non ricorreranno in appello.
A ricorrere alla Corte, nel 2009, sono stati Roberto Taddeucci e il suo compagno neozelandese Douglas McCall. I due uomini sono una coppia omosessuale sin dal 1999. Risiedevano in Nuova Zelanda, con lo statuto di coppia non sposata fino al dicembre 2003 quando decisero di trasferirsi in Italia a causa dello stato di salute di Taddeucci.
McCall richiese un permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, che gli venne rifiutato.
SEI VOTI CONTRO UNO. Nel ricorso la coppia ha sostenuto di essere stata vittima di una discriminazione basata sull'orientamento sessuale. E il 30 giugno 2016 i giudici di Strasburgo, per sei voti contro uno, ha dato loro ragione.
Nella sentenza, la Corte di Strasburgo ha scritto che «la situazione di Taddeucci e McCall, una coppia omosessuale, non poteva essere equiparata a quella di una coppia non sposata eterosessuale».
I giudici osservano che «non potendosi sposare e nell'impossibilità di ottenere in quegli anni in Italia qualsiasi altro riconoscimento formale della loro unione, i due uomini non potevano essere classificati come sposi, e che l'interpretazione restrittiva della nozione di membro di famiglia era per le coppie omosessuali un ostacolo insormontabile nell'ottenere un permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare».
NON POTEVANO ESSERE EQUIPARATE AGLI ETEROSESSUALI. Il ragionamento della Corte è stato quello di individuare una discriminazione dell'Italia nei confronti delle coppie gay per il fatto stesso di metterle sullo stesso piano di quelle eterosessuali, negando però tanto il diritto al matrimonio quanto quello del riconoscimento dello stato di convivenza.
Così facendo, lo Stato «ha violato il diritto di Taddeucci e McCall a non essere discriminati sulla base dell'orientamento sessuale nel godimento del loro diritto al rispetto della vita familiare».

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