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MAMBO 30 Giugno Giu 2016 1124 30 giugno 2016

Salvate l'Italia (e il Pd) dai cultori del maggioritario

Il ritornello della «governabilità» ha stancato. E non riflette la realtà. Basta guardare all'estero.

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David Cameron, François Hollande e Angela Merkel.

Segnalavo ieri quanta ideologia vi sia nelle frasi cult di questi ventanni: «Ce lo chiede l’Europa», «Non ci sono più destra e sinistra», «Assicurare la governabilità».
Si sono rivelate vere trappole politiche in cui si è infilata la sinistra riformista, che non ne vuole uscire né sa come fare.
Insisto in questa critica perché quelle tre frasi, assieme al «primato delle primarie», gioco di parole inevitabile per un tormentone insopportabile, hanno dato il segno della trasformazione della sinistra riformista in un cenacolo di conservatori presentatisi, con totale faccia tosta, come ultra-riformatori.
Con quei tre slogan sono cresciute le diseguaglianze, si sono fatti governi privi di legame con il voto popolare, annacquate formazioni politiche in indistinti partiti della nazione.
IL RITORNELLO DELLA «GOVERNABILITÀ». Oggi vorrei dedicare poche parole a un altro concetto chiave che una parte della sinistra riformista non riesce ad abbandonare.
Lo scrivo con dolore perché la sinistra riformista è stata ed è casa mia, casa purtroppo invasa da facinorosi del moderatismo.
Sto pensando all’idea che solo una legge maggioritaria assicura che la sera del voto si sappia chi ha vinto. Apparentemente è vero, anche se il vincitore, come nel caso dell’Italicum, potrebbe essere una minoranza del Paese che con opportuni giochi si ritrovi a prendere tutti il malloppo elettorale.
Vorrei dire a questi amici che non è mai successo che una legge elettorale abbia garantito la governabilità.
Esempi? A decine e con leggi e situazioni diverse.
QUEL CHE CONTA È LA POLITICA. In Gran Bretagna, David Cameron aveva una legge elettorale antica che gli ha dato la premiership, ma le crisi nel suo partito lo hanno spinto alla mossa azzardata che ha dato un colpo all’Europa e al Regno Unito. Quindi a Londra contava più la politica che l’alchimia elettorale.
In Spagna i nostri fautori di leggi maggioritarie sostengono che non si sappia chi ha vinto. Si sa, invece.
Hanno vinto i conservatori, si sono salvati i socialisti, hanno preso una botta quelli di Podemos. Ora si dovrà fare un’alleanza. Con una legge maggioritaria uno dei tre, il conservatore, avrebbe vinto con gran parte dei cittadini ostili o indifferenti.
Nella invidiatissima Germania vinse Angela Merkel, che da tempo immemorabile governa con la Spd. Anche qui nulla potè la legge elettorale.
In Francia saranno costretti a fare un fronte repubblicano per fermare Marine Le Pen. Conterà la politica, non la legge elettorale.

Renzi si gingilla con la legge elettorale? La sinistra lo lasci fare

Matteo Renzi.

In Italia sia con il Mattarellum che con l’orrido Porcellum vi furono vincitori elettorali sopraffatti dalla fragilità politica.
Questo per dire che bisogna avere lo stesso rispetto per i costituzionalisti che si deve agli economisti che non previdero il crollo del mondo finanziarizzato.
Non ce l’ho con loro. Oggi ho letto che uno dei più giovani e bravi, Stefano Ceccanti, sostiene che non va cambiato l’Italicum perché è una buona legge (lo dice solo lui) e per non dimostrare al M5 che si ha paura di loro. Ma che argomento è?
Il tema, banalmente, è il seguente. La legge elettorale deve garantire alcune cose di fondo, come richiede l’Alta corte: che i cittadini scelgano gli eletti e non lo facciano i capi-partito, che ci possa essere una soglia minima per accedere alle assemblee, che ci possa essere un premio minimo per chi ha bisogno dell’aiutino essendo a pochi metri dalla vittoria.
UN GOVERNO CHE SI REGGE SUI TRANSFUGHI. Una legge così si scrive in cinque minuti. Una legge così ti fa capire chi è il primo partito, poi la politica che il primo partito farà ti dirà quale governo verrà fuori.
I cultori dei maggioritari “suini” invece si lamentano che così si ricadrebbe nella Prima Repubblica. Siete matti?
Da quanti anni l’Italia ha un governo che non ha alcun rapporto con il voto espresso dai cittadini e che si regge sui transfughi di partiti?
Proprio da queste cattedre deve venire la lezione su un periodo storico in cui, anche per ragioni internazionali, si sapeva chi governava e chi no e ogni opinione politica aveva uno sbocco in parlamento?
Sono convinto che quella parte del Pd a cui non è partita la brocca non debba farsi ingaggiare nella discussione nevrotica sulla legge elettorale.
Renzi fa la bella statuina? Peggio per lui. La sinistra annunci che a settembre può votare con Sinistra italiana la ridiscussione dell’Italicum.
BISOGNA PENSARE AL PAESE. Bisogna sapere che non c’ è nulla che più allontana gli elettori che anni di discussioni su leggi elettorali e Senato. Accadde lo stesso con Silvio Berlusconi che ci asfissiò, inconcludente, con la giustizia.
Gli italiani chiedono altro, chiedono sostanza, hanno paura non del futuro, dato per perso, ma del presente.
Che giudizio volete che abbiano del partito di maggioranza che si gingilla con la legge elettorale mentre dovrebbe fare politica?
Se la legge elettorale e la riforma sono una bambola lasciatela pettinare a Renzi, a Maria Elena Boschi, ad Andrea Romano e ad altri infaticabili lavoratori del nulla. Gli altri si occupino del Paese.
Se potessi suggerire qualcosa all’orecchio di un capo della sinistra, direi di fare così: smontare l’apparato ideologico attorno all’idea che una legge possa garantire la governabilità, sostenere che si governa se si ha un programma o alleati sennò si sta all’opposizione, e chiedere con urgenza di sapere che fine fa il Paese. Non domani, oggi, stasera.

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