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SVOLTE
13 Luglio Lug 2016 1157 13 luglio 2016

Tinaba, la app che trasforma la gestione del denaro

Pagamenti nei negozi senza passare dalla cassa. Addio al bisogno di fideiussoni per garantire i fornitori. Portafogli condivisi per amici e famiglie. E crowfunding creati con un clic.

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Le nuove funzioni social di Tinaba.

Quanto tempo abbiamo perso a spartirci le spese di viaggi e regali, a registrare i conti delle casse comuni, quanto ad aprire e chiudere i portafogli per pagare alla romana. Quanto ne abbiamo impiegato in fila alle casse e quante volte abbiamo cercato di convincere gli amici a investire qualche soldo nei progetti in cui crediamo.
LA SVOLTA DEL MONEY SHARING. Nell'era dello sharing e della generazione dei post millenials, abituati a vivere all'interno delle reti sociali e accompagnati dallo smartphone, mancava ancora uno strumento per condividere il denaro con l'intelligenza delle piattaforme social.
Questo spazio da ottobre 2016 verrà riempito da Tinaba, app che permette micropagamenti, acquisti istantanei e creazione di portafogli comuni senza costi di transazione, senza appoggiarsi a carte di credito e utilizzando semplicemente il cellulare.
GESTIONE DEI CONTI MULTIDIMENSIONALE. L'acronimo significa This is not a bank, perché la società di fintech posseduta al 100% dal fondo Sator di Matteo Arpe (azionista di News 3.0, editore di Lettera43.it) aspira a diventare un vero e proprio nuovo «ecosistema digitale».
Il concetto, Arpe, lo spiega così: «È la stessa differenza che passa tra un foglio di carta e un desktop in cui potete moltiplicare i file, creare cartelle, raggruppare i documenti».

Un futuro in cui le casse sono i nostri smartphone

Matteo Arpe.

La dimostrazione viene offerta a una trentina di giornalisti riuniti nella sede milanese di Banca Profilo, che di Tinaba è partner. Basta un click per trasmette il denaro al cronista seduto poche sedie più in là, creare un portafoglio condiviso con i propri contatti, impostando una scadenza di poche ore o di lunghi mesi, chiedere un prestito a un amico o partecipare alla raccolta fondi per i senzatetto dell'ex teatro Derby.
UN FUTURO SENZA PASSARE ALLA CASSA. L'altro aspetto innovativo lo si scopre però uscendo dalla stanza: grazie alla tecnologia beacon (che sfrutta le reti bluetooth) basta avvicinarsi a un violinista che suona nell'atrio per sostituire la tradizionale moneta nel cappello a una donazione istantanea sul suo conto. Se ci si accosta al banco di un gelataio si può visualizzare il menù e acquistare una coppetta due gusti premendo tre tasti del telefono. E per portarsi a casa l'ultima biografia di Jeff Bezos in bella mostra su una bancarella di libri è sufficiente inquadrare con lo smarthpone il Qrcode sulla quarta di copertina. A portata di mano, insomma, appare un futuro senza contante e soprattutto senza essere costretti a passare alla cassa. A patto ovviamente che l'esercente abbia scaricato l'app sul cellulare. Il tutto garantito da sistemi di riconoscimento biometrico - l'impronta digitale- o un meccanismo monodispositivo: se mi rubano il telefono è sufficiente collegarsi all'app da un altro cellulare per annullare l'accesso del primo.
TRANSAZIONI A COSTO ZERO. A chi fa notare che Milano non è l'Italia e come è noto il denaro elettronica nel Bel Paese non ha buona sorte, Arpe risponde sottolineando un dettaglio che dettaglio non è: al contrario che con Pos e carte, tutti i traferimenti del denaro private to private o private to business sono gratutiti. Il negoziante pagherà invece una tantum i servizi per aggiornare le informazioni sui propri prodotti e otterrà invece un tesoretto: la conoscenza 'smart' del cliente, cioè il nostro profilo e le nostre scelte, grazie alle quali potrà offrire promozioni e prodotti ad hoc accompagnandolo all'acquisto. Per ora però Arpe non dà cifre sugli obiettivi di adesione prefissati, né i nomi delle catene che hanno già confermato di voler utilizzare la nuova applicazione.

Dai portafogli famigliari al last minute al cinema

Una studentessa con il suo smartphone.

Di banche che si sono date alla moneta digitale, c'è da dire, è pieno il mondo. E di sistemi che permettono la transazione da conto a conto, dalla nostrana Jiffy al colosso internazionale Paypal, pure. Ma nessuno finora era arrivato alla rivoluzione concettuale di Tinaba: gestire il denaro come se fosse un file da spacchettare e condividere, né alla possibilità di unire i pagamenti istantanei e 'l'intelligenza' dell'e-commerce con le esperienze di acquisto offline. «Tinaba offre servizi che prima non esistevano», sintetizza il fondatore di Sator. Tanto che il progetto - 60 persone coinvolte, due anni e mezzo di lavoro e 30 milioni di investimento - è coperto da una «certificazione a livello mondiale della primigenitura dell'idea». Inoltre, questa rivoluzione è accompagnata da quattro innovazioni copernicane nella gestione del denaro: zero commissioni per sempre per acquisti e trasferimenti, pagamento non più alla cassa, apertura a tutta la famiglia, compresi i figli minorenni, accompagnare il consumatore nell'intera esperienza di acquisto.
UN SERVIZIO PER I POST MILLENIALS. L'introduzione di una dimensione comunitaria nella gestione dei conti correnti apre in effetti nuove orizzonti. Prima di tutto per la generazione Z dei post millennials, quella abituata a pagare in condivisione non solo la pizza o la vacanza, ma anche l'auto, il parcheggio e persino l'eventuale multa. Pensando a loro, Tinaba ha stretto una partnership con ScuolaZoo e sta facendo testare la app nelle scuole, con un discreto successo della funzione 'Paga alla romana'.
PORTAFOGLI COMUNI PER FAMIGLIE. In seconda battuta, le famiglie saranno in grado di avere un portafoglio 'online' comune e di educare i figli alla gestione finanziaria, lasciando loro autonomia. I promotori del progetto snocciolano gli esempi più vari: «Con Tinaba puoi pagare la baby sitter a distanza, lasciare che i ragazzi possano accedere a un fondo comune nelle ore del pranzo riuscendo a tracciare le loro spese o partecipare alla colletta degli altri genitori per pagare il materiale della scuola. Ma il concetto può essere trasferito anche alle casse aziendali che devono gestire i buoni pasto o i rimborsi spesa».
STRUMENTO DI SOCIAL ENGAGEMENT. C'è poi un terzo aspetto: la app è anche uno strumento funzionale al social engagement e al social lending. Con Tinaba si possono aprire crowdfunding, proporli ai propri contatti, ma anche ai neighbours, ai vicini, legandoli a un preciso codice postale. Il primo sarà il 20122 di Milano: a partire dal 15 luglio la zona di San Babila e dintorni della sede di Banca Profilo diventeranno perometro di test offiline del sistema Tinaba, con bar e ristoranti destinati ad accogliere clienti che pagano via smartphone e circa 500 persone già pronte a sperimentare i nuovi servizi.
PAGARE CON LE PRESCRIZIONI MEDICHE. Le declinazioni, a sentire Tinaba, sono diverse per ogni settore: «Per le farmacie stiamo pensando a un sistema per pagare attraverso i codici delle prescrizioni mediche, mentre per i cinema studiamo promozioni last minute per i posti lasciati liberi: se li prenoti nei 180 secondi prima dello spettacolo ottieni lo sconto». In comune ci sarà «l'assistenza al cliente nel percorso d'acquisto», dalla possibilità di ottenere il prodotto a domicilio ai consigli su nuovi acquisti, e la tracciabilità di ogni transazione. L'acquirente riceverà una stringa legata al suo codice fiscale che registra ogni acquisto, l'esercente un report quotidiano. Lo scontrino fiscale elettronico in Italia non è ancora realtà, per ora quindi il sistema funziona con le ricevute. Ed è adattabile anche ai piccoli commerci che non emettono scontrino: dalle edicole ai tassisti fino agli artisti di strada.
RISERVE GARANTITE E STOP ALLE FIDEIUSSIONI. «Pensiamo che le nuove modalità di pagamento possano interessare molto i professionisti e il settore delle partite Iva», spiega l'amministratore delegato della società Mariano Carozzi. Le piccole imprese, in generale, possono ottenere un grosso vantaggio dal sistema della condivisione di denaro e cioè non dover più ricorrere alle fideiussioni per garantire i fornitori: il denaro viene già riservato all'interno del loro normale conto corrente, l'accontamento è dunque garantito.

Portare alle banche i profitti della moneta elettronica

Il logo di Tinaba.

La chiave del nuovo business di primo acchito appare anche il suo limite: superata una certa soglia di denaro l'utente è accompagnato ad aprire un conto su Banca Profilo. E in ogni Paese in cui verrà approderà Tinaba - il marchio è già stato registrato a livello globale dagli Stati Uniti al Giappone e nel 2017 è previsto il lancio internazionale - ci sarà un istituto di credito partner. Questa formula è però la chiave per permettere la gratuità delle transazioni: il denaro, condiviso o meno, rimane sempre conteggiato nella raccolta della banca.
RIPORTARE DENARO AL CREDITO INNOVANDO. Dal punto vista del business, Arpe non nasconde che è un modo di riportare al settore bancario in apnea ricavi di un mercato che è diventato ben più remunerativo. Dalla crisi dei subprime l'indice di Borsa che raggruppa i principali titoli di credito bancari italiani hanno perso fino al 61%, mentre l'indice dei sistemi di pagamento elettronici, l'Ise mobile Payment index nato nel 2010, ha segnato una crescita del 181%. La partnership tra Banca Profilo e Tinaba funzionerà a vasi comunicanti: della fetta dei ricavi non bancari il 25% andrà alla private bank e il 75% resterà alla società di fintech, mentre sulle entrate prettamente bancarie le percentuali saranno invertite.
L'ULTIMO SVILUPPO? I SERVIZI DI INVESTIMENTO. Intanto però non può sfuggire un nodo fondamentale: seppure attraverso un nuovo brand, una banca tradizionalmente private aprirà di fatto le sue porte a una clientela retail: «Non avremo sportelli, ma la nostra interfaccia sarà Tinaba», spiega Fabio Candeli, amministratore delegato di Banca Profilo.
In futuro Tinaba è destinata ad offrire ai suoi clienti e «a condizioni vantaggiose» prodotti finanziari e servizi di investimento «abitualmente riservati a un altro tipo di clientela». Forse l'ultimo degli effetti della democratizzazione della Rete che si sarebbero potuti prevedere.

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