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DROGHE LEGGERE 18 Agosto Ago 2016 1603 18 agosto 2016

Cannabis legale, 10 motivi per dire sì

Anche Cantone cambia idea: «Favorevole a legalizzazione intelligente». Rischi ridotti per la salute, introiti per lo Stato, risorse per la prevenzione e carceri meno affollate: 10 ragioni per superare il proibizionismo in Italia.

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Il magistrato Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione.

In attesa che la proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis torni in Aula alla ripresa dei lavori parlamentari, uno dei suoi principali oppositori tra le fila della società civile ha cambiato idea. Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, ha scelto i microfoni di Radio Radicale per comunicare l'inversione di rotta, destinata a pesare non poco nel dibattito pubblico: «Fino a poco tempo fa ero assolutamente contrario. Adesso ho un po' cambiato posizione. E per molti aspetti sono favorevole».
Gli argomenti che hanno convinto il magistrato sono principalmente due. Ma le ragioni che depongono a favore della legalizzazione della marijuana, a cavallo tra salute, scienza ed economia, sono decisamente di più (numeri e rotte in sei infografiche).
MAGGIORANZA CERCASI. La proposta, promossa dal sottosegretario agli Esteri Benedetto della Vedova, ha come primo firmatario il dem Roberto Giachetti e per ora registra il favore di 280 deputati e 78 senatori. All'interno della maggioranza, però, sono contrari i centristi di Area popolare e due ministri: Beatrice Lorenzin ed Enrico Costa. Il percorso si annuncia lungo e tortuoso. I gruppi parlamentari si sono già accordati per il ritorno del testo in commissione, al termine della discussione generale.

1. Tenere lontani i ragazzi dalla criminalità

Il primo argomento che ha fatto cambiare idea a Raffaele Cantone è il seguente: «Credo soprattutto che una legalizzazione intelligente possa evitare il danno peggiore per i ragazzi, cioè entrare in contatto con ambienti della criminalità». Il senatore Carlo Giovanardi si è incaricato di replicare: «La legalizzazione della cannabis preserverebbe i giovani dai contatti con i criminali? È evidente, viceversa, che la criminalità concentrerebbe i suoi affari su altri tipi di droghe e sulla cannabis per i minorenni». Ai quali, se anche il parlamento approvasse la legalizzazione, resterebbe proibito vendere marijuana.
IL 40% DEI GIOVANI ITALIANI HA FATTO USO DI CANNABIS. Di sicuro c'è che il 40% dei giovani italiani tra i 15 e i 34 anni, cioè più di cinque milioni di persone, ha fatto uso di cannabis almeno una volta nella vita. Se la sostanza venisse legalizzata, almeno i consumatori maggiorenni eviterebbero di dover contattare uno spacciatore. E sarebbero disincentivati dal trasformarsi a loro volta in piccoli pusher, magari per soddisfare la domanda di una ristretta cerchia di amici.

2. Le droghe leggere legalizzate sono controllate

Il secondo argomento citato da Cantone ha a che fare con la qualità e la composizione chimica della marijuana, quindi con le conseguenze per la salute dei consumatori: «Droghe leggere controllate probabilmente evitano interventi chimici che stanno portando anche alla tendenza all'assuefazione o al vizio. Consentire l'uso di droghe leggere controllate, che siano il meno possibile trattate chimicamente e che quindi facciano meno male possibile», per Cantone è una buona idea. Insomma, il suo è un sì alla «vendita controllata e quindi in qualche modo limitata» della marijuana.
SUL MERCATO NERO TASSO ELEVATO DI THC. Il problema delle sostanze secondarie con cui vengono 'tagliate' le droghe leggere, d'altra parte, è noto ed evidente. Le analisi effettuate nei campioni sequestrati in Italia tra il 2007 e il 2013 dimostrano nella marijuana la presenza di diluenti, adulteranti, contaminanti biologici e non biologici (alluminio e cadmio), pesticidi. Nell'hashish è stata riscontrata la presenza di paraffine e microsfere in vetro o sabbia. Tasso elevato di Thc e pochissimo cannabidiolo.

3. Sviluppa dipendenza il 9% dei consumatori

Il tema della dipendenza indotta dall'uso di marijuana è uno dei più discussi ed è oggetto di numerosi studi scientifici. I più recenti, citati dal National Institute on Drug Abuse del governo degli Stati Uniti, affermano che circa il 9% dei consumatori è destinato a diventare addicted, una percentuale che cresce fino al 17% se si inizia a fumare prima dei 20 anni.
I DISTURBI LIEVI SVANISCONO DOPO 15 GIORNI. Gli effetti, però, sembrano essere diversi a seconda del genere (con le donne maggiormente portate a sviluppare dipendenza, secondo la Washington State University) e potrebbero anche dipendere dai geni. Secondo una ricerca datata 2016 dell'Università di Yale, infatti, esistono tre marcatori genetici che aumentano il rischio di sviluppare dipendenza da cannabis, gli stessi che aumentano il rischio di depressione e schizofrenia. Al di fuori dei gravi casi di dipendenza vera e propria, tuttavia, i disturbi più lievi (irritabilità, appetito ridotto, difficoltà a dormire) insorgono nella prima settimana di astinenza e svaniscono in media dopo due settimane.

4. Non c'è rischio di overdose

Le prove scientifiche dimostrano che per la cannabis, al contrario delle droghe pesanti, non esiste un rischio di overdose fatale. La mortalità che può seguire al suo consumo è legata soprattutto alla guida di veicoli: il rischio d'incidente, infatti, raddoppia se il guidatore è sotto l'effetto della droga, e aumenta ancora di più se si associa all'abuso di alcool.

5. Fumare marijuana non provoca il cancro al polmone

Se è vero che il fumo di marijuana contiene sostanze cancerogene, è vero anche che chi fuma marijuana consuma molto meno tabacco rispetto ai fumatori di sigarette, probabilmente non abbastanza per provocare il cancro al polmone. Uno studio della University of California di Los Angeles, datato 2006, ha concluso che anche un consumo pesante di marijuana non provoca l'insorgenza di questo tumore.
«NESSUNA CORRELAZIONE». L'autore dello studio è Donald Tashki, pneumologo che ha studiato per 30 anni gli effetti della marijuana. Intervistato dal Washington Post, ha dichiarato: «Avevamo ipotizzato una correlazione positiva tra l'uso di marijuana e il cancro ai polmoni, e un aumento della correlazione a fronte di un consumo più pesante. Ciò che abbiamo scoperto, invece, è che non c'è nessuna correlazione». Va detto però che l'azione prolungata del Thc è stata collegata da altri studi a un rischio raddoppiato di contrarre un tumore ai testicoli e ad un accentuato rischio di infarto.

6. Gli effetti terapeutici in ambito medico

I benefici della cannabis in ambito medico, dunque controllato, sono molteplici. Includono effetti analgesici sul dolore cronico o di malati terminali, l'attenuazione degli effetti di malattie autoinfiammatorie e di alcuni disturbi legati alle demenze, benefici contro l'artrite, i tremori del Parkinson e gli effetti collaterali della chemioterapia. Buoni risultati sono stati ottenuti anche nel trattamento dell'ansia patologica e del disturbo post-traumatico da stress.

7. La legalizzazione genera ricchezza

Rivolgendo per un attimo lo sguardo al di fuori dei confini nazionali, è possibile provare a capire quanto frutta realmente il business della cannabis legale. Stando a un recente report di ArcView, il fatturato delle società statunitensi che hanno deciso di puntare sulla vendita della cannabis a scopo ricreativo e/o terapeutico ammonterebbe a 6,7 miliardi di dollari (5,9 miliardi di euro), in aumento del 25% rispetto all’anno scorso e con prospettive di crescita sbalorditive (entro il 2020 le vendite dovrebbero toccare quota 21,8 miliardi di dollari, pari a 19,2 miliardi di euro).
NEGLI USA 200 SOCIETÀ QUOTATE. Gli effetti sono tangibili anche in Borsa. Sono quasi 200, infatti, le società quotate appartenenti a questo settore. Il boom si è registrato tra il 2013 e il 2014, dopo la legalizzazione della cannabis a scopo medico nello Stato del Colorado. Si tratta di aziende per lo più statunitensi e canadesi e in larga misura legate al comparto farmaceutico, con un valore di mercato complessivo che sfiora i 5 miliardi di dollari (4,4 miliardi di euro). In Europa, dove più di 80 milioni di persone hanno fatto uso di cannabis e 22 milioni l'hanno utilizzata negli ultimi 12 mesi, il valore stimato del mercato illegale è di 9 miliardi di euro.

8. Lo Stato guadagnerebbe 8,5 miliardi di euro all'anno

Se l'Italia legalizzasse le droghe leggere, tra gettito fiscale aggiuntivo e risparmi sui costi delle forze dell'ordine e della magistratura, le casse dello Stato potrebbero contare su 8,5 miliardi in più. I calcoli li hanno fatti Piero David e Ferdinando Ofria, economisti dell'Università di Messina, su lavoce.info. La loro ricerca è partita dall'esempio del Colorado, il primo Stato americano in cui la marijuana è diventata legale sia per uso medico, sia per scopo ricreativo.

9. Più risorse per la prevenzione

Se la proposta in discussione al parlamento diventasse legge, i proventi derivanti per lo Stato dalla legalizzazione del mercato della cannabis sarebbero destinati per il 5% del totale annuo al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.
INTERVENTI FINANZIATI CON I PROVENTI DELLE SANZIONI. Inoltre, i proventi delle sanzioni amministrative relative alla violazione dei limiti e delle modalità previste per la coltivazione e la detenzione della cannabis sarebbero interamente destinati ad interventi informativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie e rivolti a consumatori di droghe e tossicodipendenti.

10. Ridotto l'affollamento carcerario

La legalizzazione delle droghe leggere produrrebbe anche l'effetto di ridurre l'affollamento carcerario. Secondo i dati forniti dall'associazione Antigone, impegnata nella difesa dei diritti negli istituti di pena, il 40% degli oltre 60 mila detenuti, e la metà di quelli stranieri, è in cella per reati, spesso anche minori, legati al commercio di droga.

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