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INTERVISTA 19 Settembre Set 2016 1400 19 settembre 2016

Germania, gli errori di Merkel sulla questione migranti

Altro flop elettorale per la cancelliera. Che richiama al dovere dell'integrazione. Ma lavora sottotraccia per chiudere le rotte. La politologa Guérot a Lettera43.it.

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La cancelliera tedesca Angela Merkel deve fare i conti con il sorpasso dei populisti e anti-immigrati di Alternative für Deutschland (AfD) nella sua roccaforte elettorale, il Meclemburgo-Pomerania, e con la disfatta del suo partito della Cdu-Csu a Berlino. Le due batoste nell'ex Ddr - vivaio di estremisti di destra e teatro di frequenti scontri e roghi contro i profughi - rappresentano un segnale sinistro per le Legislative nazionali del 2017 e, più in generale, per l'integrazione dei richiedenti asilo in Europa. Ma sollevano anche interrogativi sulle responsabilità della cancelliera.

MERKEL MUOVE L'UE. Ascrivere l'exploit di AfD alla sua spregiudicata leader Frauke Pertry è infatti superficiale: gli euroscettici tedeschi non sono che un tassello dei movimenti di destra radicali e xenofobi in crescita in tutti gli Stati dell'Ue. L'ex ragazza dell'Est, oggi donna più potente al mondo, è invece colei che da più di 10 anni orienta (anche) le politiche sui migranti di Bruxelles. E se di fronte al calo di consensi e alle critiche per aver fatto entrare troppi profughi ha ribadito il sì all'accoglienza, pur promettendo che «l'afflusso di profughi del 2015 non si ripeterà», Merkel è stata anche a lungo attendista, artefice infine del discutibile accordo con la Turchia per allontanare i migranti dalle frontiere europee.

TARDIVA E AMBIGUA. «Guidava le politiche di Bruxelles ma ha scaricato per anni le responsabilità sugli Stati più esposti, agendo solo quando è esplosa l'emergenza. Poi si è mossa nell'ombra per contenere i flussi», commenta a Lettera43.it la politologa Ulrike Guérot, fondatrice dello European Democracy Lab di Berlino e promotrice della nascita di una Repubblica europea. Nei suoi libri, la studiosa critica Merkel e vorrebbe un'Ue «come l'Italia che ha salvato vite nel Mediterraneo con l'operazione Mare Nostrum e che a Riace ha dato la terra ai migranti».

La politologa tedesca Ulrike Guérot.


DOMANDA. Le politiche di accoglienza, di questi tempi, non vanno certo per la maggiore.
RISPOSTA. Ma sono le uniche che col tempo migliorerebbero la situazione. Innalzare barriere e porre i ceti sociali più svantaggiati in concorrenza con i migranti, come invece avviene, fomenta una logica di scontro che aggraverà la crisi.
D. Con la crisi economica, però, in Europa diminuiscono gli stipendi e i posti di lavoro a disposizione.
R. Certamente siamo in una fase di ridimensionamento. In Austria, Germania e nei Paesi attraversati da più di 1 milione di migranti si avverte anche la pressione alle frontiere. Tuttavia, le nostre condizioni di vita restano migliori di quelle delle aree da cui tutte queste persone fuggono. E l'idea della torta piccola da spartire è una grande bugia.
D. I soldi ci sono?
R.
Abbastanza ancora per essere redistribuiti tra noi e loro. Si trovano nell'1% delle concentrazioni di grandi capitali e di ricchezze, sempre maggiori peraltro. Una vera politica comunitaria europea dovrebbe abbatterle, per garantire lavoro ed eguaglianza sociale ai cittadini e diritti umani ai profughi. È stato fatto, è possibile farlo.
D. Occorrerebbe un cambio di passo radicale, innanzitutto, dalle politiche corporative e d'austerity dell'Ue. Possiamo parlare di un'Europa a trazione tedesca?
R.
Da tempo le politiche di Berlino guidano quelle di Bruxelles, non è una novità. La Germania cerca l'egemonia sugli altri Stati. E come per l'economia, la cancelliera Merkel ha dettato la linea nelle politiche sull'immigrazione.
D. Però un anno fa ha fatto entrare in Germania più di 1 milione di richiedenti asilo. Adesso rivendica la scelta dell'accoglienza ed esorta a «contrastare l'odio verso gli stranieri».
R.
Ma per anni Merkel ha scaricato la gestione dei flussi sugli Stati più esposti agli sbarchi, come l'Italia e la Grecia. Esattamente come per la crisi dell'euro, nell'Ue non c'è stata una condivisione della problematica tra Stati, si è mandata in là dando la colpa ad alcuni governi membri.
D. L'estate scorsa sui profughi la cancelliera non era sincera?
R. Anche da allora ha agito su un doppio binario, con mosse contraddittorie. Nei discorsi Merkel richiama al dovere all'integrazione, poi nell'ombra manda avanti la sua diplomazia in senso contrario: ha aperto un canale con l'Ungheria e con gli Stati dei Balcani per chiudere la rotta. Sfociato nel pessimo accordo con la Turchia sui migranti, promosso proprio da Berlino.
D. Espulsioni collettive, che anche per l'Alto commissariato dell'Onu sui migranti (Unhcr) violano il diritto europeo e internazionale.
R.
E quante Ong hanno denunciato le violazioni dei diritti umani a Idomeni, in Grecia, e in altri campi alle frontiere, dove migliaia di migranti sono rimasti bloccati per le barriere alzate in Ungheria e nei Balcani?
D. Perché Bruxelles non impedisce almeno i muri di filo spinato tra Paesi dell'Ue, come accade ai confini dell'Ungheria e a Calais, in Francia?
R.
Anche Austria e Germania aprono e chiudono la loro area di libera circolazione Schengen, con grandi flussi di migranti: questa è l'Ue degli Stati nazionali, che rinforza le pattuglie di Frontex per respingere alle frontiere esterne. Come se i migranti si potessero fermare.
D. Invece?
R. Continueranno a crescere. Lo dicono i dati sulla povertà, in aumento nel mondo come i conflitti. La risposta non sono le recinzioni. Bisogna dare terre, città a questa gente.
D. Sembra una proposta rivoluzionaria.
R. Invece lo si è fatto quasi 20 anni fa a Riace, in Calabria, come sapete bene. Altre comunità vengono mandate avanti dagli stranieri, in alcuni casi la maggioranza degli abitanti. La contaminazione ha favorito le attività economiche e il fermento culturale. Lo spazio in Europa c'è, è come per le risorse. Ma bisogna volerlo trovare.
D. Possiamo dire che nell'Ue si è fatto poco, finora, per i migranti?
R. Dipende. L'Italia, per esempio, ha fatto davvero molto con la sua missione di salvataggio Mare Nostrum. Possiamo dire che alcuni Stati dell'Ue hanno fatto tanto, l'Ue no.

Twitter @BarbaraCiolli

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