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REPORTAGE 28 Settembre Set 2016 1330 28 settembre 2016

Ungheria, Orban rischia col voto sui migranti

Si vota sul piano Ue di distribuzione dei migranti. Enorme propaganda per il No. Ma il quorum è a rischio. E il 90% dei richiedenti asilo è già fuggito. Il racconto. 

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da Budapest

Il 2 ottobre in Ungheria si va a votare per un referendum che può rivelarsi un buco nell'acqua o la testa d'ariete per scardinare il debole piano sui profughi dell'Unione europea (Ue). Di certo prevarrà massicciamente il no, ma la differenza la farà l'affluenza, negli ultimi sondaggi data tra il 48% e il 55%: la consultazione popolare annunciata dal premier Viktor Orban come uno «tsunami alla Brexit» è in realtà appesa al limite del quorum del 50%.

CHILOMETRI DI MURO. Il governo di Orban, che ha fatto piantare chilometri di filo spinato alle frontiere, ha ora tappezzato la capitale e le province magiare di migliaia di cartelloni di propaganda incitanti al rifiuto delle quote di ripartizione dei profughi, approvate a maggioranza dai governi dei 28 Paesi membri. «Non rischio il futuro dell'Ungheria. Il 2 ottobre voto no!» è la scritta ubiqua che da settimane tartassa gli ungheresi. Si trova sugli autobus e nelle metropolitane. Alle fermate del tram e a ogni angolo strategico lungo le ferrovie e le autostrade. Tra le inserzioni pubblicitarie di riviste e giornali e alle pareti dei monumentali palazzi mitteleuropei di Budapest.

I manifesti contro i profughi.

Una campagna aggressiva. Il governo ha platealmente accostato «l'arrivo dei profughi all'aumento degli attentati terroristici nell'Ue», ed è accusato da tutte le opposizioni di aver speso la cifra spropositata di oltre 10 miliardi di fiorini (oltre 32 milioni di euro).
Grazie al tam tam, la partecipazione è stimata in risalita di circa 10 punti dal 40% di pochi mesi fa. Che è tanto, ma non ancora abbastanza per evitare che, come per la Brexit, alla vigilia il risultato sia prospettato come un terno al lotto.

FLOP O EFFETTO DOMINO. Se prevarrà il no, vacilleranno diverse poltrone a Bruxelles e anche la ricandidatura nel 2017, in Germania, della cancelliera Angela Merkel: altri Stati, non solo nell'Europa dell'Est, potrebbero fissare referendum contro l'accoglienza di profughi, una temibile reazione a catena. «Altrimenti Orban avrà consegnato un assegno in bianco all'Ue», chiosa a Lettera43.it il deputato della destra radicale dello Jobbik Márton Gyöngyösi, «allora, come David Cameron in Gran Bretagna, dovrà dimettersi. Non ci saranno scuse».

Vita notturna sul Danubio.

Il rischio del flop è palpabile, perché tra gli ungheresi cresce la disaffezione per le urne. Alle Legislative del 2014 la destra cristiano-democratica di Fidesz, alla quale Orban ha impresso una svolta liberticida e populista, ha vinto con il 44,5% dei voti, anche grazie all'affluenza al 62%, in calo rispetto alle precedenti elezioni. Pochi mesi dopo, la partecipazione alle Europee è stata di appena il 29%.

LA SINISTRA DISERTA. Per il referendum contro i profughi, socialisti e sinistra radicale puntano di conseguenza sul boicottaggio.
«Questa consultazione sarà inutile e dispendiosa: dovesse anche esserci il quorum, il no di un Stato singolo non potrà inficiare una decisione presa a maggioranza nell'Ue. La quota che ci spetta è poi chiaramente risibile: poco meno di 1100 profughi avranno un impatto minimo su un Paese come l'Ungheria. Noi non andremo alle urne», anticipa a Lettera43.it l'esponente del partito socialdemocratico 4K! - Quarta repubblica, Attila Trasciatti.

EMERGENZA PASSATA. Li aiuta il clima calmo del momento, quasi un paradosso. L'emergenza profughi è già percepita dai più come «acqua passata». L'Ungheria si è via via svuotata di migranti e anche di richiedenti asilo. Dalla costruzione delle barriere ma soprattutto dal potere dato agli agenti, a luglio, di espellere gli stranieri bloccati entro i primi 8 chilometri dalla Serbia: discutibilmente riconosciuta da Orban come «Paese terzo sicuro».

Il muro tra la Serbia e l'Ungheria non aveva in realtà arrestato gli ingressi

Comitato Helsinki Ungherese per i Diritti umani

La stazione principale Keleti di Budapest è linda e ordinata. Delle tendopoli e dei treni disumanamente stipati di donne e bambini in fuga non c'è più traccia, neanche di stranieri in transito. In diversi potrebbero ritenere inutile esprimersi sulla piccola quota di migranti in arrivo. Tanto più dopo una propaganda invasiva quanto ripetitiva che, ci raccontano alcuni ungheresi, «alla lunga può aver anche scocciato la gente. Chi conosce un po' i magiari lo può capire».

MISURE DI DETERRENZA. Un crescendo di strumenti di deterrenza è stato messo in campo dalla turbolenta estate del 2015 per allontanare i migranti e farli desistere dall'entrare. Intanto sono state innalzate recinzioni, a tamburo battente, lungo la frontiera meridionale tra la Serbia e l'Ungheria attraversata dai flussi di massa, e poi anche al confine con la Croazia: «Barriere che in realtà non avevano arrestato gli ingressi», precisa Lettera43.it il direttore del programma sui rifugiati del Comitato Helsinki Ungherese (Hhc) per i Diritti umani, Gábor Gyulai.

CROLLO DELLE RICHIESTE. In primavera tra i 3 mila e i 4 mila migranti al mese venivano fermati nel Paese come irregolari, anche le richiese d'asilo sfioravano le 5 mila ogni 30 giorni. Fino alla cosiddetta misura degli 8 chilometri inclusa nel pacchetto di inasprimento della legge sull'asilo, votato in parlamento e in vigore dal 5 luglio: «Da allora, vicino ai confini si sono registrati oltre 4 mila fermi al mese e le richieste d'asilo sono crollate drasticamente a 1400 ad agosto», precisa il responsabile della Hhc.

Propaganda a Budapest.

Delle oltre 24 mila domande da gennaio a luglio 2016, appena 290 sono state accettate per la protezione internazionale: nella maggioranza dei casi, soggetti vulnerabili come donne, bambini e bisognosi di assistenza. Ma non è tutto: dall'Ungheria si sono anche lasciate sconfinare verso Nord migliaia di migranti che nel Paese avevano richiesto lo status di profugo. In teoria, stando ai dati di Frontex ed Eurostat, lo Stato magiaro figura come secondo nello spazio comunitario per numero di richiedenti asilo dell'ondata del 2015: 181.265, dopo 616.765 della Germania e prima dei 163.810 della Svezia.

L'ESODO VERSO NORD. Nei fatti, dentro i campi profughi aperti (open camp) e nei centri di detenzione per richiedenti asilo ungheresi, le organizzazioni umanitarie ne contano a oggi solo circa 700: la grande maggioranza di loro è silenziosamente sciamata verso settentrione.
In uscita gli agenti magiari non oppongono resistenza. «Ma tribunali in vari Paesi - tra i quali Austria, Germania, Danimarca, Olanda, Belgio, Francia e Svezia - hanno fatto cartello e sporto denuncia contro l'Ungheria per poter rispedire indietro, secondo l'applicazione del regolamento di Dublino, le migliaia di richiedenti asilo arrivate che avevano fatto richiesta alle autorità magiare», precisa Gyulai.

Contraddizioni di Orban.

Il loro ritorno é fermo perché l'Ungheria, con una decisione unilaterale e per vari Paesi dell'Ue illegale, ha smesso di riamettere richiedenti asilo in procedure di Dublino. La maggior parte degli stranieri approdati qui, d'altra parte, voleva andar via da una terra giudicata troppo povera e poco ospitale, che ha tagliato i benefit per i rifugiati e che imprigiona i migranti che aggirano le barriere. Il Comitato Helsinki Ungherese è la sola organizzazione magiara per i diritti umani che, oltre al personale locale dell'Alto commissariato nelle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), ha accesso ai campi profughi nel Paese.

VIOLENZE AL CONFINE. I suoi legali seguono gratuitamente anche dei casi di richiedenti asilo particolarmente svantaggiati, come i tre invalidi sotto processo accusati di violenze un anno fa al passo di Röszke, al contrario di altri non in condizione di sfuggire agli arresti. Adesso sono allo studio alcuni abusi, denunciati anche dall'Unhcr, al confine tra Serbia e Ungheria ai danni di richiedenti asilo vittime di morsi di cani, calci, percosse e sfregi con i fili spinati. «Il fenomeno, confermato da numerosi racconti, è completamente nuovo e come autori vengono descritti uomini in uniforme blu scuro, il colore anche delle divise dei polizotti ungheresi. C'è da appurare a che corpo o gruppo appartengano esattamente, ma la responsabilità delle autorità magiare che rifiutano di fare un esame è innegabile», affermano all'Hhc.

Persone che in Ungheria possono trovare un porto sicuro
dall'insicurezza in Medio Oriente e in Africa

Ufficio statale per le Migrazioni (2013)


Gli atti fungono da ennesima deterrenza verso un Paese che ha reagito con grande chiusura all'arrivo massiccio di migranti. Ma che, curiosamente, attraverso l'Ufficio statale per le Migrazioni, nel 2013 aveva lanciato le agevolazioni dell'European bond program per attrarre manodopera e investimenti stranieri in Ungheria. Si auspicavano anche candidati tra le «persone che, a causa della situazione volatile per la sicurezza in Medio oriente e in Africa, sentono il bisogno di attuare piani alternativi per dare un porto sicuro alle loro famiglie».

MANODOPERA DALL'AFRICA. Soprattutto nelle province rurali svuotate di giovani emigrati all'estero, c'era e c'è bisogno di manodopera. Ancora in vigore, l'European bond program assicura «procedure più veloci per una residenza permanente nell'Ue» e «cerca partner in Africa». Una bella contraddizione con il referendum imminente, ma non l'unica dell'Ungheria. Men che meno del premier demagogo Orban, che promette alle folle di mandare i migranti «sotto sorveglianza armata» nel Maghreb.

Twitter @BarbaraCiolli

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