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SCONTRO INTERNO 18 Ottobre Ott 2016 1650 18 ottobre 2016

M5s, quello che non torna nella rendicontazione

Di Maio attaccato per 108 mila euro spesi. Tutti i rendiconti sono auto compilati. E la trasparenza è poca. L'annoso problema e l'utopia della politica a costo zero.

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Luigi Di Maio.

Uno scontrino vi seppellirà.
Anche se a essere precisi di scontrini qui se ne vedono pochissimi. Anzi nessuno.
La polemica ri-scoppiata sulle spese per 'eventi sul territorio' rendicontate da Luigi Di Maio - 108 mila 752 euro e 14 cent dall'inizio della legislatura - ha infiammato gli animi già caldi all'interno del Movimento 5 stelle.
Una cifra che balza agli occhi, soprattutto se paragonata a quella dichiarata dal secondo più spendaccione, Roberto Fico, che per la stessa voce di euro ne ha utilizzati appena 31 mila e 603.
IL FRANCESCANO MORRA. Apriti cielo: il senatore calabrese Nicola Morra ha tirato le orecchie al vice presidente della Camera.
«Tutti abbiamo spese per sostenere sul territorio eventi che riteniamo necessari per veicolare i contenuti di cui ci facciamo alfieri, però siamo chiamati a farlo con la dovuta sobrietà», ha sentenziato a Radio Cusano Campus.
«Io ricordo sempre a me stesso che il 4 ottobre è nato il Movimento 5 stelle, sotto l'auspicio della sobrietà e povertà, come stile di vita francescano. Tutti quanti ce lo dobbiamo ricordare».
RENDICONTAZIONI A RILENTO. Sobrietà ancora da aggiornare visto che la sua rendicontazione è ferma a marzo 2016.
Mentre quelle dei colleghi Elisa Bulgarelli, Enza Blundo, Lello Ciampolillo, Nunzia Catalfo, Paola Nugnes, Sergio Puglia e Michela Montevecchi a febbraio.
Sul fronte restituzioni, stando alle cifre riportate dal sito Ma quanto spendi di Marco Canestrari, Di Maio ha 'rinunciato' a 96 mila 339 euro classificandosi 89esimo su 126, mentre Morra è al 122esimo posto con 68 mila 160 euro restituiti.
Il più più virtuoso è Massimiliano Bernini con 186.827 euro, mentre nel direttorio Alessandro Di Battista è 17esimo con 144.850 euro restituiti; Roberto Fico 56esimo con 117.043; Carla Ruocco 71esima con 108.673 e Carlo Sibilia 79esimo con 103.071 euro restituiti.

Problemi dell'autodichiarazione: più che trasparenza è un atto di fede

Giuseppe Vacciano del M5s.

Di Maio si è ovviamente difeso.
«Tutte le cifre in questione sono pubbliche perché il M5s è l'unica forza politica veramente trasparente», ha dichiarato, «i rendiconti di tutti i nostri parlamentari sono consultabili da qualunque cittadino».
E su questo non ci piove. Le cifre sono lì, nero su bianco. Ma più che trasparenza si tratta di un atto di fede, visto che quei numeri non hanno mai avuto pezze d'appoggio consultabili.
FATTURE, CHI LE HA VISTE? Sicuramente i portavoce avranno cartelline e cassetti zeppi di scontrini e fatture. Ma nei fatti la rendicontazione è una autocertificazione.
E nessuno, nemmeno gli attivisti più ortodossi, ha mai rivendicato una qualche prova.
Rispetto a chi non restituisce un euro è comunque una rivoluzione. Ma di fatto è impossibile verificare quanto dichiarato dai portavoce.
L'IDEA DI VERIFICHE CAMPIONARIE. Giuseppe Vacciano, già tesoriere del gruppo pentastellato al Senato, spiega a Lettera43.it: «Sarebbero sufficienti verifiche campionarie a rotazione».
Vacciano a fine 2014 lasciò il Movimento perché contrario all'instaurazione del direttorio per poi essere pure espulso su iniziativa di Alberto Airola senza alcuna votazione.
«Ogni mese un deputato e un senatore, estratti a sorte o decisi dalla Rete, potrebbero pubblicare scontrini e fatture. Chiedere conto delle spese non è malvagio o malizioso, soprattutto per la filosofia M5s».

I crocifissi dello scontrino: Fucksia, Artini, Pinna

Serenella Fucksia in Aula.

Invece il pasticcio della rendicontazione non si è sbrogliato.
Da una parte ha creato caos - dagli errori di calcolo ai tempi di inserimento dati fino alle lungaggini tecniche degli aggiornamenti - e dall'altra ha permesso di crocifiggere più di un eletto diventato scomodo.
Leggi Serenella Fucksia, Massimo Artini e Paola Pinna.
Ora la questione colpisce Di Maio che «al netto di ogni valutazione politica e personale, è diventato un capro espiatorio», continua Vacciano.
CONTA LA QUALITÀ DELLA SPESA. «Al di là delle polemiche, la riflessione deve essere di carattere etico ed essere centrata anche sulla qualità della spesa».
E cioè come vengono spesi i soldi dichiarati.
Certo è che un Movimento che stigmatizzava il magna-magna-a-tradimento della Casta, è il ragionamento, ora si trova a rendicontare spese per cene e rappresentanza o per non meglio precisati eventi sul territorio.
In questo il M5s si conferma un partito tradizionale. E la politica a costo zero, cavallo di battaglia di Beppe Grillo, non è che un altro miraggio pentastellato che svanisce.


Twitter @franzic76

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