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EVENTO 18 Ottobre Ott 2016 1209 18 ottobre 2016

Obama pro-Renzi pare Kevin Costner col tonno Rio mare

Renzi, il Trudeau italiano (sic!), è l'ultimo premier straniero a tavola con Barack. Ma per spingere il ''Sì'' al referendum serve un miracolo. Altro che Jim Messina.

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La sala della cena alla Casa bianca tra Matteo Renzi e Barack Obama.

C'è chi vince la lotteria della Green card e chi la lotteria dell'Ultima cena con Barack Obama.
Matteo Renzi ha vinto la seconda, anche se, considerate le fosche previsioni sul referendum del 4 dicembre 2016, forse gli sarebbe convenuto vincere quella dell'autorizzazione di risiedere sul suolo americano e assicurarsi un futuro negli Stati Uniti.
Purtroppo per vincerla per il 2017 avrebbe dovuto presentare la domanda nel 2014, ma allora tutto sembrava andare così a gonfie vele da far pensare che presto sarebbero stati gli americani a spintonarsi per venirsi a stabilire negli United States of Matteoland.
Così il premier deve accontentarsi del privilegio di essere l'ultimo leader straniero ammesso al desco del primo presidente nero.
MATTEO E JUSTIN, UGUALI... Privilegio che comprende benefit come sconcertanti definizioni da parte del Washington post («Renzi, il Justin Trudeau italiano»: i due sono accomunati solo dall'età e dalle guance paffute. Il carinissimo e atletico premier canadese, oltre ad aver vinto a mani basse le elezioni, tira di boxe, sa di fisica quantistica, balla il bhangra indiano, accoglie personalmente i rifugiati siriani, sfila alla testa del Gay pride e innalza sul parlamento la bandiera arcobaleno. Matteo Renzi invece... no, scusate, mi viene da piangere. E sì che sono tutt'altro che anti-renziana).
LE DONNE ESCONO DALLA CUCINA. Il presidente del Consiglio è accompagnato da un prestigioso corteggio di eccellenze nostrane, da Giorgio Armani, il Gandalf della moda italiana, al premio Oscar Paolo Sorrentino, che come fama ormai sta più di là (dell'Atlantico) che di qua, e perfino, udite udite, quattro italiane famose nello sport, nell'arte, nella politica e nella scienza, per dimostrare agli americani che nel nostro Paese l'unico destino per le donne non è più la perpetua reclusione in cucina a cuocere in sottoveste bigonci di pastasciutta, dai 16 anni fino alla vecchiaia.

Occhio Renzi, le ultime cene storicamente portano sfiga

Matteo Renzi con Barack Obama.

Purtroppo Renzi non approfitterà del viaggio americano per restituire il guru Jim Messina, presentato come l'equivalente del Viagra nel ramo consensi, che a giudicare dall'andamento dei sondaggi non ha capito bene qual era lo schieramento per cui doveva lavorare.
Al posto di Renzi avremmo educatamente declinato l'invito a Washington, anche se tre o quattro giorni lontano dall'Italia fanno sempre piacere, specie se la governi.
INSALATINA DI MICHELLE. Le ultime cene, storicamente, portano sfiga (dei commensali di quella più famosa, due perirono di morte violenta entro 72 ore, tutti gli altri, tranne uno, vennero trucidati nei modi più fantasiosi fra Roma e il Medio Oriente nei 10 anni successivi) e c'è da chiedersi quanti saranno i presidenti uscenti che nella serata del 18 ottobre gusteranno l'insalatina dell'orto bio di Michelle.
Come sponsor politico di Renzi, l'Obama di oggi ricorda drammaticamente Kevin Costner nello spot del tonno Rio Mare.
UN DOPOCENA IN STILE... RAGGI. Per trasformare il «power dinner» in un momento promozionale giovane e moderno, nel dopocena il premier dovrebbe postare dalla Casa bianca, e poi tentare invano di cancellare, un video sgranato realizzato con lo smartphone, in cui dice «i giornalisti pagherebbero oro per vedere queste immagini, noi ve le facciamo vedere per voi (sic). A domani... Aiuto, non so spegnerlo! La domanda è come si spegne?», mentre sullo sfondo Obama fa il trenino brasiliano con Armani e Giusi Nicolini.
Di sicuro Justin Trudeau lo farebbe.


Twitter @LiaCeli

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