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DIRITTO 18 Ottobre Ott 2016 1813 18 ottobre 2016

Unesco, cosa dice la risoluzione sulla Spianata delle moschee

Il documento approvato dall'organizzazione non fa alcun cenno al fatto che il Muro del Pianto sia un luogo sacro per gli ebrei. E denuncia violazioni di Tel Aviv dello status quo.

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Riguarda la spianata delle moschee di Gerusalemme, luogo sacro tanto per gli ebrei quanto per gli arabi, il punto più controverso della risoluzione, approvata dal comitato esecutivo dell'Unesco il 13 ottobre e adottata definitivamente martedì 18 ottobre, che ha provocato una forte reazione da parte di Israele.
È sia il luogo dove sorgeva il Tempio di Gerusalemme, sia il punto dove per i musulmani il profeta Maometto è asceso dal cielo.
Tuttavia il documento, che utilizza sempre la termini arabi per definire luoghi chiamati in modo diverso da musulmani e ebrei, non fa alcun cenno al fatto che il Muro del Pianto sia un luogo sacro per gli ebrei.
PER L'UNESCO ISRAELE VIOLA GLI ACCORDI. La risoluzione denuncia le violazioni degli accordi internazionali, compiute, secondo l'Unesco, da parte israeliana per quanto riguarda lo status quo storico della spianata delle moschee, ancora formalmente sotto giurisdizione giordana. In particolare si sottolinea il fatto che gruppi della destra ebraica sempre più spesso vadano sulla spianata delle moschee (e non solo al Muro del Pianto), rivendicando il diritto a pregare sul 'Monte del Tempio'.
IRRUZIONI NELLA MOSCHEA. L'Unesco deplora «le continue irruzioni da parte di estremisti della destra israeliana e dell'esercito nella moschea di Al Aqsa e nell' Haram al Sharif, e chiede a Israele, potenza occupante, di adottare misure per prevenire provocazioni che violano la santità e l'integrità» della spianata dello moschee.
Il documento denuncia poi gli scavi fatti e le infrastrutture costruite dalle autorità israeliane nel complesso che riguarda anche la spianata delle Moschee, e «il crescendo di aggressioni e di misure illegali contro la libertà di preghiera dei musulmani nei loro luoghi santi».
SI CHIEDE IL RISPETTO DELLO STATUS QUO. In sintesi, l'Unesco chiede a Israele di accettare il rispetto pieno dello status quo, concordato tra lo Stato ebraico e la Giordania dopo la guerra del '67, che garantisce tra l'altro agli ebrei la possibilità di visitare la spianata ma non di pregare, diritto che spetta solo ai musulmani.
L'esclusiva autorità sulla Moschea di Al Aqsa e sulla spianata dell'Haram al Sharif spetta al dipartimento per gli affari religiosi giordano, il Waqf.
Inoltre il documento dell'Unesco definisce Israele «la potenza occupante» su Gerusalemme est. Un termine ineccepibile da un punto di vista del diritto internazionale e delle risoluzioni dell'Onu dopo il 1967, ma che certo non fa piacere alle autorità israeliane, come anche l'intero tono del documento.

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