Scuola Manifestazione 161018154037
ISTRUZIONE 19 Ottobre Ott 2016 0800 19 ottobre 2016

Buona scuola, le ragioni di chi contesta la riforma

Sciopero generale il 21 ottobre. Contro la «privatizzazione del diritto allo studio». E il Concorsone. L'ex ministro Carrozza: «Sforzi insufficienti nella selezione».

  • ...

Tanti precari della scuola votavano Pd, ma nei Palazzi di Roma hanno trovato ascolto nel «Movimento 5 Stelle e nella Lega Nord» e su loro adesso fanno leva.
Le vaghe risposte del governo «sul dialogo» appaiono «solo una tattica per prendere tempo». Del resto anche il premier Matteo Renzi ha tagliato corto: «La Buona scuola non si fermerà, è la cosa più importante del mio governo», e a scanso di equivoci «gli idonei di concorso non sono vincitori, altrimenti si chiamerebbero vincitori».
È valso per la selezione del 2012, varrà anche per il contestatissimo Concorsone del 2016. Studenti e professori promettono battaglie legali e manifestazioni di massa.
VERSO LO SCIOPERO GENERALE. Hanno già sfilato il 15 settembre e il 7 ottobre: un antipasto dello sciopero generale del settore pubblico del 21 ottobre, docenti e personale di scuole e università incluse. Ci saranno anche migliaia tra studenti e precari, contro la legge 107 del 2015, quella della Buona scuola.
Nel frattempo la scuola italiana crolla, letteralmente: negli ultimi tre anni la storica associazione Cittadinanza attiva ha denunciato 117 cedimenti (cinque solo a settembre) e 18 feriti negli istituti del Paese.
Un soffitto è crollato in una scuola elementare di Torino, subito dopo la pausa pranzo, di notte la copertura della palestra di una scuola media di Milano è caduta in blocco; a Roma i pompieri hanno evacuato una scuola inaugurata nel 2014, e via dicendo.
LA SCUOLA A PICCO. I lavori di ristrutturazione promessi negli slogan di Renzi vanno a rilento, mancano supplenti e insegnanti di sostegno, in Toscana delle maestre si sono presentate in classe all'apertura dell'anno scolastico con gli avvocati.
«Un caos di questi livelli è senza precedenti», racconta a Lettera43.it il Gruppo azione precari (Gap), decine di migliaia di iscritti mobilitati contro la Buona scuola e il Concorsone indetto per sfoltire le annose graduatorie.

Contro un modello fondato sulla «competizione e non sulla qualità»

C'è tanta carne al fuoco.
Movimenti studenteschi e parte dei docenti manifestano per una nuova legge nazionale contro i pilastri della 107/2015: ovvero la «privatizzazione del sapere» delle «scuola-azienda» dei «presidi-manager», basata come la riforma del Job Act sul modello della «competizione e non della qualità».
Le organizzazioni e i comitati di base dei precari contestano l'organizzazione e i risultati del Concorsone: o la selezione è stata strutturata male oppure le università pubbliche non sanno formare la classe docente.
SCONFITTA O DISEGNO? Con oltre il 50% in media dei bocciati (e punte dell'80-90% in alcune regioni) tra gli oltre 165 mila candidati - usciti da corsi di laurea, specializzazioni e costosi tirocini abilitanti accademici a numero chiuso, nonché da anni di docenze da precari - per lo Stato è comunque una sconfitta.
A meno che, come sospettano al Gap, «dietro non ci fosse un disegno: che le prove infattibili del Concorsone fossero state tarate per fare piazza pulita tra il serbatoio di precari della scuola che si è gonfiato negli anni».
IL LIMBO DEGLI IDONEI. Di mezzo ci sono anche i classificati idonei: oltre la soglia stabilita di assorbimento del 10% il governo non intende andare, «anche se i vincitori sono inferiori ai 63.712 posti banditi» e «se, per i ritardi nello stilare le graduatorie, dopo gli orali in varie regioni, all'apertura dell'anno scolastico le cattedre sono rimaste scoperte, per migliaia di nomine si andrà all'anno dopo».
Si deve pescare nel bacino dei supplenti che si voleva abolire. Mentre partiranno i ricorsi di migliaia tra respinti e idonei che, per accedere alla selezione, avevano pagato tra i 2 mila e i 3 mila euro per frequentare Tfa (Tirocinio formativo aggiuntivo) o Pas (Percorsi abilitanti speciali).

L'ex ministro Carrozza: «Più investimenti in selezione e formazione»

Sono state commissionate perizie sulla fattibilità dei test.
Si farà anche leva sull'estremo divario di valutazione da parte delle commissioni più o meno rigide - in alcune regioni è stato promosso l'80% dei candidati, in altre il 30%, per alcuni classi di concorso si è sfiorato il 100% dei bocciati -, sul vaglio risultato dagli atti in alcuni casi disordinato delle prove. Nonché sulla composizione delle stesse commissioni, con docenti chiamati a valutare agli orali, poi nel frattempo essi stessi respinti agli scritti. Un cortocircuito.
«ADEGUARE GLI INSEGNAMENTI». Sull'adeguatezza e anche sul futuro in Italia dell'istruzione pubblica cresce l'incertezza. «E se gli insegnanti sono una delle professioni che non scompariranno con le innovazioni tecnologiche», rassicura a Lettera43.it l'ex ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza, che è anche onorevole del Pd e scienziata specializzata in robotica, «la loro formazione va aggiornata con materie più contemporanee».
Nel pacchetto della Buona scuola, dice, «c'è bisogno di più investimenti nella selezione e nel potenziamento delle competenze dei docenti».
«SERVE UNO SFORZO». Sta all'attuale ministero decidere se rivedere le specializzazioni o gli interi corsi di laurea, «ma in particolar modo le discipline di materie umanistiche vanno adeguate alle competenze tecnico-scientifiche, sempre più richieste nei prossimi anni».
«Progresso tecnologico e innovazione non possono essere guidati solo dalle regole del mercato e del capitale», conclude Carrozza, «lo Stato e l'Ue devono attivarsi, nell'interesse pubblico, in modo che etica e automatizzazione corrano di pari passo. Ma serve un grosso sforzo formativo e anche l'insegnamento deve adeguarsi alla società che cambia».

Twitter @BarbaraCiolli

Articoli Correlati

Potresti esserti perso