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INEFFICIENZA 19 Ottobre Ott 2016 1159 19 ottobre 2016

Gli sprechi della Napoli-Bari nel libro «Scippo di Stato»

Una spesa di 6,2 miliardi per treni merci (che non passano). Daniele Martini racconta la storia del Tav del Sud.

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C'è un Tav anche nel Sud.
Ma mentre su quello «originale» tra l'Italia e la Francia sono accesi i riflettori da anni, di quello meridionale sembra non importi niente a nessuno.
Eppure anche qui si sta spendendo in allegria e inutilmente una montagna di soldi: 6 miliardi e 200 milioni di euro per una linea tra Napoli e Bari ad «Alta velocità/Alta capacità», cioè per i treni passeggeri veloci e per i merci, senza sapere però se tenere insieme le Fereccerosse e i cargo si possa fare e se, oltretutto, abbia un senso.
L'esperienza insegna che finora in Italia questa “convivenza” è stata elusa: da quando nel 2005 è circolato il primo convoglio veloce, non è capitato mai, neanche per prova, che sulla stessa tratta ne sia transitato anche uno merci, lento.
Alle Ferrovie lo sanno benissimo come stanno le cose eppure vanno avanti lo stesso.
Da poco è stato annunciato che dal 2018 inizieranno le prove tecniche per stabilire se treni veloci e merci possono viaggiare sulla stessa linea.
Lo ha promesso il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio: «Dal 2018 sarà sperimentato il servizio con treni merci anche sulle linee dell'Alta Velocità/Alta Capacità», ha dichiarato.
Non subito, quindi, dal 2018 se tutto va bene e salvo ripensamenti.
Se ne occuperà Giuseppe Sciarrone che di queste cose si intende essendo stato un alto dirigente delle Ferrovie e poi uno dei promotori e azionisti di Nuovo Trasporto Viaggiatori-Ntv, i treni veloci Italo, concorrenti privati delle Freccerosse.
Sperimentare, però, non vuol dire essere sicuri che tutto andrà come previsto, anzi.
La speranza è che ogni cosa vada per il meglio, ovvio, ma se poi alla fine delle prove i tecnici dovessero stabilire che la “convivenza” è proprio impossibile o sconsigliabile e ci si deve dunque rinunciare?
Oppure se, come è successo fino a oggi, le Fs - proprietarie della rete - continuassero a non voler far circolare i treni merci su quelle linee veloci visto che con il cargo ci si guadagna poco mentre le Freccerosse sono un Bancomat?
A quel punto che si fa con la superferrovia Napoli-Bari?
Si fa marcia indietro dopo che per anni sono stati messi al lavoro i progettisti, dopo le mille burocrazie preparatorie e le mille scartoffie depositate, dopo che sono stati aperti i cantieri, spesi tanti soldi, firmati i contratti con le imprese?
E gli inevitabili contenziosi? E le penali?
In giro per l'Italia ce ne sono a decine di grandi opere simili, dal Ponte sullo Stretto alla Metro C di Roma, che non vanno né avanti né indietro, ma intanto succhiano soldi a tutto spiano e ingrassano gli avvocati.
E ammesso pure che alla fine gli esperti diano l'ok, chi ce li porta a quel punto i treni merci nel Sud? Il governo con un decreto?
Il presidente del Consiglio che impone l'aumento del trasporto su rotaia nel Meridione, dove non ha mai preso piede e dove è addirittura diminuito in conseguenza della crisi e delle mazzate che sono piovute sul Mezzogiorno?
Le Ferrovie sanno benissimo che il trasporto di merci sui binari al di sotto di Roma è talmente modesto da non giustificare una spesa di oltre 6 miliardi di euro. E anche il ministro Delrio dovrebbe saperlo.
Eppure nessuno si ferma, la costruzione della ferrovia da 6 miliardi e 200 milioni di euro va avanti come se niente fosse.
Quello delle grandi opere che nascono con lo spreco incorporato è un copione già visto mille volte in Italia, un malvezzo che sembra non insegnare niente.
Tutto questo accade mentre dicono che non ci sono soldi a sufficienza per i treni a lunga percorrenza, i regionali e i pendolari.
Il misfatto non avviene sottobanco, è sotto gli occhi di tutti, scritto in ufficialissime carte, rivendicato con orgoglio dai proponenti come si trattasse di una svolta epocale per il Sud, illustrato e propagandato in impeccabili veline.
Un ambaradan che serve a cancellare i problemi.
La grande opera del Sud si deve fare e basta. Si deve spendere e basta.
Il 30 ottobre 2015 le Fs hanno diffuso un comunicato stampa in cui annunciavano l'avvio dei lavori «in linea con l'iter indicato dal decreto Sblocca Italia» del governo Renzi.
L'11 luglio 2016 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea il bando di gara per i lavori tra Napoli e Cancello per un importo di 400 milioni di euro.
Due settimane dopo è toccato al tratto di linea Cancello-Frasso Telesino-Dugenta: altri 356 milioni.
L'avvio dei lavori del Tav del Sud è previsto per dicembre 2016.

* Questo brano è un estratto di ''Scippo di Stato'', il nuovo libro di Daniele Martini (Paper First, 12 euro).

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