Referendum

Referendum Costituzionale

Obama 161018152156
BASSA MAREA 19 Ottobre Ott 2016 0800 19 ottobre 2016

Il teatrino Renzi-Obama non impressionerà l'Ue

Il premier lo venera, ma Barack ha deluso. Nella politica estera come in materia di finanza. E l'Obamacare non decolla. L'incontro? Diplomaticamente sterile.

  • ...

Il premier Matteo Renzi e il presidente Usa Barack Obama.

Centomila euro, e forse qualcosa di più.
È questo il costo del viaggio compiuto da Matteo Renzi e i suoi ospiti per andare a cena alla Casa Bianca.
Tutto per una foto ufficiale con il presidente uscente americano Barack Obama. A uso esclusivamente italiano.
L'OMAGGIO AL 'GRANDE OBAMA'. Si potrebbe senza battere ciglio spendere 10 volte tanto, ma con un vero motivo diplomatico/economico.
Qui il motivo sembra esaurirsi nell’ad maiorem Renzi gloriam, in chiave referendaria.
E in un omaggio al Grande Obama.
L’utilità del viaggio nell’attuale frangente referendario italiano è evidente: il nostro parla con i big della Terra. E ci mancherebbe altro non lo facesse.
L’utilità per la diplomazia italiana è pressoché zero, perché Obama se ne va, e questa è la sua “ultima cena”.
AUSTERITY PER SETTE ANNI. In un’intervista ha elogiato l’Italia, parte di un rituale che tutti i presidenti americani seguono con poche eccezioni, ha detto che Renzi è bravo, e che bisogna smetterla in Europa con l’austerità.
Difficile che i partner europei si impressionino. Il giudizio sulla politica estera di Obama è molto negativo. Sanno poi che anche Obama ha fatto una politica di austerità per sette anni circa, e che solo il bilancio federale 2016 è stato espansivo (anno elettorale), presentato del resto a suo tempo da Obama stesso come «fine dell’austerità», che quindi c’era.
Renzi ha usato spesso e rilanciato ora con forza il contrasto Europa/America, loro vanno bene con Obama e noi no con la Merkel.
MONTA IL MALCONTENTO. L’America ha visto il suo Pil negli ultimi otto anni crescere mediamente attorno al 2% cioè il doppio della crescita dell’area Ue e non è poco.
Ma i redditi dell’80% hanno continuato a stagnare o a calare, la vera disoccupazione contando i sottoccupati involontari non è poco sotto il 5% ma quasi al 10, e non si capisce come in un Paese dove Obama avrebbe fatto così bene si sia presentato nel 2016 un fronte dello scontento, inedito per composizione destra/sinistra e per proporzioni, che va dai “trumpisti” ai sostenitori di Bernie Sanders, non meno del 60% dell’elettorato.
Ma se Obama è così bravo, come mai Trump e come mai Sanders?

Se Hillary vince non lo fa come erede di Obama

Donald Trump e Hillary Clinton, candidati alla presidenza Usa.

Se Hillary Clinton vince, come probabile, vince non come erede di Obama, come l'attuale presidente cerca di accreditare, ma grazie all’improponibile tycoon.
Obama ha quattro iniziative importanti nel suo carniere, tutte del 2008-2010: una è andata bene, il salvataggio dell’auto, e non è poco; la seconda è la legge anti-recessione dell’inverno 2009, utile ma insufficiente; una terza è l’Aca, o Obamacare, la riforma sanitaria del 2010; e una quarta, la riforma finanziaria, sempre del 2010.
SEI ANNI DI NULLA. Poi non c’è più stata nessuna grande legge, dati i pessimi rapporti con un Congresso ora a maggioranza repubblicana.
Ma finanza e sanità ci danno la misura del modesto peso riformatore di Obama, nonostante le enormi promesse di hope and change e la audacity of hope. Formule, parole.
«I no longer hope for audacity», diceva già nel marzo 2011 un sostenitore della prima ora, l’attore Matt Dimon.
Difficile pretendere che la riforma finanziaria, un testo enorme di oltre 2.300 pagine con già scritte altre 20 mila di regolamenti completati per ora solo al 50%, sia in grado di impedire un altro 2008.
UN OCEANO DI PAROLE. È un oceano di parole in cui i predatori nuotano come prima e dove le banche (come è giusto, ha detto Hillary) le regole se le devono scrivere da sole.
Per ora, siamo a 34 volte la lunghezza di Moby Dick. E le norme davvero stringenti (il cosiddetto Volcker Rule sulle speculazioni a rischio) continuano a essere rinviate, fino al 2021 chiedono ora le grandi banche. La rimpianta ed efficacissima legge bancaria di Roosevelt ne aveva 37, di pagine.
Quanto all'Obamacare, al contrario dei proclami della Casa Bianca non è di portata analoga a Medicare (sanità pubblica per gli over 65) o Medicaid (per i poveri), create da Lyndon Johnson.
E non è una sanità all’europea come pensano da noi molti male informati.
L'OBAMACARE TRABALLA. È una utile possibilità sovvenzionata, sotto certi livelli di reddito, di acquistare polizze private su una piattaforma sanitaria, oltre a norme (giuste) per obbligare le assicurazioni a non scaricare (del tutto) chi ha malattie costose.
L'Obamacare ha molto ridotto il numero dei non assicurati, ed è un bene, e in sè è più positiva che negativa. Ma il sistema resta lo stesso di medicina for profit.
Quindi le assicurazioni, che ora hanno più esborsi, hanno molto aumentato a tutti, anche i vecchi assicurati, le polizze, anche del 40-50%, diminuito le prestazioni, aumentato i ticket, e sempre più si stanno ritirando dalle piattaforme, dove perdono troppo. L'Obamacare traballa, a dire poco.

L'uomo che doveva cacciare «i mercanti dal tempio» della finanza

Wall Street, sede della Borsa americana.

Questo è il maestro al quale Matteo è andato a rendere omaggio e dal quale ha ricevuto una investitura.
Di cosa? Di galleggiamento politico? È impossibile non parlare bene del primo presidente afroamericano, certamente un protagonista della Storia per il solo fatto di essere arrivato alla Casa Bianca, e per due mandati. Ma è legittimo non ritenerlo, fino a prova contraria, un grande.
Ma per Renzi, come noto, lo è.
PROSTRATO A WALL STREET. Il nostro premier dovrebbe leggersi, nelle mail sottratte da Wikileaks al sito di John Podesta (nel 2008 a capo della squadra per il passaggio dei poteri a Obama, più tardi capo del suo staff e ora della campagna di Hillary), una lista inviatagli il 6 ottobre 2008 da Michael Froman, allora alto dirigente di Citigroup, già in posizione di rilievo alla Casa Bianca di Bill Clinton e poi braccio destro del ministro del Tesoro Robert Rubin, e infine con lui a Citigroup. Oggi è ministro del Commercio Estero.
Bene, Froman inviava una lista di possibili ministri e vertici di agenzie federali quasi tutta poi realizzata. E tutta di fedelissimi del clan Clinton, a partire da Rubin, indicato come ministro del Tesoro (in alternativa, Lawrence Summers e Tim Geithner, che ebbe il posto), e tutti uomini di Wall Street.
GLI STESSI UOMINI DI BILL. Si osservino le date: il 6 ottobre c’erano già i ministri della lista Froman e si votò il 4 novembre.
Il 6 ottobre Obama tuonava ancora in lungo e in largo per l’America contro Wall Street (il crac Lehman Brothers è del 15 settembre) e giurava e ripeteva che avrebbe - ipse dixit - «scacciato i mercanti dal tempio». Se li stava già mettendo in casa. Rubin poi dalla porta di servizio, perché il 23 novembre la sua Citigroup collassava insolvente ed era salvata da massicci capitali federali.
Rubin era ed è il caposquadra dei Clinton boys diventati Obama boys e pronti ora a tornare Clinton boys. Questa lista è Storia.
È in visita a questa eletta scuola di cui si considera idealmente alumnus che ora Renzi ha portato la sua carovana dell’Alleluia.
Obama dice anche che Renzi è un riformatore e va sostenuto nel referendum. Mah. La forza del pessimo Renzi è che i cavalieri del 'No', senza offesa alle persone, sono peggio.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso