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MAMBO 19 Ottobre Ott 2016 1104 19 ottobre 2016

Obama si intromette? Noi catastrofisti ce lo meritiamo

Abbiamo dipinto il referendum come il giudizio di Dio. Ovvio che all'estero si preoccupino.

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L'abbraccio tra Matteo Renzi e Barack Obama.

Il vantaggio di aver deciso di non votare al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, per disgusto verso gli opposti estremismi, fa guardare le cose con meno passione.
Prendiamo gli endorsement internazionali a favore del ''Sì''.
Se ne lamentano in tanti e quelli del ''Sì'' temono persino che siano controproducenti, come è probabile.
Qui un po’ di storia non guasterebbe.
Non solo la storia del passato con le due parti contrapposte che si giocavano in campagna elettorale, almeno nei primi anni della Repubblica, gli Usa o l’Urss.
VIAGGI NEGLI USA, UN MUST. Non dobbiamo dimenticare che il viaggio americano era un must dei gruppi dirigenti democristiani e poi lo divenne, con alterna fortuna, per Silvio Berlusconi, ma dobbiamo ricordare anche le manifestazioni internazionali a sostegno dell’Ulivo con l’invito al voto di leader socialisti e democrati di tutto i mondo spesso in manifestazioni nostrane.
Non c’è, quindi, niente di nuovo sotto il sole. Tranne una cosa.
L’intervento a sostegno di Matteo Renzi sia del partito socialista europeo sia di Barack Obama probabilmente trova ragion d’essere, oltre che in una ottima politica di relazione dei governativi, nell’idea che si sono fatti negli Usa e nel Pse che la partita italiana sarà il giudizio di Dio.
IN ANSIA PER LA NOSTRA STABILITÀ. Vedete come si agitano alcuni quotidiani finanziari internazionali, cambiando peraltro spesso idea.
Vedete come è stato preso dagli stessi il ''No'' di Mario Monti che giustamente quelli de Il Fatto Quotidiano invitano a tenersi in disparte temendo il dilagante anti-montismo nel Paese.
Se l’Italia è un Paese a rischio, se dopo il voto succederà Casamicciola, è ovvio che forze politiche e le cancellerie europee nonché la Casa bianca tendano a sostenere chi al governo c’è già e che ha già un consolidato rapporto internazionale.
D’altra parte gli stessi leader che si lamentano dell’intrusione straniera si intromettono nelle vicende dei Paesi del Pse e in quelle degli Usa con quella libertà, spesso supponenza, che poi negano agli interlocutori quando si tratta dell’Italia.
MA QUALE DEMOCRAZIA IN PERICOLO. È per queste ragioni che quelli che hanno sostenuto, invano, la necessità di abbassare i toni, di tenere il confronto nel merito, di garantire che nulla sarebbe accaduto di drammatico dopo il voto avevano ragione.
Invece è accaduto che i futuri astenuti siano stati considerati sotterranei e furbi sostenitori del ''Sì'' che il mondo dei duri e puri del ''No'' si è ingegnato di smascherare.
Se gli altri si fanno gli affari nostri, tutto nasce dall’idea che noi diamo, a ogni nuovo governo, che è in gioco la democrazia.
Accadrà anche fra qualche settimana, se vincerà il ''No'', quando quelli del ''Sì'' diranno le stesse cose che oggi dicono i loro avversari.
UNA CLASSE POLITICA NON ADATTA. Questo prova che abbiamo una classe politica - tutta, non solo i cinque stelle - priva di pensiero autonomo, prigioniera di estremismi senili dell’uno o dell’altro campo, si tratti di quotidiani che devono recuperare copie o di politologi-costituzionalisti con la cultura del piccolo chimico.
Nessuno si accorge che il tema della democrazia è tema di questa fase storica, non influenzato da una legge elettorale o da una modifica costituzionale.
Tutti fingono di non sapere che la grande questione irrisolta dell’Europa e dell’Italia è la sparizione dei partiti come aggregati di popolo e la parziale sparizione dei corpi intermedi.
MALATI DI PERSONALIZZAZIONE. Non c’è nessuno - scrivo consapevolmente “nessuno” - che non abbia portato il suo contributo a questa personalizzazione della politica. Non nasce tutto con Renzi.
Non c’è leader della sinistra che abbia usato il “noi”, che sia uscito di scena convinto di aver dato e preso, mentre è dilagata la convinzione della propria indispensabilità, addirittura internazionale, da Romano Prodi a Massimo D’Alema.
Fenomeni un tempo politicamente e antropologicamente interessanti, anche a sinistra, tipo i “dalemiani”, sono diventati materia di raccolta di scontenti, ovvero di voltagabbana.
DIAMO UN'IMMAGINE DIVERSA DI NOI. Mettiamoci un punto. Obama e il Pse intervengono perché ci vedono con le pezze al culo (scusate!).
Protestare è inutile, cambiare e dare una immagine diversa dell’Italia sarebbe la via giusta.
Alcide De Gasperi si fece appoggiare dagli Usa, ma con la schiena dritta.
Lo scrivo io che in quegli anni, se fossi stato in età di voto, non lo avrei votato, essendo, come oggi, predestinato alla sinistra, accidenti a me!

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