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DISCRIMINAZIONE 19 Ottobre Ott 2016 1625 19 ottobre 2016

Regno Unito, l'escalation di atti e proposte xenofobe

Raggi X ai denti dei bambini profughi. Italiani schedati nelle scuole. Lavoratori e ricercatori stranieri discriminati. La Brexit sdogana il razzismo di governo.

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Un'idea grossolana e molto dannosa, ma questa è l'aria che tira nel parlamento e nel governo di Londra: la Brexit ha rotto le dighe alla voglia di misure discriminatorie.
«I raggi X ai bambini di Calais sono un esame inappropriato e immorale, siamo fermamente contrari», hanno reagito dall'Associazione dentale britannica all'ennesima proposta razzista piovuta dall'ala reazionaria dei Tory.
ESAME INUTILI. Far controllare i denti ai richiedenti asilo minorenni, per appurare l'età «di quei bambini che non sembrano bambini», sarebbe inutile nonché gravemente lesivo dei diritti dei minori.
«Questi esami non sono accurati per accertare se si siano superati i 18 anni. E senza una ragione clinica, non si fanno radiografie a persone giovani e vulnerabili: non portano benefici alla salute e non possono essere usate per impieghi diversi senza il consenso del paziente, che deve essere informato senza coercizione e messo a conoscenza di ogni finalità», stoppano i dentisti d'Oltremanica.
I BAMBINI DI CALAIS. I raggi ai denti dei bambini sono stati suggeriti da un deputato delle file conservatrici, in seguito all'impegno del governo britannico - dei Tory e di per sé niente affatto tenero con immigrati e migranti - ad accogliere più minorenni dall'ormai denominata Giungla di Calais: il pericoloso accampamento informale al di là dello Stretto che le autorità francesi stanno sgomberando.
«Speriamo che non si abusi dell'ospitalità britannica», si sono scaldati i conservatori pro-Brexit.

La serie di misure discriminatorie dei Tory al governo

Il ministro dell'Interno Theresa May.

Secondo il regolamento di Dublino, la richiesta d'asilo deve essere presentata nel primo Paese sicuro dell'Unione europea nel quale si entra.
Ma con bambini e famiglie in altri Stati, il vincolo può essere aggirato e adesso nel Regno Unito c'è chi prova a chiudere anche questo varco.
Il pericolo maggiore arriva dal governo.
Non è un mistero che la spallata al remain sia stata data, nel Regno Unito, da un buon 30% (ma per i maligni metà partito) dei Tory che ha sposato la battaglia per l'exit degli indipendentisti dell'Ukip: il movimento protagonista della scazzottata intestina e quasi letale a Strasburgo, e in cerca di leader dopo il passo indietro di Nigel Farage.
PROVVEDIMENTI XENOFOBI. Senza il sostegno dell'ala più reazionaria dei Tory, il leave che ha spaccato città e campagne inglesi non avrebbe vinto. Almeno sei tra ministri e sottosegretari del dimissionario governo Cameron erano per l'uscita dell'Ue e il premier aveva lasciato libertà di voto.
Al numero 10 di Downing Street si è ora insediata l'ex ministro dell'Interno timidamente anti-Brexit, Theresa May, famosa in realtà per le campagne anti-migranti tranchant degli ultimi anni.
E Oltremanica non passa giorno senza che si abbia notizia di provvedimenti xenofobi, che hanno e potranno avere nel mirino anche i circa 600 mila italiani tra gli oltre 4 milioni di cittadini Ue residenti in Gran Bretagna.
LONDRA SI DIFENDE. Al Congresso dei Tory il neo ministro dell'Interno Amber Rudd ha annunciato di chiedere alle imprese un elenco dei loro dipendenti stranieri, per favorire l'assunzione di cittadini britannici, mettendo le mani avanti: «Non chiamatemi razzista».
Per lo scalpore suscitato, il governo britannico ha poi smentito l'intenzione di creare liste di proscrizione. Ma la premier May non ha mai rettificato la sua dichiarazione alla Bbc sui medici «overseas» (oltremare) che potranno rimanere finché non saranno rimpiazzati dai britannici.
A tambur battente è piovuta la denuncia di alcuni genitori sui moduli d'iscrizione messi online da alcune circoscrizioni scolastiche di Inghilterra e Galles che distinguevano tra allievi «italiani», «italiani-siciliani» e «italiani-napoletani».

Raggi X e confische dei gioielli: l'accanimento sui migranti nell'Ue

La classificazione, precedente all'anno scolastico 2016-2017 anche se non emersa prima, è stata subito annullata dal ministero dell'Istruzione.
Il governo May ha porto le scuse ed espresso «rammarico» per l'accaduto all'ambascia italiana Londra che sulla vicenda aveva commentato: «Iniziative locali, motivate probabilmente dall'intenzione d'identificare inesistenti esigenze linguistiche particolari. Ma di buone intenzioni è lastricata la strada dell'inferno».
Negli stessi giorni, però, il ministero degli Esteri d'Oltremanica ha imposto alla London School of Economics, affollata di ricercatori e docenti stranieri, di escludere ricercatori overseas da un progetto sulla Brexit.
ANCHE DANESI E SVIZZERI. In questo caso, niente scuse di Downing Street: in ballo ci sarebbero informazioni commerciali sensibili che, in questa fase di transizione molto delicata, se divulgate potrebbero minacciare sicurezza nazionale.
Last but not (c'è da scommetterci) least, la goffa idea delle radiografie ai denti ai migranti minorenni, avanzata dal deputato britannico: proposta che, per sensibilità, ricorda gli analoghi accanimenti sui richiedenti asilo nelle ricche Danimarca e Svizzera.
Approvata nel gennaio 2016, la legge danese dà alle autorità il potere di confiscare ai richiedenti asilo beni personali che coprano le spese d'accoglienza. In origine si parlava di «gioielli preziosi», nella versione finale del testo sono stati esclusi dall'esproprio oggetti «di valore affettivo speciale» e agli stranieri viene permesso di mantenere con sé importi esigui pari a circa 1.350 euro.
LA CRITICA DELL'ONU. Una misura simile è in vigore da gennaio 2015 nella Svizzera che fa volare i droni alle frontiere per stoppare i migranti: gli stranieri che entrano devono cedere tutti gli averi superiori ai 1.000 franchi svizzeri (circa 900 euro); se la loro domanda d'asilo viene accolta, versare poi allo Stato del 10% dello stipendio per 10 anni, fino ai 15 mila franchi (circa 13.700 euro) necessari al loro mantenimento.
L'Onu ha duramente criticato provvedimenti così discriminatori e umilianti che hanno suscitato cori di - sempre difficili - paragoni «con il nazismo». Ma né le deboli proteste dei partiti di sinistra, né iniziative (assenti) dell'Ue verso Paesi membri quali la Danimarca e, a oggi ancora, la Gran Bretagna fermano il nascere di diverse Ungherie d'Europa.

Twitter @BarbaraCiolli

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