Trump Vittoria

L'America di Trump

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14 Novembre Nov 2016 2228 14 novembre 2016

Woolsey: «Trump ridarà potere a Cia e Pentagono»

Stop alla trasparenza su sicurezza e politica estera. Esercito più forte. Niente accordi con l'Iran. Parla Woolsey, ex capo delle spie Usa e consulente di Trump.

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Trump isolazionista, Trump filo-Putin, Trump che spinge per una nuova era nucleare. Gli analisti si esercitano, al ritmo sincopato delle dichiarazioni, a delineare come il 45esimo presidente Usa plasmerà le relazioni internazionali degli Stati Uniti.
Ma a sentire colui che Trump ha scelto come suo consigliere alla Sicurezza per la campagna elettorale, c'è un aspetto per cui il nuovo mondo di Donald Trump sembrerebbe un ritorno ai fondamentali: la difesa americana
UN'ALLEANZA CON GLI APPARATI DI SICUREZZA. James Woolsey, ex direttore della Cia sotto il democratico Bill Clinton, negoziatore dei trattati militari con la Russia per il repubblicano Ronald Reagan e, ancora prima, sul finire degli Anni 70, sottosegretario alla Marina con il democratico Jimmy Carter, non ha dubbi: finisce una stagione in cui le questioni di sicurezza erano di dominio pubblico, comincia una nuova era di grandeur militare che Obama aveva rallentato, limitato, frustrato. Nel ventre molle di Washington c'è chi pensa più che all'instabilità delle relazioni commerciali, alla stabilità di intelligence ed esercito, si lascia felicemente alle spalle la stagione del comandante riluttante e accoglie il primo presidente che non ha mai fatto servizio all'intero dell'esercito americano, ma che è pronto a staccare lauti assegni per il Pentagono.
Già a settembre del 2014, parlando con Lettera43.it, Woolsey - una delle anime del think tank conservatore Foundation for defence of democracies, centro di sostenitori bipartisan della guerra al terrore di George W. Bush - aveva celebrato il tramonto della dottrina Obama, il ritorno forzato da quell'Iraq da cui il presidente afroamericano voleva allontanarsi, l'inizio della transizione che potrebbe a suo dire compiersi con Trump,
IL NODO NATO C'È SEMPRE STATO. In una lunga conversazione telefonica, come è ovvio parzialmente filtrata dalla propaganda, l'ex capo dell'intelligence americana spiega che «non è un problema politico» se il nuovo presidente accoglie a Nigel Farage e il suo chief of staff invita Marion Le Pen a collaborare. Non batte quasi ciglio sulla Nato: «Tutti gli anni diciamo ai Paesi europei che gli Stati Uniti non possono sostenere da soli l'Alleanza atlantica». E spinge per la rottura dell'accordo nucleare con l'Iran - «la maggiore fonte del terrorismo globale» - anticipando se non un ritorno alle alleanze della stagione pre-Obama, di certo una ricomparsa dei vecchi metodi. Come se la parentesi nella storia americana non fosse affatto Trump, ma il suo predecessore.

James Woolsey, ex direttore della Cia e consulente per la sicurezza di Donald Trump (GettyImages).

DOMANDA. Gli analisti non sanno definire quali potranno essere le politiche di Trump. Ce le può spiegare lei?
RISPOSTA.
Non è possibile specificare ora quali saranno le politiche di sicurezza di un presidente che entrerà in carica a gennaio. Quello che sicuramente posso dire è che non sarà più come con Obama, quando ogni scelta era dichiarata pubblicamente o fatta filtrare continuamente alla stampa.
D. Celebra il ritorno ai vecchi metodi?
R. Con Obama a Washington si sapeva tutto del trattamento di dossier delicatissimi. Credo che Donald Trump in materia di intelligence, sicurezza e difesa saprà capire quello che è giusto rivelare e quello che non lo è.
D. Ad esempio?
R. Pensi solo all'uccisione di Obama Bin Laden, al racconto mediatico che venne fatto solo per dire che la guerra al terrorismo era terminata. E poi, ovviamente, quando si è capito che non poteva essere finita, i cittadini che ci avevano creduto sono rimasti delusi. Lo stesso meccanismo è stato ripetuto molte altre volte e su dossier delicati.
D. A Obama serviva far passare il principio del leading from behind (comandare senza esporsi, ndr), un disimpegno dall'interventismo disastroso dell'era Bush jr.
R.
Un principio assolutamente ridicolo. Ho servito lo stato americano sotto quattro presidenti e quattro diverse amministrazioni, sia democratiche che repubblicane: Jimmy Carter, Ronald Reagan, George Bush e Bill Clinton. Sono stato onorato di farlo. Alla luce della mia esperienza, posso dire che Obama non ha imparato niente dalla storia americana.
D. Lei mi ha già detto una volta che è ingenuo chi crede che non ci si può allineare con poteri discutibili per evitare che accada il peggio. Anche Trump ha dichiarato che leader come Saddam Hussein e Gheddafi erano utili.
R. Certo, lo ribadisco. Roosevelt chiamava Stalin 'zio Joe' e grazie alla cooperazione con lui abbiamo sconfitto Hitler e il nazismo.
D. Trump potrebbe lasciare che la Russia guidi la guerra al terrorismo in Siria anche se volesse dire accettare Assad e che Erdogan agisca in Iraq?
R.
Queste sono scelte strategiche su cui non ci si può esprimere. Ma a volte collaboriamo con Paesi democratici, come i membri della Nato che per noi sono molto importanti. Ma a volte è necessario collaborare anche con regimi non democratici in nome di un fine superiore.
D. Quello che mi pare chiaro è che aumenterà il budget della Difesa. Può dirci qualcosa di più?
R. Con Trump finirà la stagione della diminuzione dei bilanci del Pentagono e l'indebolimento della Cia. Avremo un esercito e un'intelligence più forti.
D. Lei crede che il presidente annuncerà una nuova guerra al terrore?
R.
È presto per dire cosa farà Donald Trump e per dargli definizioni, ma io credo che mediterà bene le sue scelte senza darle in pasto all'opinione pubblica come ha fatto Obama. Lui sa che alcune informazioni devono rimanere esclusivamente nell'ambito delle forze di sicurezza.
D. Il verbo 'meditare' non sembra addirsi molto al nuovo presidente.
R. Alcune sue dichiarazioni hanno fatto molto rumore, è vero. Ma le ha dette durante la campagna elettorale, nella realtà è un uomo diverso. Io posso dire quello che ho visto io e che mi ha colpito: Trump è una persona molto riflessiva.
D. Ha dichiarato che non sarebbe negativo se Giappone ed Arabia Saudita si dotassero di armi nucleari.
R. Sono questioni che non dipendono direttamente agli Stati Uniti. Ma in questo momento c'è un Paese, l'Iran, che dispone del nucleare e che è la maggiore fonte del terrorismo globale. L'accordo di Obama con Teheran è pessimo e la nuova amministrazione americana deve rapidamente mettervi fine.
D. Non è facile tornare indietro da un accordo siglato in sede Onu.
R. Gli Stati Uniti devono muoversi velocemente, ma tecnicamente quell'accordo non è stato ratificato dal Senato americano.
D. Il maggiore nemico dell'Iran è l'Arabia Saudita, coinvolta nel finanziamento al terrorismo e importatrice ogni anno di miliardi di dollari di armi dagli Stati Uniti, che la aiutano anche nella guerra in Yemen. Non crede quantomeno che gli Usa debbano affrontare anche questo nodo?
R. Questo è un aspetto cruciale, conosciamo la sponsorizzazione da parte dell'Arabia Saudita di alcuni gruppi terroristici, compresi quelli che sono alla base dell'attacco dell'11 settembre. E credo che questo sia un nodo da affrontare. Ma ora l'Arabia ha un nuovo leader impegnato su questo aspetto e noi con i sauditi dobbiamo dialogare e cooperare proprio in questa direzione.
D. Trump non ha ancora parlato con un leader di uno Stato europeo, ma ha ospitato e dialogato con capi di partiti Ue populisti e di estrema destra. Non è un messaggio negativo nei confronti del Vecchio continente?
R. Mi permetto di suggerire che non sappiamo esattamente con chi il presidente eletto Trump stia parlando in questi giorni convulsi della transizione. Ma non mi pare che questo sia un problema politico. Gli Stati Uniti continuano a condividere i valori con molti dei nostri alleati europei. Mi aspetto che l'amministrazione Trump sviluppi relazioni e un dialogo molto positivo con i leader mondiali.
D. Ha già dichiarato che i membri europei dell'Alleanza Atlantica devono fare qualcosa di più.
R.
Non è una novità. Ogni anno gli Stati Uniti dicono ai membri dell'Unione europea che non possono sostenere da soli i costi della Nato. Va avanti così da 20 anni. Gli Stati Uniti contribuiscono molto di più in termini di percentuale sul Pil. I Paesi europei hanno dei problemi a investire, perché hanno una spesa sociale altissima.
D. Foreign Policy dice anche che gli alleati asiatici si stanno preparando a fare da soli. Gli Stati Uniti proteggeranno Giappone e Corea del Sud?
R.
Gli Stati Uniti non si limitano a proteggere. Sono alleati del Giappone e della Corea del Sud. E sono pronti a fare la loro parte.
D. Cosa possiamo aspettarci per il futuro?
R. Credo che il mondo vedrà un'America di cui gli alleati si possono fidare. E probabilmente abbracceremo un futuro in cui, se la Russia limiterà le sue aggressioni periodiche, gli Stati Uniti non avranno bisogno di evitare la cooperazione con Mosca su alcuni dossier importanti.


Twitter @GioFaggionato

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