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Caos Campidoglio

IGNAZIO
16 Dicembre Dic 2016 1822 16 dicembre 2016

Caos Campidoglio, Marino: «Solo il metodo marziano può guarire Roma»

Marra? «Non lo conosco». Superare la partitocrazia? «Si può scegliendo le competenze». La classe dirigente? «Sia fuori da partiti e salotti». L'ex sindaco Marino sul terremoto che ha colpito Raggi.

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Raffaele Marra? «Non lo conosco personalmente». Ignazio Marino non ha nulla da aggiungere sull'arresto del capo del dipartimento del Personale che sta facendo tremare Virginia Raggi e la sua Giunta. Però ha ben chiaro quale sia il metodo per gestire e amministrare Roma. Quel «metodo marziano» che la sua Giunta, dice a Lettera43.it «introdusse in Campidoglio». E cioè selezionare «le figure chiave attraverso curriculum e colloqui». Lo stesso modus operandi che il Movimento 5 stelle ha sempre sbandierato ma che, riguardando questi sei mesi di amministrazione capitolina, ha utilizzato raramente.

«DISCONTINUITÀ? LA VIA È L'ECCELLENZA». Così come il sindaco Marziano venne tradito dalla maggioranza del suo partito, il Pd, con una firma dal notaio, allo stesso modo Raggi, che ha stravinto le elezioni presentandosi come il rinnovamento per motivi diversi ora rischia di fare la stessa fine. Tanto che un dubbio viene: a Roma è davvero possibile scardinare il sistema sclerotizzato di poteri e interessi che condizionano la politica? «La discontinuità», risponde Marino, ora professore di Chirurgia alla Thomas Jefferson University di Philadelphia, si può e si deve perseguire ma attraverso la ricerca dell'eccellenza».

Ignazio Marino. Nel riquadro, il suo libro Un marziano a Roma (Feltrinelli, 2016).

DOMANDA. Raggi e una buona parte del M5s si difendono liquidando Marra come «eredità delle vecchie amministrazioni» tra cui la sua. Cosa risponde?
RISPOSTA. Non conosco personalmente il dottor Marra e quindi non saprei che dire.

D. E come funzionava la sua amministrazione?
R. Durante la mia amministrazione, come ho descritto con esempi puntuali nel libro Un marziano a Roma, il metodo che utilizzai per la selezione delle figure a cui affidare il compito di far funzionare la città fu quello, allora tanto criticato, della selezione sulla base del curriculum e dei colloqui. Grazie a quel metodo, che non piaceva ai partiti politici, nelle scelte che spettavano al sindaco selezionai sempre professionisti eccelenti e mai persone che io conoscessi.

D. Anche nel caso delle partecipate, la "grande mangiatoia" di Roma?
R. Fu così che sostituì i vertici di Ama, azienda che gestisce 1 milione e 800 mila tonnellate di rifiuti ogni anno, o di Atac, l'azienda dei trasporti pubblici di Roma che, prima della mia elezione era stata piagata dalle assunzioni che portarono a processo e a condanna diverse persone per la vicenda definita "parentopoli".

D. Rimanendo alla gestione rifiuti, Raggi si è affidata a Paola Muraro rinunciando alla discontinuità annunciata e promessa. È possibile il cambiamento a Roma?
R. Continuo a ritenere che il modo migliore per migliorare l'amministrazione della Capitale sia quello di scegliere la classe dirigente con una selezione a cui possano partecipare tutte le persone preparate che ci sono in Italia e all'estero.

D. Lei ci riuscì?
R. Io feci così e invece di cercare nei salotti romani o nelle file dei partiti cercai con metodo scientifico e utilizzando anche società di cercatori di teste. Così feci per esempio per il nuovo amministratore dell'Auditorium Parco della Musica, un professionista di Madrid scelto tra oltre 100 candidati, molti dei quali internazionali e per l'Acea dove la presidente è una donna di straordinarie capacità con anni di attività nel mondo anglosassone.

Nelle scelte che spettavano al sindaco selezionai sempre professionisti eccelenti e mai persone che io conoscessi

D. Quindi la discontinuità è possibile...
R. La discontinuità secondo me si può e si deve perseguire ma attraverso la ricerca dell'eccellenza.

D. Un'impresa tutt'altro che semplice, però.
R. Roma è la Capitale di un Paese del G7, è una città con una storia vicina ai tremila anni. Roma ha le risorse culturali per cambiare. È un'impresa possibile però solo se si continua il metodo "marziano" che la mia giunta introdusse in Campidoglio.

D. Un metodo però che nel suo caso non è stato premiato, almeno dal Pd.
R. È un metodo che non piace alla partitocrazia perché non distribuisce poltrone a fedeli portaborse bensì seleziona i migliori che per essere tali devono agire con indipendenza e autonomia. Io per esempio ho indicato, quando era mio compito, i vertici delle aziende ma poi ho sempre affidato a essi la gestione. Non ho mai neanche lontanamente pensato di intromettermi nelle scelte aziendali del personale per ricercare consenso o clientele. Invece, questo è stato fatto spessissimo a Roma.

D. Dopo l'arresto di Marra, davanti al Campidoglio si sono dati appuntamento alcuni suoi sostenitori per chiedere le dimissioni di Virginia Raggi. Cosa ha provato nel vederli?
R. Ho provato riconoscenza e ammirazione per un gruppo di persone che esprimono il loro pensiero non alla ricerca di vantaggi personali come una carica ma per onestà intellettuale e passione civile. I membri del movimento Parte Civile - Marziani in movimento sono persone che hanno studiato ogni aspetto dell'amministrazione di Roma e sanno di cosa parlano.

D. Sono loro i "nuovi" indignati?
R. La loro indignazione e la loro preparazione mi ricordano la frase di Sant'Agostino che trascrissi nell'ultimo capitolo del mio libro: «La speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio. Sdegno per le cose come sono e coraggio per cambiarle».

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