Partito Democratico 130321205338
MAMBO 16 Dicembre Dic 2016 1026 16 dicembre 2016

M5s e Lega sanno quello che vogliono, il Pd no

Non si capisce che diavolo hanno in testa per il partito i candidati alla segreteria. Da Renzi a Emiliano, quanta confusione.

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L’elenco dei candidati alla segreteria del Pd, oltre Renzi, comincia a diventare impressionate. C’è da tempo Enrico Rossi, c’è Michele Emiliano, c’è Roberto Speranza, c’è Andrea Orlando, ci sarebbe Sergio Chiamparino. E forse altri scalpitano. Per il segretario uscente è la pacchia. I voti degli oppositori si disperderebbero attorno a tutti questi segretari in pectore e lui potrebbe assommare tutti gli altri. Da qui il primo posto per lui e forse anche una maggioranza qualificata.

LA MOLTIPLICAZIONE DELLE CANDIDATURE. La logica della moltiplicazione delle candidature corrisponde alla legittima ambizione dei pretendenti, ma anche alla necessità delle “correnti” di contarsi così da avere, nella trattativa elettorale, un numero certo di parlamentari sulla base della percentuale raggiunta. In questo modo i capicorrente e pochi intimi avrebbero la certezza della rielezione qualunque sia la voglia di vendetta di Renzi. Anzi in un patto con l'ex premier quel numero potrebbe essere accresciuto.

NESSUNO SA COSA NE SARÀ DEL PARTITO. Il limite di questa dispersione dei voti degli oppositori non sta solo nel fatto che favoriscono Renzi. Sta nel fatto che non si capisce che diavolo vogliono questi candidati, almeno alcuni. L’elettore delle primarie dovrà scegliere sulla base della telegenicità di chi pretende di contrapporsi all'attuale segretario Pd perché fino ad ora, tranne Enrico Rossi, nessuno ha detto, e temo dirà, che cosa ha intenzione di fare del partito. Non considero un'intenzione l’ovvio citare della lotta alle diseguaglianze. Picketty l’abbiamo letto tutti.

Nel disegno di Renzi, a parte “abbattere” i vecchi e gli ex comunisti, non c’è nulla

È che i candidati si misurano, in questa euforia dell’Ego e no, con il tema della trasformazione della società o da produrre o da assecondare-contrastare.
Renzi una proposta ce l’ha. Lui pensa che un gruppo di giovani progressisti deve impadronirsi delle leve del potere (la stanza dei bottoni), controllare i servizi segreti, fare un patto con alcuni poteri forti dell’economia, non tutti, e distribuire “mance” ai poveri.

IL BLAIRISMO IMBRUTTITO DI RENZI. Nel suo disegno, a parte “abbattere” i vecchi e gli ex comunisti, non c’è nulla di altro. Molto si danno da fare i suoi sostenitori per vestire tutto ciò di “riformismo”, ma l’Italia di Renzi, anche nell’ipotesi che gli riesca di farla diventare come a lui piace, sarebbe un’Italia in cui comandano gli spiriti animali della economia, mentre lo Stato, quello che controlla altri soggetti economici e la beneficienza verso i poveri, appartiene al gruppo politico dominante. Piaccia o no è un disegno. È un clintonismo o blairismo “imbruttito”, ma è una cosa.

EMILIANO SENZA UNA VERA LINEA. Non si è capito invece, ad esempio, che cosa voglia Michele Emiliano. Considero il governatore della Puglia una forza della natura. Un tempo si diceva: una risorsa, un uomo travolgente, simpaticissimo, capace di realizzare progetti difficili, ma che deve avere un partito con una visione larga alle spalle, e un segretario che lo guidi, in grado di fargli tenere la barra dritta sennò ce lo troviamo un giorno a destra uno a sinistra, un giorno ecologista un altro no.

L’elettorato rischia di trovarsi in un supermarket di candidati e di dover scegliere sulla base della etichetta e non della qualità

Gli altri candidati non sono prevedibili sul piano dei contenuti. Speranza è l’anima della sinistra tradizionale di questa compagnia. Ma la sua sinistra in questi anni non ci ha fatto capire per quale trasformazione lavora. Il suo dante causa, il rispettabile Bersani, è stato alfiere delle liberalizzazioni e oggi appare poco credibile come seguace della “statalista” Mazzuccato. Orlando deve giustificare i silenziosi anni a fianco di Renzi.

GRILLO E SALVINI HANNO IDEE PIÙ CHIARE. Insomma, l’elettorato rischia di trovarsi in un supermarket di candidati e di dover scegliere sulla base della etichetta e non della qualità del prodotto. Il danno per il Pd sarebbe evidente. In primo luogo perché con Renzi segretario il Pd morirebbe in senso tecnico. In secondo luogo perché l'ex premier, anche se ai suoi fan dispiace questo argomento, fa il pieno dell’antipatia fra gli elettori, terzo perché la sinistra resterebbe questa area indistinta mentre la destra, sia quella di Grillo sia quella di Salvini, hanno da fare agli italiani discorsi di contenuti, di identità, di futuro. Tutto orribile per chi gli si oppone, ma loro sanno quello che vogliono. La sinistra no.

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