Raggi Boschi
31 Dicembre Dic 2016 1800 31 dicembre 2016

Merkel, Raggi, Boschi, Cirinnà & co.: il pagellone del 2016

Angela la statista, Virginia e Maria Elena vittime del sessismo, la deputata delle unioni civili vincitrice anti bigotti. E poi Hamilton, l'autista polacco, La zanzara, Bersani, Lapo, Anita Raja e Titti Brunetta: diamo i voti.

  • ...

Mentre il Grande arbitro si prepara a fischiare la fine di questo anno travagliato bisestile, è tutto uno svolazzare di pagelle sulle figure più rappresentative e memorabili, nel bene o nel male, del 2016. Anche io ho compilato la mia personalissima classifica: sottintesi i troppo scontati papa Francesco, Bebe Vio, Donald Trump e Fabio Rovazzi (per i quali vi rimando a qualunque altro giornale), ho messo insieme una scaletta di 10 (anzi 11) nomi da amare, ricordare o sforzarsi di dimenticare.

Angela Merkel, una leader a cui nessuno è degno di allacciare le scarpe

Se nessuno si azzarda a dire che «cancelliera» non suona bene è merito dell'unica vera Grande della politica europea, stella fissa in mezzo a ondivaghi asteroidi in rotta di collisione con una realtà che non sono in grado di capire né di gestire: Angela Merkel. La sua voce addolorata ma composta che nelle ore terribili dopo la strage di Berlino ribadiva l'impegno per l'integrazione e l'accoglienza è stata un balsamo per tante anime impaurite e sconvolte, non solo in Germania. I tedeschi la chiamano «mammina», i Paesi del Sud Europa la vedono più come matrigna, ma in questo momento nel Vecchio Continente non è ancora nato il leader degno di legarle le scarpe.

Angela Merkel in chiesa per commemorare le vittime dell'attentato di Berlino.

Monica Cirinnà: la vincitrice dell'anno alla faccia dei bigotti

L'unica politica italiana che nel 2016 ha portato a casa una vittoria per il suo Paese è Monica Cirinnà, senatrice del Partito democratico promotrice del disegno di legge sulle unioni civili che, pur con tagli e modifiche, è finalmente stato approvato, alla faccia di bigotti, omofobi e dayfamilisti che se la sono legata al dito. Snella, tenace, idealista, pragmatica e - dote rarissima in Italia - sempre ottimista e di buon umore, Cirinnà è l'esatto opposto umano di gente come Mario Adinolfi. Ci vorrebbe una legge ad personam sulla clonazione solo per moltiplicare le Cirinnà e distribuirle in tutti i partiti.

Monica Cirinnà.

Hamilton: un fondatore degli Usa diventato inno della gioventù multietnica

Non Lewis il pilota, ma Alexander Hamilton, uno dei fondatori degli Stati Uniti, la cui vita è diventata il musical più innovativo e premiato del secolo: Pulitzer per la drammaturgia, un Grammy e 11 Tony Awards. Musica e libretto di Lin-Manuel Miranda, geniale rapper e musicista americano di origine portoricana (sue anche le canzoni di Oceania): un figlio di immigrati che racconta all'America le sue radici, ma col linguaggio dei ghetti. «Io sono come il mio Paese/giovane, combattivo e affamato», canta il protagonista, «e non mi lascerò sfuggire la mia occasione». L'inno della gioventù multietnica sulle due sponde dell'Atlantico, alla faccia di Donald Trump, di Farage e di Salvini.

  • Il video sul musical ''Hamilton''.

Lukasz Urban, l'eroe normale che lottava tutte le ore

Eroe per poche ore, Lukasz Urban è il povero autista polacco del Tir dirottato da Anis Hamri e lanciato sul mercatino di Natale di Berlino. No, non si è attaccato al volante per sventare la manovra omicida del tunisino, atto sublime che gli avrebbe guadagnato alla memoria un'onorificenza in Polonia e medaglia al valore chiesta con una petizione firmata da 27 mila tedeschi. I rilievi hanno evidenziato che al momento della strage Lukasz era privo di sensi e non ha potuto intervenire. Non eroe-martire, ma «solo» una vittima, un onesto camionista che teneva duro per tornare in tempo dalla famiglia a festeggiare il Natale. E questo ne fa il vero eroe del nostro tempo, come il Luigi delle Bicocche di Caparezza: «Sono un eroe perché lotto tutte le ore, sono un eroe perché combatto per la pensione».

Lukasz Urban, l'autista polacco ucciso nell'attentato di Berlino.

Raggi-Boschi: i bersagli preferiti dell'opinione pubblica sessista

Perché accorpiamo in un'unica voce la sindaca di Roma e il neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio? Perché in fondo Virginia Raggi e Maria Elena Boschi, agli antipodi in politica, sono due versioni, una bruna e l'altra bionda, di uno stesso personaggio: la giovane politica moderna arrembante, un po' fata un po' strega, fotografatissima per il suo bell'aspetto e criticata dagli stessi media che pubblicano le sue foto come "acchiappa-clic", quando scarseggiano quelle dei gattini. Una "prima della classe" dalla voce compunta, sempre protetta da un preside (maschio) che la manovra spregiudicatamente e cui lei non sa dire no; una sgobbona che nei momenti decisivi inciampa e cui l'opinione pubblica, tendenzialmente sessista, non perdona nulla.

Virginia Raggi e Maria Elena Boschi.

La zanzara: la trasmissione radiofonica socialmente utilissima

La si ama o la si odia, ma è sempre "veramente al top". La trasmissione preserale di Radio 24 La zanzara, come sostiene il conduttore Giuseppe Cruciani, svolge una funzione socialmente utilissima: accoglie i peggio sfoghi di razzisti, omofobi, coprofili, nazivegani e nazi-e-basta, in un contesto leggero e sfottente, depotenziandoli e disinnescandoli proprio mentre sembra sdoganarli. Altra funzione de La zanzara, meritoria e direi educativa in un Paese oscurantista, è parlare senza tabù e sentimentalismi di tutte le forme di sessualità, su una rete "perbene" e a un orario in cui alla radio trasmette canzoni, ricette di cucina e notiziari deprimenti. Il tutto accompagnato dai classici del rock duro che ormai si sentono solo lì.

David Parenzo e Giuseppe Cruciani de "La zanzara".

Bersani: l'imitatore dell'imitazione crozziana che passerà alla storia per quel "No"

La colpa è tutta di Maurizio Crozza e di quella imitazione che ha trasformato Pier Luigi Bersani, un tipico politico della sinistra emiliana, serio, bravo amministratore e senza troppi grilli in testa, in un personaggio dalla bonomia carismatica, con l'accento padano di Guccini, la pelata di Maurizio Ferrini e le metafore pittoresche di Trapattoni. Il narcisismo senile ha fatto il resto e Bersani ha iniziato a imitare l'imitazione crozziana. E quando Crozza si è messo a imitare Renzi più spesso di lui, per gelosia Bersani è diventato anti-renziano. Così, anziché essere ricordato come il ministro delle "lenzuolate" ai tempi del governo Prodi, liberalizzazioni talmente spinte che Renzi se le sogna, passerà alla storia come il complice di Salvini e Grillo nella vittoria del "No" e dell'Italia allergica al cambiamento.

Pier Luigi Bersani.

Lapo Elkann: il grande ritorno del dandy debosciato

Grazie a Lapo Elkann per aver riportato in auge in questi tempi plumbei e schizzati una figura da tempo caduta nel dimenticatoio: lo scapestrato di buona famiglia, il giovin signore che si caccia regolarmente nei guai, il dandy debosciato che riempie le cronache con le sue scandalose e costosissime marachelle. A ben vedere, il giovane Agnelli è una versione hard e aggiornata dell'immortale Bertie Wooster dei romanzi di P. G. Wodehouse; bisognerebbe mettergli accanto una versione hard e aggiornata del maggiordomo Jeeves, capace di togliere sempre dai guai il padroncino con astuzia ed eleganza per poi rientrare nell'ombra. Purtroppo oggi un tipo così sarebbe sprecato come domestico; infatti l'unico uomo corrispondente a quel profilo è il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.

Lapo Elkann.

Anita Raja, la Elena Ferrante spogliata a forza in pubblico: scusaci

Sembra quello il nome d'arte, non Elena Ferrante, lo pseudonimo con cui ha firmato la fortunatissima tetralogia dell'Amica geniale. In effetti «Anita Raja» fa più pensare a un'esotica saga familiare nella buona società di Delhi o Bombay che alla storia di un'amicizia nei bassi di Napoli fra botti, guappi e sfogliatelle. Chi inserire fra i personaggi 2016, l'autrice-ombra o quella vera? Oppure Claudio Gatti, il cronista de l'Espresso che poteva impiegare le sue doti di segugio in cause migliori che non per profanare un mistero delicato e in fondo innocuo come la vera identità di Elena Ferrante? Se venire spogliate a forza in pubblico è un atto di violenza sessuale, Anita Raja è stata vittima di qualcosa di molto simile, e per questo, ricordo il suo nome qui anche solo per chiederle scusa a nome della mia categoria.

Uno dei libri di Elena Ferrante.

Beatrice Di Maio: ci tocca difendere la moglie di Brunetta sputa-veleno sui social

In questi caso, più che un nickname, abbiamo una scatola cinese che racchiude un altro pseudonimo, Titti Brunetta, il quale a sua volta racchiude, ripiegato a fisarmonica, il nome completo, Tommasa Giovannoni Ottaviani coniugata Brunetta. Un'avvenente arredatrice con un evidente disturbo della personalità (anzi, due: ha sposato Renato Brunetta), che nel tempo libero, anziché giocare a burraco o farsi il ritocco allo smalto semi permanente, fa la troll anti-Pd su Twitter. Lei l'ha chiamata «satira», anche se i suoi tweet stanno alla satira come le canzoni di Bello Figo (peraltro strepitose) stanno al blues di Billie Holiday. Eppure ci tocca difenderla, Beatrice Di Maio-Titti, perché soffocare quelle come lei è molto più dannoso che lasciarle libere di sputacchiare il loro velenuzzo sui social.

Renato Brunetta con la moglie Titti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso